Il governo prepara lo statuto dei lavori

27/09/2004







Sabato 25 Settembre 2004
ECONOMIA


 
Il governo prepara lo statuto dei lavori
Riunione al ministero del Welfare con le parti sociali. Doveva restare segreta nonostante la sede ufficiale. Il progetto? Smantellare lo Statuto del ’70. E si accelera sulla modifica dell’articolo 18

GIOVANNA FERRARA

Parte l’attacco conclusivo ai diritti dei lavoratori: il prossimo passo sulla via della flessibilità si chiama «statuto dei lavori», che il governo sta preparandosi a lanciare proprio in questi giorni. E che ci sia l’intento di accelerare verso lo smantellamento delle tutele, lo dice chiaro il documento di istituzione dell’apposita commissione: «Progetto originariamente delineato nel libro bianco sul mercato del lavoro». E ieri, infatti, si è tenuto in segreto un incontro tra le parti sociali e la commissione nominata dal ministero del Welfare. I rappresentanti di sindacati e imprese sono stati convocati ufficialmente, e la riunione si è tenuta nella sede del dicastero. Nessuna comunicazione alla stampa, però, e i responsabili della commissione, da noi interpellati, hanno dichiarato di non aver ricevuto «alcuna investitura dall’esecutivo», come se l’incontro fosse dunque da considerarsi informale. Di informale, però, sembra esserci ben poco: la «commissione statuto dei lavori», che ha indetto la riunione con l’intenzione di raccogliere i contributi di sindacati e imprese, è stata istituita con decreto ministeriale il 4 marzo 2004. E si è data anche una scadenza: per il 31 dicembre di quest’anno deve redigere una o più ipotesi di Statuto dei lavori. Difatti, entro il prossimo mese si tenterà di stilare un’agenda di temi, rispetto alla quale si cominciano a raccogliere i «contributi». Il progetto, come si legge nello stesso sito del ministero, è stato proposto anche nel «patto per l’Italia» del cinque luglio del 2002 (ma fonti della commissione governativa da noi interpellate dicono che «l’intesa del 2002 non c’entra niente»). Questo sembra essere, comunque, l’aspetto politico più interessante della vicenda: riproporre il patto per l’Italia (l’intesa siglata tra esecutivo e sindacati, con l’esclusione della Cgil) in un periodo in cui la convergenza sindacale sembra una strada percorribile.

Sarebbe, cioè, il tassello che completa il mosaico della riforma del lavoro. Dopo la normativa 276/03, che rappresenta l’appendice applicativa della legge 30, il governo starebbe tentando di accelerare il percorso legislativo della legge 848/bis, che prevede la sospensione (in via sperimentale per tre anni) dell’articolo 18 per le aziende con più di 15 lavoratori. Martedì è infatti prevista un’audizione delle forze sociali da parte della commissione lavoro al Senato.

La Cgil si dice, comunque, disposta a discutere di revisioni ma solo nell’ottica delle proprie proposte di legge, per la cui presentazione sono state raccolte oltre 5 milioni di firme. «L’importante è che la commissione non serva alla manomissione dei diritti».

La prima proposta, lo ricordiamo, riguarda gli ammortizzatori sociali e prevede il potenziamento del ricorso al contratto di solidarietà (integrazione di reddito pari al 75% del salario perso e con sgravi contributivi delle aziende del 35%) e della cassa integrazione. Per i lavoratori parasubordinati si pensa, invece, a una rimodulazione dell’articolo 2094 del codice civile, in modo da «estendere l’insieme delle tutele previste per il lavoro dipendente dalla Costituzione e dalla legislazione anche ai parasubordinati». Riguardo al licenziamento si crede necessario «contare» nella quota dei 15 dipendenti «tutti i rapporti di lavoro in essere e tutti i dipendenti delle diverse unità produttive che compongono un unico gruppo». Nel caso di accertata mancanza di giusta causa ci deve essere sentenza di reintegra (per superare la distinzione con la riassunzione). Previsti, poi, un’accelerazione dei tempi per i processi di lavoro. Queste proposte, insomma, per la Cgil tracciano il perimetro all’interno del quale si può immaginare la riforma. E si augura, al contempo, di trovare in questo senso la solidarietà delle altre due confederazioni. Dietro l’angolo, pertanto, c’è sempre lo spettro del patto per l’Italia.

«Patto per l’Italia? Ventisei mesi dopo è inutile parlarne: non è stato rispettato». Così ha detto Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl, secondo il quale sono ancora tutti attuali i temi che furono al centro di «quel tentativo sfortunato, che noi ormai riteniamo vecchio». E aggiunge di «non vedere pericoli dietro il lavoro della commissione, ma opportunità, soprattutto in materia di ammortizzatori sociali e tutela dei lavoratori. C’è la necessità, ora, che il dialogo tra i sindacati risulti utile, anche se restano delle valutazioni diverse che spesso rendono le questioni difficili. Noi, comunque, ci auguriamo convergenza sindacale sulla finanziaria e sulle tutele dei lavoratori, sugli ammortizzatori sociali e sui contratti».