Il grande gelo dell´economia: a ottobre industria in picchiata

14/12/2004

    martedì 14 dicembre 2004

    Pagina 2 – Economia

    Il grande gelo dell´economia
    a ottobre industria in picchiata
    Produzione -5,6%. In declino il made in Italy

      Dai dati diffusi dall´Istat emerge la profonda crisi di settori come auto, abbigliamento e mobili
      Preoccupati Ulivo e sindacati "La situazione sta precipitando il governo deve intervenire"

        LUISA GRION

          ROMA – L´industria è in crisi netta: in un anno la produzione è crollata del 5,6 per cento. E a farne le spese sono stati soprattutto i più classici settori del "made in Italy": dalle calzature alle automobili. Le cifre – fornite dall´Istat – sono riferite al mese di ottobre. Per trovare dati peggiori bisogna risalire al maggio del 2003, quando il tonfo fu del 7 per cento.

          Che caro petrolio ed euro forte abbiano avuto il loro peso nel determinare la scivolata è opinione diffusa, ma gli analisti ammettono che non si aspettavano un risultato del genere e per sindacati e opposizione, dietro i dati Istat c´è l´incubo di quel «declino industriale» non ancora affrontato dal governo.

          Ora , va detto, rispetto allo stesso mese dello scorso anno ci sono state due giornate lavorative in meno, e quindi l´indice corretto da questa differenza contiene il calo allo 0,5 per cento. Ma la tendenza alla caduta resta anche se misurata sul mese precedente (meno 0,2 per cento), e settore per settore i numeri parlano chiaro: automobili in testa dove ottobre mette a segno un meno 20 per cento sull´anno precedente. Per le calzature la caduta è dell´11 per cento, per l´abbigliamento del 5,6; i mobili contengono i danni al meno 4,6 per cento.

          Va meglio per i prodotti del legno e per il settore della carta e dell´editoria, (in aumento del 2,6 e del 2,5 per cento). E anche l´energia risulta in controtendenza: se non altro perché – in base ai dati forniti dal Gestore della rete – il consumo elettrico a novembre, risultava in aumento sullo stesso mese dell´anno scorso del 3,3 per cento. Letta assieme al maggior clima di fiducia registrato nelle piccole imprese – Nomisma e Crif segnalano un «ottimismo» in crescita del 2,7 per cento – si potrebbe pensare ad una imminente uscita dal tunnel. E così? Gli analisti dell´Isae frenano: a novembre – commentano – la produzione industriale segnerà un rimbalzo positivo, ma dicembre e gennaio saranno di nuovo negativi.

          Il quadro nel suo complesso non convince nemmeno opposizione e sindacato. Secondo i Ds – la situazione è da «allarme Italia». «I numeri – commenta il responsabile economico Pier Luigi Bersani – sono inequivocabilmente negativi. La produzione industriale è di 3 punti sotto a quella del 2000, la tendenza di recessione-stagnazione dell´industria si conferma. Questo dato di fondo non può essere corretto da questa o quella oscillazione mensile; negli ultimi mesi infatti ci siamo già mangiati la ripresina cominciata a fine 2003. E´ impressionante che il governo non abbia ancora pronunciato una sola parola di consapevolezza sulla più lunga crisi industriale del dopoguerra. Se il problema continua ad essere totalmente ignorato, non vedo quale soluzione possa venire». Fronte compatto anche nel sindacato: per Marigia Maulucci, segretario confederale Cgil, «l´economia non riesce a decollare per la totale assenza di politiche pubbliche a sostegno della crescita, l´anno che verrà sarà di nuovo segnato dal blocco dello sviluppo e dei consumi». Raffaele Bonanni della Cisl fa notare: «Sono mesi e mesi che chiediamo di fare dell´innovazione, della ricerca e della fiscalità di vantaggio i punti di sostegno per il rilancio della nostra produzione industriale, ma il governo pensa ad altro». Secco giudizio da Angeletti, leader della Uil: «Non siamo ancora in grado di competere: questo è il problema di cui dovrebbero occuparsi governo e Confindustria». D´accordo anche l´ Ugl: «Brutto segnale, servono politiche di settore ».