Il governo tenta il grande ricatto

03/07/2002

  Sindacale




03.07.2002
Il governo tenta il grande ricatto

di 
Felicia Masocco


 Il governo vuole il «grande patto» e lo vuole subito. E ancora prima di di sciorinare a imprese e sindacati riuniti martedì sera a Palazzo Chigi le cifre del Dpef, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ha chiesto una sorta di «sì» a scatola chiusa, un «sì» a prescindere da quanto scritto nero su bianco nel documento di programmazione economica e finanziaria.
Un tavolo unico (al posto dei quattro decisi in precedenza) per affrontare tutte le questioni sul tappeto, lavoro, fisco, sommerso e Mezzogiorno una trattativa non-stop a partire da stamattina e per due giorni in modo da chiudere entro domani quando il governo si riunirà per varare il Dpef. La mossa dell’esecutivo è questa, ed è stata presentata da Letta in apertura dei lavori e in modo perentorio, prendere o lasciare.
«Voglio sapere se ci seguite fino in fondo. Voglio sapere se i presenti restano al tavolo. Ci avete chiesto di tirare giù le carte e far vedere gli assi (le cifre del Dpef, ndr) ma prima vogliamo sapere se volete giocare fino alla fine». Queste le parole del sottosegretario che hanno suscitato diverse reazioni, in particolare Sergio Cofferati ha fatto notare che in base ai principi della concertazione, il governo ha comunque il dovere di presentare il documento alle parti sociali e che già l’anno scorso non furono indicati cifre e obiettivi del Dpef. Osservazione che ha irritato il titolare dell’Economia Giulio Tremonti.
Se riunendo i tavoli il governo puntava all’autoesclusione della Cgil ha fallito: l’organizzazione di Corso d’Italia in qualche modo l’ha spiazzato e oggi prenderà parte al negoziato. Ovvia tuttavia la totale indisponibilità a discutere di articolo 18. Sergio Cofferati ribadisce: «Non ci sarà la nostra firma se quell’accordo conterrà modifiche al sistema dei diritti, che difendiamo e che continuiamo a difendere».
Per Cofferati, «è evidente» che il governo abbia l’intenzione «esplicita» di «condizionare i termini del Dpef all’accordo sui quattro temi che verranno affrontati. Accordo che ancora non c’è». «Contrarietà», inoltre, anch’essa «esplicita» ai contorni indeterminati» forniti dal governo sul documento. Ipotesi di crescita «troppo ottimistiche, senza che siano chiare le politiche che l’esecutivo intende realizzare. In questo modo gli obiettivi indicati per il Dpef saranno difficili da raggiungere», ha continuato il Cinese. Preoccupazione, poi per la spesa sociale: «Le affermazioni che nella manovra non ci saranno riduzioni della spesa sono contraddette – ha concluso Cofferati – dalla connessione tra la riforma strutturale e le risorse per realizzarla che dovrebbero essere garantite dalla riduzione della spesa. Aumentano le preoccupazioni che già erano corpose». E che riguardano anche i contratti del pubblico impiego.
Nessun problema dalla Confindustria da cui arriva un pieno consenso al governo: «Siamo sempre stati al tavolo», ha fatto notare il presidente Antonio D’Amato, molto soddisfatto per il «ruolo attivo» che a suo avviso le parti sociali finalmente giocano nella stesura del Dpef. «Non ci potete chiedere un sì prima dei contenuti», si è invece lamentato il leader della Uil Luigi Angeletti il quale ha chiesto un rinvio di qualche giorno del Dpef, bocciato da Letta il quale ha ricordato che il 18 giugno l’impegno preso anche dalla Uil era di chiudere tutti i tavoli contestualmente al Dpef.
Quanto alla Cisl, è Savino Pezzotta a sospendere il giudizio: «Lo daremo se riusciremo a realizzare gli accordi previsti», è stato il sintetico commento del leader Cisl che ha comunque aggiunto: «Non abbiamo ancora tutti gli elementi. Se non quelli di razionalizzazione e di controllo della spesa». Quindi a suo avviso tagli alla spesa sociale non dovrebbero esserci. Pezzotta ha poi confermato che sulla riforma fiscale «non sono state date grandi indicazioni se non che si partirà dai redditi più bassi».
Il terreno per arrivare a questo punto era stato preparato in un vertice notturno che il ministro Tremonti e il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi hanno avuto proprio Pezzotta e Angeletti per tentare la «volata» finale. Al centro dell’incontro la questione della riforma fiscale, ma si è parlato anche di mercato del lavoro e articolo 18. Un’altra riunione si è svolta martedì per affrontare i nodi relativi al tavolo sul Mezzogiorno e il sommerso.

La giornata di martedì è poi continuata con un vertice di maggioranza (la solita colazione di lavoro) tra berlusconi e i suoi a Palazzo Grazioli, quindi l’approdo nel salone verde di Palazzo Chigi, presenti per il governo il premier Silvio Berlusconi, il vicepremier, Gianfranco Fini,, Gianni Letta, e i ministri Maroni, o Tremonti, Marzano e Lunardi. Rappresentati al vertice i sindacati con Cofferati, Pezzotta e Angeletti, e la Confindustria con D’Amato.
Il mega-tavolo si riunisce questa mattina dalle 12 alle 14 per poi riprendere in tarda serata.