Il governo punta 15 miliardi per recuperare consensi

06/12/2007
    giovedì 6 dicembre 2007

      Pagina 6 – Primo Piano

      Retroscena
      Palazzo Chigi: serve una risposta gratificante

        Il governo punta 15 miliardi
        per recuperare consensi

          AMEDEO LA MATTINA

            Vincenzo Visco è un uomo di poche parole e niente affatto propenso a parlare di politica in Transatlantico. Se poi è un giornalista a fargli una domanda, si trincera dietro un «io sono più un “tecnico”, la politica la faccio fare a chi se ne intende…».

            Un modo snob per chi mangia pane e politica da molti anni e capisce che è arrivato il momento di dare un segnale forte e abbassare veramente le tasse, non con piccoli tagli che fanno il solletico ai contribuenti. Insomma, il viceministro dell’Economia è d’accordo sulla necessità di puntare dritti sulla riduzione delle aliquote Irpef. E su come rimodulare tutta l’architettura del sistema italiano delle imposte dirette sulle persone fisiche, ha messo a lavoro un comitato di 40 esperti che dovranno scrivere un «libro bianco».

            Il punto è che il governo vuole rispondere all’alzata di scudi del sindacato e della sinistra che chiedono di discutere di politica dei redditi e riduzione delle tasse sui salari falcidiati dall’aumento dei prezzi e dal mancato rinnovo dei contratti. Palazzo Chigi, in sostanza, si sta preparando alla «doppia verifica» imposta in maniera ruvida a Romano Prodi dalla «triplice» e da Bertinotti: minaccia di sciopero generale e di staccare la spina al premier-«poeta morente».

            Nelle stanze dell’esecutivo cominciano a circolare cifre pesanti: riduzione della pressione fiscale pari a un punto del Pil; qualcosa come 15 miliardi di euro da spalmare in più anni.

            Un intervento che farebbe impallidire perfino Berlusconi e che andrebbe a impinguare le buste paga di una vastissima platea di contribuenti. Non più quindi bonus per incapienti e carezze insignificanti ai redditi minimi, ma una diretta riduzione delle aliquote Irpef per i ceti medi, per coloro che dichiarano fino a 40 mila euro lordi l’anno. E che hanno visto negli ultimi anni eroso sensibilmente il loro potere d’acquisto e il tenore di vita.

            Si tratta di una fascia di contribuenti che ammonta a oltre il 90% di chi in Italia paga veramente le tasse. Tra le valutazioni che si fanno c’è anche la restituzione del fiscal drag e altri meccanismi che possano aiutare le famiglie italiane.

            Idee, intenzioni, quantificazioni che ancora sono allo stadio embrioniale, anche sulle modalità e i tempi in cui realizzarle. Alcune misure fiscali potrebbero essere messe in campo già all’inizio del 2008 come «antipasto» del Dpef e della Finanziaria 2009. In ogni caso c’è la volontà del governo di fare sul serio quando si aprirà il tavolo della «doppia verifica» che a gennaio segnerà la sorte della legislatura e dei rapporti con le parti sociali. Rimane, però, sempre la stessa domanda: dove trovare questa montagna di soldi?

            Ecco, qui arrivano i nodi politici e non solo di bilancio. Tommaso Padoa-Schioppa frena molto. Il ministro dell’Economia in via teorica non sarebbe contrario a un robusto alleggerimento della pressione fiscale. «Le entrate che stiamo recuperando con i successi sul fronte della lotta all’evasione – ha detto ieri responsabile di via XX settembre – le dobbiamo destinare in maniera predominante a ridurre le tasse sulle famiglie e alle imprese». E anche in futuro l’eventuale extra-gettito avrà due obiettivi precisi: «risparmio pubblico e restituzione fiscale». Insomma, non ci sono «tesoretti» da distribuire. Ma l’altra scuola di pensiero che prevale a Palazzo Chigi è che a questo giro, già nel 2008, una risposta «gratificante» per gli italiani ci dovrà essere.

            Il problema sarà trovare i soldi anche per abbassare la montagna del debito pubblico, ma la tenaglia sindacati-Cosa Rossa comincia a far male al governo. «La richiesta delle organizzazioni sindacali sul rinnovo dei contratti di lavoro e su una nuova politica fiscale, è sacrosanta», sostiene il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero. «E’ necessario – aggiunge il ministro di Rifondazione comunista – che si arrivi rapidamente alla restituzione del fiscal drag ai lavoratori, recuperando risorse, oltre che dalla lotta all’evasione, anche dalla tassazione delle rendite finanziarie. La redistribuzione del reddito è uno dei banchi di prova decisivi per la verifica di governo».