Il governo vuol cambiare subito i contratti

07/06/2005
    martedì 7 giugno 2005

    Pagina 12 – Economia

    Il governo vuol cambiare subito i contratti
    Letta ai sindacati: rivedere l’accordo del ’93. Pezzotta: ne parliamo dopo il congresso Cisl

      di Laura Matteucci / Milano

        RINCORSA La rincorsa agli industriali da parte del governo continua. In perfetta linea con quanto più volte auspicato da Confindustria, il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta ha inviato una lettera a sindacati e associazioni imprenditoriali definendo «improcrastinabile» «la necessità di rivedere il protocollo del ‘93», nel settore pubblico come in quello privato. Il governo, insomma, intende avviare quanto prima un tavolo di confronto sul nuovo modello contrattuale. «Una revisione – recita la lettera – che renda le relazioni industriali in grado di rispondere alle esigenze di produttività, competitività e qualità delle imprese», correlando i salari «alla produttività e alla sua efficiente distribuzione».

          Queste le ragioni che spingono il governo, oltre alla «disponibilità manifestata nella trattativa del pubblico impiego da parte di molte organizzazioni dei lavoratori» (leggi: Cisl). Ma anche la Cisl, insieme a Cgil e Uil, tira il freno: c’è la volontà di definire una posizione unitaria e, dal 5 all’8 luglio, è in programma il Congresso nazionale Cisl. Fino ad allora, dice Savino Pezzotta, non se ne parla neppure. E per la Cgil «il governo deve rispondere su altre priorità», commenta il segretario confederale Carla Cantone.

            Il leader degli industriali, Luca di Montezemolo, apprezza la rincorsa del governo, così come l’impegno sull’Irap. Ma nemmeno più di tanto, anche perchè «certe decisioni sarebbe stato meglio prenderle a inizio legislatura».

              E torna, dall’assemblea degli industriali di Varese e dall’Assolombarda di Milano, a lanciare un appello per il rilancio del paese. «È finito il momento della diagnosi. Sono necessarie terapie urgenti, serie, condivise e rigide», dice. Le critiche vanno soprattutto al governo e ai politici, che fanno vivere il paese in un continuo «assillo elettorale», e che «non hanno dato grandi esempi» sul come uscire dalle difficoltà, «basta vedere le vicende per la presidenza e il cda Rai». Le affermazioni sull’Europa «lasciano esterrefatti», prosegue Montezemolo. «Se fosse ancora vivo Sergio Leone farebbe un film dal titolo “Per qualche voto in più”».

                Un’altra bordata confindustriale, insomma, per il governo Berlusconi. E un’altra ricetta per uscire dalla crisi. Montezemolo indica cinque priorità bipartisan: concorrenza, formazione, semplificazione burocratica per attirare gli investimenti esteri, infrastrutture, ricerca e innovazione. Con l’aggiunta della «lotta all’evasione e al sommerso».

                  E lancia l’altolà all’intero gruppo di immobiliaristi emergenti in ogni operazione finanziaria di rilievo, quella per il controllo di Rcs compresa: la crescita – dice – non è nei capitali di speculazione, «che non sappiamo da dove vengono, che fine fanno e certamente non vanno al lavoro, alla produzione e alla crescita». Per chiarire: «Non è stare al telefono a parlare di titoli di Borsa o a comperare quattro appartamenti in un mese».

                    Poi, i suoi cavalli di battaglia. Basta con le polemiche politiche, «è necessaria una politica di squadra indipendentemente dal partito politico». Squadra anche a livello europeo. «Sull’Europa – dice – non ci possiamo permettere di tornare indietro. Paradossalmente il no della Francia alla costituzione può non significare il rallentamento di un processo straordinario che ha salvato l’Italia dal diventare un paese sudamericano».