Il governo smentisce il premier, per i consumi niente aiuti

06/06/2003

    venerdì 6 giugno 2003

    Rinviato il varo dei provvedimenti annunciati ad Evian. Oggi al Consiglio dei ministri Maroni presenterà il decreto attuativo sul mercato del lavoro
    Il governo smentisce il premier, per i consumi niente aiuti

    Bianca Di Giovanni

    ROMA Il governo smentisce il suo premier e «si salva» con la riforma del mercato del lavoro, i cui decreti attuativi arriveranno oggi sul tavolo dell’esecutivo per un primo esame.
    È assai più difficile che compaia quello sui consumi, annunciato da Silvio Berlusconi a Evian. Se ne parla a fine giugno. Dalla trasferta svizzera era partita la girandola di voci sulle misure in favore del turismo, dell’industria degli elettrodomestici, di quella del legno. Tutto fa brodo in clima pre-elettorale, soprattutto se favorisce le aziende del nord dove la Lega si gioca molto.
    Ma da lì si è innescato anche il braccio di ferro tra le varie «anime» della maggioranza (impersonificato dallo scontro Tremonti-Marzano), in cui si è inserito bene il leader di Confindustria Antonio D’Amato. Udc e An hanno puntato i piedi: le misure devono essere più strutturali e soprattutto devono entrare sulla «scacchiera»
    della verifica. Confindustria ha spinto sull’acceleratore, «infilando» all’ultimo minuto nel menù delle richieste per la competitività gli sgravi Irap e una Tremonti per la
    ricerca (che la Cgil considera inaccettabili), spacciando per intesa fatta un accordo ancora di massima con i sindacati.
    Da questo tourbillon di posizioni, che sanno tanto di «armata Brancaleone», si prevede che alla fine il consiglio dei ministri servirà da resa dei conti politica. Una
    sorta di pre-verifica, in attesa che l’incognita Lega si chiarisca. Insomma,
    quel decreto annunciato dalla ribalta internazionale si allontana (sono voci: nei ministeri c’è la consegna del silenzio). Certo, all’ultimo minuto, può sempre arrivare
    un provvedimento «confezionato» nelle segrete stanze del Tesoro, che pare stia lavorando in assoluta solitudine.
    Per fronteggiare il vuoto pneumatico in cui l’Economia si è ritrovata, è arrivato in soccorso il leghista Roberto Maroni, che ha tolto dal cassetto lo schema di decreto
    legislativo della legge 300. «Spero che entro due-tre mesi» possano diventare legge, sottolinea il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi.
    Dopo il primo passaggio in consiglio dei ministri il decreto legislativo sarà oggetto di un confronto parallelo con le parti sociali e con la conferenza unificata, per poi entrare in Parlamento e ricevere il parere delle commissioni competenti in vista
    di tornare a Palazzo Chigi per il via definitivo. Due i campi d’intervento del provvedimento: la riforma del collocamento e quella delle tipologie contrattuali. Sul collocamento il disegno è inquetante: oltre ad agenzie private, compaiono quelle
    interinali e i consulenti del lavoro, oltre alle università. Sacconi conferma
    che sparirà la figura del Co.co.co. (Collaboratori coordinati e continuativi), per essere sostituita da contratti a progetto e lavoro autonomo.
    «Tutto il resto invece rientrerà nel lavoro subordinato», sia questo tempo determinato o indeterminato, spiega ancora il sottosegretario.
    Tra le novità anche l’avvio del «ticket», un bonus cioè per particolari «tipologie di lavoro accessorie».
    Questo strumento sarà però destinato solo a figure di datori di lavoro «non profit», quali famiglie o persone fisiche, mentre per quanto riguarda i lavoratori interessati si
    dovrà trattare di soggetti svantaggiati. Ma su questo punto si è ancora alla sperimentazione.