Il governo torna all’attacco del Tfr

28/06/2005
    martedì 28 giugno 2005

    economia – Pagina 12

      Il governo torna all’attacco del Tfr

        La Cgil: liquidazioni taglieggiate, non escluso il ricorso alla Corte Costituzionale

          di Felicia Masocco/ Roma

            LA BOZZA L’ultimo testo del governo sulla riforma del Tfr prevede alcune novità rispetto ai testi che vanno e vengono da mesi, ma l’impianto resta confermato in tutta la sua negatività. Resta soprattutto il rischio che la liquidazione del lavoro di una vita finisca nella giungla delle polizze assicurative che hanno costi altissimi. I costi di gestione di un fondo negoziale sono infatti pari allo 0,8% del contributo annuo mentre i costi di una polizza arrivano al 7%. Non solo. Le polizze in genere si trattengono il primo anno, così, se il lavoratore dovesse ripensarci, tornare indietro sarebbe per lui assolutamente sconveniente. Vista in prospettiva è una privatizzazione strisciante del sistema previdenziale. Nell’immediato è quello che il responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula definisce «taglieggiamento del Tfr».

              Un inganno nascosto tra le pieghe di un testo che dovrebbe essere presentato venerdì in consiglio dei ministri da Maroni. Le parti sociali, sindacati e imprese, non ne sanno però nulla. Nessun documento, né ufficiale né ufficioso è stato loro consegnato. Eppure quello che circola è dettagliatissimo. Nel complesso si danno per scontati aspetti che sono invece tutti da giocare. A cominciare dal nodo della vigilanza. Tutti i poteri di controllo sui fondi vengono riassegnati alla Covip dopo che il decreto sul risparmio passato alla Camera glieli aveva tolti. A restituirglieli dovrebbe essere il Senato quando (quando?) approverà il provvedimento sul risparmio. Questo nodo resta stretto ed è collegato al «taglieggiamento» denunciato dalla Cgil. La bozza del governo dice infatti che le polizze assicurative cui il lavoratore può destinare il Tfr devono avere dei «contratti» regolati in base alle direttive della Covip. Altro capitolo discutibile è quello delle agevolazioni fiscali. Il governo ha previsto che le prestazioni previdenziali integrative subiscano una tassazione del 15% che calerà dello 0,30% per ogni anno di versamento superiore al quindicesimo, fino ad arrivare al 9%. In questo modo si fa differenza tra le varie forme di reddito. Le pensioni obbligatorie vengono infatti tassate secondo le aliquote Irpef e lo stesso avviene per i salari. «Questo non è costituzionale», dichiara Lapadula che non esclude un ricorso alla Consulta.

                Tra le altre norme, peraltro già note, c’è la data in cui scatterà il silenzio-assenso: a partire dal primo gennaio prossimo il lavoratore avrà sei mesi di tempo per decidere se destinare la propria liquidazione a un fondo-pensione, o a una polizza. Se non scegli, sarà il datore di lavoro a destinare il Tfr al fondo-pensione collettivo previsto dagli accordi o contratti collettivi a meno che non sia intervenuto un accordo aziendale che dispone diversamente. Ultima spiaggia è il trasferimento al fondo Inps. Ci sono anche le deduzioni per le imprese penalizzate dalla rinuncia alla «liquidità» rappresentata dal Tfr. Un testo complesso, ma del tutto ufficioso, che continua ad escludere dai fondi pensione i dipendenti pubblici, come ha specificato lo stesso Maroni.

                  «Noi non lo abbiamo ancora avuto – afferma infuriata la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini -. Vogliamo averlo per poterne discutere, come era stato promesso dal governo». «Certo – aggiunge – se si confermassero le indiscrezioni, si tratterebbe di una previdenza integrativa snaturata e, per noi, inagibile». Per il numero due della Uil, Adriano Musi, «sarebbe un fallimento».