Il governo scippa i soldi dello storico Patto per l’Italia

18/12/2002

                18 dicembre 2002

                Protestano Cisl, Uil, Legacoop e Cna.
                Anche Confindustria dice che sarebbe un errore.
                L’ira di Pezzotta. Musi: questa scelta grida vendetta
                Il governo scippa i soldi dello storico Patto per l’Italia

                Felicia Masocco
                ROMA Cisl, Uil, Legacoop e Cna, nutrita rappresentanza dei firmatari del Patto per l’Italia, mettono in guardia il governo: «L’intesa va rispettata».
                Sotto accusa la concertazione fai-da-te dell’esecutivo che si è tradotta nell’ipotesi di far fronte agli interventi per gestire la crisi Fiat e per gli Lsu della scuola con 400 milioni di euro del fondo per l’indennità di disoccupazione (pari a 700 milioni) contenuto
                nell’accordo siglato nel luglio scorso. Al coro si aggiunge Confindustria, anche per viale dell’Astronomia «sarebbe dannoso e miope se dopo le faticose trattative per il patto le poche
                cose importanti previste fossero svilite», afferma il vicepresidente Guidalberto Guidi.
                Su quelle «poche cose» tuona Savino Pezzotta, la Cisl «non farà sconti a nessuno». E sconti – ricorda il segretario generale – non li farà neanche l’opinione pubblica «che potrà giudicare chi non rispetta i patti». Un messaggio trasversale per dire al governo che l’atteggiamento «dialogante» avuto da via Po nell’occasione dell’intesa separata senza la Cgil potrebbe non avere repliche.
                E se lo «scippo» operato con la Finanziaria dovesse andare
                in porto, l’esecutivo dovrà chiarire: la Cisl chiede un confronto, «magari è un intervento giustificato – dice Pezzotta – ma allora il governo dovrebbe discuterlo prima con firmatari, altrimenti
                mette in discussione la concertazione».
                A via Po sono davvero arrabbiati; mette in fila le promesse e i patti
                disattesi anche il segretario confederale Pierpaolo Baretta: «Dopo il Sud, i pensionati ed ora gli ammortizzatori. Inoltre condoni a pioggia, immorali e congiunturali. Quale linea ha il governo?
                Che rapporto vuole avere con le parti sociali?»
                Sono furiosi anche in via Lucullo, sede della Uil, la vicenda per il segretario generale aggiunto Adriano Musi «grida vendetta». Il fondo previsto nel Patto viene utilizzato per costi «non concordati con i sindacati» osserva Musi riferendosi al fatto che (a proposito
                di concertazione) l’intesa sulla Fiat è stata concordata tra azienda e
                governo, senza i sindacati. Conclusione, dalla Uil la richiesta della garanzia che si tratti di «un’operazione di prestito e che non appena sarà varata la riforma degli ammortizzatori sociali siano restituite tutte le risorse». Prese di posizione che fanno dire al senatore Dl Tiziano Treu che «il governo non è un contraente affidabile neanche per sindacati come Cisl e Uil».
                E lo è sempre meno per rappresentanti del mondo delle imprese.
                È severo il giudizio dato alla Finanziaria e alla politica dei condoni dal presi dente di Legacoop Giuliano Poletti, «questa non era la politica prospettata nel Patto per l’Italia», si riprenda la concertazione e la politica dei redditi – incalza il numero uno della centrale cooperativa – e si rispettino gli impegni dell’accordo di luglio», patto che viene «contraddetto» dalla manovra anche a giudizio della Cna. «La Finanziaria non ha niente a che vedere con
                la concertazione e propone condoni con i quali si penalizza chi ha rispettato la legalità anche a costo di enormi sacrifici», è la bocciatura del segretario generale Giancarlo Sangalli, «il tavolo
                va riaperto». Insomma se le cose si mettono così una verifica del Patto potrebbe imporsi prima del previsto.