Il grande business dei falsi

07/07/2003

 

lunedì 7 luglio 2003 
Pagina 13 – Economia
 
 
Il grande business dei falsi
Italia paradiso dei "pirati"
          Leader per consumi in Europa, Roma è sulla lista degli osservati speciali degli Usa
          Il fatturato mondiale della contraffazione è pari alla metà del nostro Pil

          FABIO BOGO

          ROMA – Nel suo insieme è una potenza economica tale che potrebbe tranquillamente sedersi al tavolo dei maggiori paesi industrializzati. L´industria della contraffazione fattura 600 miliardi di dollari l´anno, quasi la metà del Pil italiano ed il 70% di quello del Canada, nazioni che fanno parte del G7. Rappresenta il 7% del commercio globale, e – mentre il mondo affronta i morsi della recessione – negli ultimi 10 anni ha avuto un tasso di crescita del 1600%, provocando però la perdita di 200 mila posti di lavoro regolari. Cd musicali, videocassette, software per computer, orologi, camicie griffate, scarpe da jogging, portafogli e borse realizzati da abili artigiani o da vere e proprie aziende specializzate nelle imitazioni invadono i mercati. Ci si può vestire con finti marchi da capo a piedi. Il fenomeno non si arresta, si moltiplicano gli allarmi.
          L´ultimo arriva dalla Camera di commercio americana in Italia, ed è un pesante atto di accusa contro il nostro paese. Terza nel mondo come produttore di falsi, prima in Europa per consumo, l´Italia è il terreno ideale per la pirateria: è forte la predisposizione all´acquisto di beni contraffatti da parte dei consumatori, è debole il potere di dissuasione della legge, a causa dei tempi biblici della giustizia civile e penale. Così il fenomeno dilaga. Le aziende vittime della pirateria perdono tra i 4 e i 6 miliardi di euro di fatturato, lo Stato "brucia" 1,5 miliardi di mancati incassi Iva. La società di consulenza Kpmg ha tracciato una mappa aggiornata, che giunge a conclusioni sconfortanti: la contraffazione "non è avvertita come un reato socialmente o economicamente dannoso", ed i rischi per i produttori illegali sono bassi. Insomma, poche speranze di arginare il fenomeno. Ecco cifre e caratteristiche del grande business delle "patacche".
          AUDIOVISIVI. Il mercato di Cd e Dvd è enorme, i "pirati" sono le grandi organizazioni criminali o anche il piccolo negoziante che copia i film a noleggio e li piazza ai clienti. Il canale maggiore è internet: Kpmg calcola che quotidianamente il numero di film scambiati si aggiri tra le 400mila e le 600mila unità. Va forte anche la pirateria satellitare: nel 2001 risultavano contraffatte 3,5 milioni di smart card, i principali indiziati sono i negozi autorizzati

          MUSICA. Lo scorso anno sono stati masterizzati illegalmente 12 milioni di cd. Oltre 11 milioni di italiani nel possiedono almeno uno, 4,7 milioni ne acquistano regolarmente, al prezzo medio di 6 euro, a fronte di un costo di produzione di 0,5 euro. Un cd su quattro in circolazione non è originale.
          LIBRI. Con le fotocopie a basso costo si evita la libreria o l´edicola. Il danno per le aziende è calcolato in 106 milioni di euro, lo Stato perde 60 milioni di Iva.
          SOFTWARE. Il mercato italiano vale 1,16 miliardi di euro, il tasso di pirateria è del 45%. Solo tra i videogiochi la contraffazione arriva al 74% su un totale di 12,5 milioni di pezzi venduti al´anno.
          MODA. Il fatturato delle griffe si aggira vicino ai 54 miliardi di euro, quello dei falsi sfiora i 3 miliardi. Tra le marche più colpite le case sportive: il 31% delle patacche sono finte Adidas, segue la Nike con un tasso di contraffazione del 28%.
          OROLOGI. Ne circolano 40 milioni di esemplari finti, per un giro d´affari di un miliardo di dollari. Il prediletto dai falsari è il Rolex (41% del mercato illegale), seguito da Calvin Klein (11%) e Breitling (4%).
          GIOCATTOLI. Nei primi 4 mesi del 2003 sono stati sequestrati oltre 12 milioni di pezzi contraffatti, costano il 70% in meno degli originali. Le aziende più colpite sono la Disney, Mattel, Warner Bros.
          Con questi numeri , non stupisce che gli Usa abbiano messo l´Italia al top fra i "paesi canaglia" sul fronte commerciale, guidato dall´ Ucraina e dalla Cina. Washington ribadisce che "l´Italia continua ad avere uno dei più alti tassi di pirateria tra i paesi occidentali, diffuso in tutti i settori", stigmatizza l´elusione dei brevetti software e mette sotto accusa anche il governo. I rapporti bilaterali saranno anche buoni, ma di fatto l´Italia è finita nella poco onorevole "Watchlist". E ora rischia sanzioni.