«Il governo ritiri la riforma o torneremo ancora in piazza»

27/10/2003



25 OTTOBRE 2003
 
Pagina 11 – Economia
 
 
I SINDACATI
I comizi dei leader di Cgil-Cisl-Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti.

"Proseguiremo uniti fino alla fine"
«Il governo ritiri la riforma o torneremo ancora in piazza»
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Punto primo: nessuna disponibilità al dialogo su «questa» riforma delle pensioni. Punto secondo: il governo ritiri la proposta, altrimenti otterrà soltanto un´escalation della mobilitazione e degli scioperi. Punto terzo: siamo uniti e proseguiremo uniti. La griglia strategica dei sindacati è questa, ogni punto si tiene con l´altro. I leader di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, parlano da tre città diverse, Bologna, Roma e Napoli, ma rispondono nello stesso modo a coloro che – nel governo – hanno chiesto che, «un minuto dopo la fine dello sciopero», riparta il dialogo sulle pensioni. Se, tuttavia, il governo non fa retromarcia e non discute senza «paletti» l´ipotesi di riforma, un minuto dopo lo sciopero generale non c´è che la proclamazione di un altro sciopero generale.
          «Se il governo vuole il dialogo ritiri il provvedimento sulle pensioni, oppure si assuma la responsabilità di andare avanti senza e contro il sindacato», dice Epifani dal palco di piazza Maggiore a Bologna. «Noi siamo disposti a sederci intorno a un tavolo, ma quello che ci ha offerto il governo è un piatto immangiabile», gli fa eco Pezzotta, mentre marcia in corteo a Roma con Fassino e Bertinotti. «Non ci sono le condizioni per riaprire una trattativa. Nei prossimi giorni e settimane studieremo come proseguire questa mobilitazione», chiude il cerchio Angeletti a Napoli.
          Al governo Epifani invia altri due messaggi, che segnano una discontinuità rispetto al recente passato: riguardano l´unità sindacale e le sue prospettive, ma anche l´allargamento del fronte della protesta a tutti i sindacati, a quelli pure che non avevano partecipato alla battaglia contro le modifiche all´art.18. «Non si scambi questa unità e la forza di questa piazza come qualcosa destinato a finire presto. La nostra unità di oggi ci consente di avere più forza. È qualcosa che resterà in campo ed è destinata a restare», dice Epifani tra gli applausi a conclusione del suo comizio, presente il suo predecessore Sergio Cofferati, in lizza a Bologna per la carica di sindaco. E poco prima Epifani aveva fatto notare che «se c´è una cosa nuova, oltre alla ritrovata unità, è che oggi con noi ha scioperato tutto il Paese, anche i sindacati moderati, quelli corporativi, quelli destra: e questo la dice lunga su come il governo ha scontentato tutti».

          Ha scontentato e deluso, in particolare, Pezzotta e Angeletti, che in un primo momento avevano creduto nella possibilità di dialogo con il governo Berlusconi e che il 5 luglio del 2002 avevano firmato con il presidente del consiglio il cosiddetto «Patto per l´Italia». Ora Pezzotta, davanti a 150mila persone riunite in piazza Navona, dice che i rapporti tra le parti sociali e il governo hanno raggiunto in questi mesi «il punto più basso: siamo passati dalla concertazione al dialogo sociale fino, ultimamente, al monologo sociale». E Angeletti – prima contestato poi applaudito da un gruppo di lavoratori napoletani dell´amianto – rinfaccia al governo «una politica disastrosa», «una marea di bugie e falsità». Una, per Pezzotta, è particolarmente smaccata: «Vi dicono che la loro riforma toglie ai padri per garantire i figli – urla nel microfono – ma non è vero: si toglie ai padri e si toglie anche ai figli, questa è la verità della riforma. Nemmeno un euro di risparmio sulle pensioni dei padri è stato destinato per salvaguardare quelle dei giovani». E prosegue: «Se il governo non modificherà la sua posizione, noi continueremo con altre iniziative, procederemo unitariamente e con determinazione».
          Le nuove iniziative Cgil, Cisl e Uil le decideranno, unitariamente, in un vertice fissato per martedì prossimo. Le tre confederazione hanno già messo in conto, se il governo insisterà con la sua riforma, una grande manifestazione nazionale a Roma un sabato di fine novembre o inizio dicembre (analoga a quella dell´ottobre ´94, che portò in piazza un milione e mezzo di persone contro la riforma delle pensioni del governo Berlusconi Uno) e – come esperienza insegna – un altro sciopero generale, questa volta di otto ore, sempre a dicembre. È prevista, poi, una mobilitazione unitaria in Calabria a sostegno dello sviluppo del Mezzogiorno. Il braccio di ferro tra governo Berlusconi e sindacati, insomma, è appena iniziato. Perchè, come dice Pezzotta, il sindacato «non fa da morfina sociale».