Il governo spinge sull’acceleratore.Il Dpef sbarca alla Camera

27/07/2001


 


Venerdì 27 Luglio 2001

SECONDO L’ESECUTIVO SARA’ PREVALENTEMENTE IL SUD A BENEFICIARE DELLA CRESCITA PRODOTTA IN FUTURO DAL TAGLIO DELLE TASSE
«Quattro milioni di poveri in meno»
Il governo spinge sull’acceleratore. Il Dpef sbarca alla Camera

ROMA

Una promessa, l’ennesima: quattro milioni e duecentomila italiani supereranno la soglia della povertà nel corso dei prossimi cinque anni, grazie al taglio delle tasse che «non implicherà tagli alla spesa sociale». Inoltre, un tasso di crescita del Pil nell’ordine del 3% e anche di più «non è affatto un miracolo, ma è la naturale conseguenza della realizzazione del programma di politica economica del governo». E i benefici di questa accelerazione economica si faranno sentire soprattutto nel Mezzogiorno. Questo è il quadro tracciato dal viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, chiudendo la discussione discussione generale sul Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) in commissione bilancio della Camera. La Commissione ha espresso il suo parere favorevole al Dpef, che ora sbarca nell’Aula di Montecitorio: la discussione inizia martedì mattina, con la presentazione della risoluzione parlamentare sul Dpef, su cui l’assemblea voterà nella mattinata di mercoledì. Dpef su cui il servizio di Bilancio del Senato esprime grandi perplessità. Per i tecnici di Palazzo Madama, nel documento manca l’obiettivo programmatico del fabbisogno ed il debito tendenziale, e dunque il dpef 2002-2006 è incompleto, visto che si limita a fornire i valori-obiettivo dell’avanzo primario e dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni solo in percentuale rispetto al Pil, e non in valori assoluti.
A sentire Baldassarri, comunque, «si potrebbe fare molto di più del 3%»: le stime del governo sono state «prudenti», perché non comprendono «l’impatto ex post» che gli interventi di politica economica possono avere sulla congiuntura. Baldassarri ha replicato ai deputati dell’opposizione che lamentavano la carenza di interventi sul Mezzogiorno. «Quel 3% di crescita del Pil avverrà al Sud, perché al Nord c’è già. Un milione e ottocentomila occupati in più saranno in gran parte nel Sud», perché al Nord c’è già un tasso di disoccupazione molto basso. Il vice-ministro ha quindi sottolineato la necessità di «sfruttare al 100% quei 100.000 miliardi a disposizione del quadro comunitario di sostegno» per le aree più arretrate. Quanto alle privatizzazioni, non si punterà a «fare cassa»: «per noi privatizzare significa creare mercato e passare dal controllo pubblico al controllo privato». L’importante è vedere «di quanto si riducono i prezzi e le tariffe per le famiglie e le imprese nei prossimi cinque anni. Negli ultimi cinque anni, invece, malgrado il buon flusso finanziario delle privatizzazioni» i benefici per le famiglie e le imprese non sono stati rilevanti. Baldassarri ha poi reso l’onore delle armi all’Ulivo, senza però risparmiare le critiche. «Dal 1996 al 1999 c’è stata un’opera di risanamento finanziario, che ha fatto ridurre sia il fabbisogno di cassa sia l’indebitamento netto». «Ma la scorsa legislatura – ha detto – è divisa in due periodi: fino al 1998 e dopo il 1998».
Intanto, ieri gli ispettori della delegazione del Fondo Monetario Internazionale hanno continuato la loro «consultazione». Il sottosegretario all’Economia Vito Tanzi ha dichiarato che gli ispettori sono «abbastanza contenti per la quantità di informazioni ricevute», ma ha chiarito che il rapporto tra deficit e Pil all’1% «è sempre difficile da raggiungere ma resta sempre l’obiettivo» del governo. Da parte sua, il capo della missione del Fmi, Maxwell Watson, ribadisce la sua disponibilità a incontrare Cgil e Uil, che hanno deciso di non discutere con la delegazione di Washington, vista l’infruttuosità del dialogo con rappresentanti di un’istituzione che propugna flessibilità e tagli al welfare. E dice che «il fatto che il governo non abbia espresso alcuna idea specifica sulla riforma del sistema delle pensioni prima della verifica e del confronto con le parti sociali – nota – è segno di prudenza».

(r.gi.)

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