Il governo vuole indietro i soldi dei cassintegrati

20/10/2003



  Economia e lavoro




18.10.2003
Il governo vuole indietro i soldi dei cassintegrati
di 
Giampiero Rossi

MILANO Man mano che si studiano al microscopio i provvedimenti contenuti nella legge finanziaria emergono nuovi aspetti inquietanti:
e una di queste riguarda i cassintegrati, a loro volta candidati al ruolo di agnelli sacrificali sull’altare dei conti che non tornano a Tremonti
e soci. «Siamo ormai in presenza di un governo che, pur di raschiare il fondo del barile, si comporta come un vero e proprio borseggiatore
da quattro soldi», commenta Giuseppe Casadio, segretario confederale della Cgil, dopo aver esaminato l’articolo 44 del “decretone” che contiene disposizioni varie in materia previdenziale.
Ma perché il dirigente sindacale usa parole tanto dure? «Perché con l’articolo 44 il governo punta a rastrellare 900 milioni di euro, richiedendoli indietro a centinaia di migliaia di cassa integrati che negli ultimi dieci anni hanno già pagato sulla loro pelle la crisi di migliaia di imprese – spiega Casadio – infatti la lettura combinata dell’articolo 44 comma 6 e della nota tecnica di bilancio allegata alla finanziaria
offre un quadro inequivocabile sugli effetti pratici: le mensilità e i trattamenti aggiuntivi, rispetto alle 12 mensilità che la nuova norma rende onnicomprensive, spariscono tanto per i nuovi cassaintegrati che per i vecchi. E questo è intollerabile».
Dunque i lavoratori che hanno avuto la sventura di finire in cassa integrazione si devono preparare a una seconda stangata. E questo,
ovviamente, dal sindacato non può essere digerito: «Al di là della possibile incostituzionalità di una norma di fatto retroattiva, quel che
è vergognoso – continua Giuseppe Casadio – è infatti che di fronte all’incapacità di potenziare gli ammortizzatori sociali nel nostro paese, di fronte alle tanto sbandierate promesse fatte ogni anno di destinare risorse per riformare gli ammortizzatori, di fronte a una delle peggiori
leggi mai emanate in europa, come la legge 30, in tema di mercato del lavoro che rende ancor più precario il lavoro per milioni di persone,
questo governo non solo non fa nulla e non mette un euro in più per garantire un reale diritto al reddito e alla protezione sociale, soprattutto in un momento di crisi economica e industriale come quello che stiamo attraversando, ma anzi si scatena con nuovi e pesantissimi tagli su quello che c’è».
Insomma, un quadro desolante e irritante: «Stiamo di fronte all’ennesimo grave attacco ai diritti del mondo del lavoro, dopo quanto è successo negli ultimi anni e dopo la già vergognosa proposta di riforma delle pensioni – conclude Casadio – lo sciopero generale del 24 ottobre diviene allora sempre più un appuntamento fondamentale per contrastare le politiche di questo governo».