Il governo regala alle imprese «il self service della flessibilità»

28/07/2003

      domenica 27 luglio 2003

      il futuro

      Il governo regala alle imprese
      «il self service della flessibilità»

      Giampiero Rossi

      MILANO È in dirittura d’arrivo, forte della sua corsia preferenziale, il pacchetto della controriforma Maroni sul mercato del lavoro. Il testo definitivo del decreto che introdurrà
      quello che la Cgil ha ribattezzato «il self service della flessibilità», infatti, dovrebbe essere varato entro i primi giorni di agosto, giusto in tempo prima della pausa estiva. Scade
      infatti il 31 luglio il termine per l’esame delle commissioni parlamentari Lavoro e Bilancio, che comunque hanno in questo caso solo un ruolo consultivo ed esprimono pareri non vincolanti. In altre parole, il governo fa tutto da solo, anche perché in settembre scadrebbe anche il termine di esercizio della delega ricevuta dal parlamento.
      Ma in realtà il ministro del Welfare Roberto Maroni ha dimostrato di voler agire in totale autonomia anche rispetto alle parti sociali, compresi quei sindacati che – a differenza
      della Cgil – hanno scelto di accettare la riforma che introduce numerose nuove forme di flessibilità e precarizzazione nel mercato del lavoro. «L’atteggiamento del governo
      nella fase di consultazione – racconta infatti Giuseppe Casadio, segretario nazionale della Cgil – è stato quello di tenere tutte le carte coperte. Non hanno mai risposto nel merito di
      nessuna richiesta di chiarimento o obiezione manifestata dalle parti sociali e dalle associazioni imprenditoriali. A tutti hanno sempre risposto: vedrete il testo definitivo».
      Nemmeno Cisl e Uil, quindi, hanno ottenuto le precisazioni che chiedevano a Maroni nel merito di alcuni punti, a loro giudizio, non del tutto chiariti. Come per esempio la
      regolamentazione del trasferimento di ramo d’azienda e il ruolo che verrebbe ad assumere la contrattazione collettiva nazionale nel nuovo scenario normativo. Così come le aziende cooperative non hanno ottenuto soddisfazione quando hanno posto il problema dello staff leasing, che di fatto si preannuncia un istituto concorrente dell’appalto di
      servizi. «Una volta incassato un giudizio complessivo positivo da Cisl, Uil e associazioni imprenditoriali- commenta Casadio – e visti i metodi che sta seguendo il governo in
      questa vicenda, non credo possiamo attenderci che il testo finale del decreto sia diverso da quello che già conosciamo».
      A destare grande preoccupazione nella Cgil (e non solo), sono i meccanismi che innescherà la riforma, che secondo il sindacato di Guglielmo Epifani introduce un campionario di opportunità contrattuali che aumentano la frantumazione del diritto del lavoro e rendono il rapporto con il lavoratore sempre più un fatto individuale. Dove solo l’impresa e non certo il dipendente può scegliere nel vasto menù di flessibilità. Il soggetto più forte avrà così in mano, in sostanza, il governo unilaterale delle relazioni industriali,
      «perché tutto farà capo a ciascuna singola lettera di assunzione», osserva la Cgil.
      In particolare, poi, suscita enormi interrogativi l’istituto del cosiddetto "staff leasing", perché ribalta completamente la logica del lavoro interinale e rende possibile e
      normale il fatto che in un’azienda lavori personale che dipende da altre imprese. E alla Cgil non piace affatto neanche il capitolo della "certificazione", secondo il quale il
      sindacato dovrebbe diventare addirittura un garante per l’azienda e una controparte del lavoratore. Così come preoccupano parecchio le norme sulla cessione di ramo d’azienda,
      che rende facile l’esternalizzazione di interi comparti produttivi di un’impresa, anche senza reali necessità, agevolando di conseguenza la creazione di tante costellazioni di
      piccole realtà produttive, slegate tra loro. E’ con queste prospettive, dunque che «il self della flessibilità» sta per irrompere nella vita di milioni di lavoratori italiani.