Il Governo: «Trattativa a tutto campo»

27/02/2002





Proposta una tregua di due mesi – La Cgil formalizza la mobilitazione generale per il 5 aprile – Primo bando per gli spot sulle deleghe
Il Governo: «Trattativa a tutto campo»
Tronchetti: l’Esecutivo ha la stabilità politica per rimuovere i vincoli
ROMA – Quello di ieri è stato anche meno di un fischio di inizio. I tavoli di trattativa si sono ufficialmente aperti ma alcune sedie sono rimaste vuote e, soprattutto l’agenda, è ancora tutta da scrivere. Se ne riparla dopo il congresso Uil, probabilmente il 13 o il 14 marzo quando sindacati e associazioni datoriali saranno "ospiti" degli industriali, nella sede di Viale dell’Astronomia, per dare il vero via al negoziato. Sia sul Governo che su Cisl e Uil incombe lo sciopero generale della Cgil, proclamato e confermato ieri con una lettera ufficiale a tutte le strutture territoriali per il 5 aprile mentre il 23 marzo ci sarà una manifestazione a Roma. Due date ravvicinate, quasi a incalzare un negoziato in cui si parlerà anche di articolo 18, come ha confermato anche ieri il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Si parlerà di tutto, è chiaro poi che ciascuna parte cercherà di convincere l’altra delle sue buone ragioni e non è detto che la soluzione sia il testo attuale». Nel presentare il negoziato, Sacconi ha anche ricordato a sindacati e imprese che su temi, come gli ammortizzatori sociali, non ci sarà un recepimento automatico di un eventuale avviso comune, soprattutto se saranno previsti oneri finanziari per lo Stato. Ma quello che preoccupa il Governo non sono tanto le manifestazioni proclamate dalla confederazione di Sergio Cofferati, che non partecipa al negoziato sulla delega-lavoro, quanto le proteste organizzate dagli altri due sindacati che invece saranno al tavolo. Il 9 marzo la Cisl, il 16 marzo la Uil, hanno infatti organizzato due iniziative (separate) per sensibilizzare i lavoratori e cittadini contro le nuove misure decise sui licenziamenti. «Noi pensiamo che questo genere di trattativa – ha detto Sacconi – debba svolgersi nel silenzio sia del Governo che delle parti». Serve una tregua, dunque, per dare al negoziato una vera chance di andare avanti, senza che ci siano "verifiche" in piazza. «Chi vuole fare un accordo – ha aggiunto Sacconi – parla il meno possibile evitando di dichiarare o manifestare su cose oggetto del negoziato». L’invito, però, non sembra interessare il leader della Cisl, Savino Pezzotta che anche ieri ha ricordato al Governo l’efficacia delle precedenti proteste. «Erano convinti – ha detto Pezzotta – di poter andare avanti da soli e invece gli scioperi articolati gli hanno fatto cambiare idea aprendo una trattativa a tutto campo. Andare al negoziato è il mio mestiere ma non abbiamo cancellato da nostro dizionario lo sciopero generale». Un’arma finale che verrà usata dalla Cisl se resteranno le modifiche all’articolo 18, ma anche la Uil è dello stesso avviso (vedi articolo accanto). Le imprese, però, continuano a chiedere le riforme. «È la prima volta dal dopoguerra – ha dichiarato Marco Tronchetti Provera, vicepresidente di Confindustria – che il Paese può fare riforme importanti approfittando della voglia di fare degli italiani. Ci sono molti vincoli ma ho fiducia che il Governo possa rimuoverli perchè ha un grado di instabilità minore rispetto al passato. Ha un programma coerente con la modernizzazione del Paese, ci sono le premesse per la crescita». In quest’ottica, il negoziato partito solo formalmente ieri, acquista un ruolo decisivo. «È una trattativa non facile – ammette Guidalberto Guidi, consigliere incaricato di Confindustria per le relazioni industriali – ma sono ottimista anche perché quando si comincerà a discutere nel concreto si vedrà che le nuove misure sull’articolo 18 sono solo un modesto adeguamento a quello che accade negli altri Paesi europei». Ma per alcuni – come il presidente degli industriali marchigiani, Adolfo Guzzini – il dibattito sullo Statuto dei lavoratori risente «di una tipica realtà italiana, intrisa di cattocomunismo». «L’articolo 18 – ha aggiunto – andava completamente annullato, la Confindustria doveva essere esplicita. Non sono l’unico a pensarla così». Intanto ieri se il tavolo sulla delega-lavoro ha avuto solo un avvio formale (non era presente la Uil che la prossima settimana ha il congresso), il negoziato sul recepimento delle direttiva Ue sullo Statuto della società europea ha posto già dei primi quesiti. «Abbiamo chiesto al Governo – ha spiegato Walter Cerfeda della Cgil – qual è la sua opinione in merito alla scelta di Spagna e Gran Bretagna di ottenere la deroga delle norme della direttiva che riguardano diritti di partecipazione più spinti. C’è un problema di dumping legislativo che si porrà a livello Ue». Alle prime battute la campagna per informare sulle iniziative a favore dell’occupazione. Il Dipartimento per l’Editoria ha pubblicato ieri sui giornali e su Internet un avviso di gara realizzare degli spot sulle recenti leggi per accrescere il tasso di occupazione. Non si parlerà di articolo 18, anche perchè le domande di partecipazione alla gara dovranno essere presentate il prossimo 6 marzo (importo massimo 155mila euro). Intanto alla Camera il relatore della delega-pensioni ha proposto il congelamento del provvedimento per favorire il dialogo tra le parti.
Lina Palmerini

Mercoledí 27 Febbraio 2002