Il governo vara il part time misto

26/02/2001

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24 Febbraio 200124 feb. 2001

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Il governo vara
il part time misto
aziende scontente

la riforma

RICCARDO DE GENNARO


roma — Scontenti industriali e Cisl, soddisfatta la Cgil. Il consiglio dei ministri ha varato ieri il decreto che rende più flessibile il part time, demandando alla contrattazione collettiva la definizione di tetti percentuali, modalità d’utilizzo e casistica per il ricorso a questo tipo di contratti. Il provvedimento prevede, in primo luogo, la possibilità di combinare part time orizzontale (tempo parziale per tutti i giorni della settimana) e quello verticale (tempo pieno ma settimane o mesi lavorativi «corti» o «cortissimi»).
Non è più vietato poi fare lavorare il dipendente part time oltre l’orario di lavoro se il lavoratore è consenziente. Le imprese, poi, possono modificare i turni del lavoratore a seconda delle esigenze produttive con un preavviso di sole 48 ore a fronte dei 30 giorni previsti in precedenza. Il decreto conferma poi la volontarietà del part time e il principio secondo il quale chi lavora part time gode degli stessi diritti del collega che fa il tempo pieno.
Le imprese e la Cisl esprimono insoddisfazione. «Il part time, anche dopo le modifiche odierne — dice la Confindustria — rischia di essere poco efficace rispetto all’obiettivo della creazione di nuova occupazione». Gli industriali riconoscono tuttavia «le timide aperture» sul part time misto. Insoddisfatta anche la Confapi (piccole imprese). Ribatte il ministro per le politiche comunitarie, Gianni Mattioli: «Più di così non si poteva fare, saremmo entrati in rotta di collisione con la direttiva europea che pone paletti molto stringenti».
Per Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl, «non è affatto vero che non si poteva fare di più: questo provvedimento è ancora troppo rigido e non favorirà la diffusione di questo strumento». Il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, si rammarica che non sia stata possibile un’intesa tra le parti sociali. A questo proposito, la Cgil soddisfatta del decreto sostiene che la responsabilità è della Confindustria. La partita, comunque, è chiusa. Lunedì si riapre quella sui contratti a termine, che considerate le premesse e trattandosi di un nuovo braccio di ferro sulla flessibilità del lavoro potrebbe riservare il medesimo copione.