Il governo prende tempo, la trattativa si fa alrove

04/07/2002



04.07.2002
Il governo prende tempo, la trattativa si fa alrove

di 
Felicia Masocco


 Contrordine. La trattativa «ad oltranza» per raggiungere il «grande patto» su lavoro e licenziamenti, fisco, sommerso e Mezzogiorno che il governo vuole inserire nel Dpef è durata solo due ore, l’appuntamento notturno è stato depennato, la «stretta» rinviata a giovedì. Il negoziato con imprese e sindacati è stato stoppato sul nascere e il motivo, taciuto ma evidente, è quello di prendere tempo al fine di consentire che l’accordo maturi «altrove», fuori dai tavoli preposti.

Non è un caso che a fronte delle «reticenze», della genericità degli argomenti portati dall’esecutivo al cospetto delle parti sociali, al tavolo si sono visti circolare documenti con tanto di intestazione ufficiale (uno sul Sud, un altro sul fisco) che erano in possesso delle imprese e di qualche sindacalista «dialogante». Non della Cgil che pure è sempre stata al tavolo e che ha chiesto lumi al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il quale ha ammesso l’esistenza di quei testi, definendoli «esercitazioni». «Sul Mezzogiorno vorrei esercitarmi anch’io» gli ha fatto notare il segretario confederale della Cgil Paolo Nerozzi che guidava la delegazione di Corso d’Italia, sentendosi rispondere che quando i documenti saranno «perfetti» allora saranno distribuiti a tutti. «Una cosa che francamente offende anche la dignità delle persone che siedono ai tavoli – sbotta Nerozzi – oltre a quella dell’organizzazione».

Si spiega così il commento rilasciato dal sindacalista Cgil al termine dell’incontro: «È una trattativa che non esiste, falsa, con doppi tavoli, sottotavoli e sottoincontri». Quanto al merito, colpisce l’inedita proposta di inserire nel mega-accordo anche il tasso di inflazione programmata: in altre parole – se andrà in porto – i sindacati che firmano sarebbero vincolati a quel tasso con inevitabili ripercussioni sui rinnovi dei contratti.
Cisl e Uil non ci stanno a sentir parlare di trattative parallele, il segretario confederale di via Po Raffaele Bonanni, ammette qualche «attività diplomatica», ma a suo avviso «non c’è niente di male». Per la Cisl tavoli «sempre visibili», dunque (ma quello dell’altra notte tra Tremonti, Sacconi, Pezzotta e Angeletti l’hanno reso visibile i giornali), e lo stesso affermano in Uil, con il numero due Adriano Musi: «Basta con la cultura del sospetto che a noi non appartiene. Se la Cgil non ha partecipato a qualche tavolo lo ha fatto per una sua libera scelta. Nessuna trattativa occulta».
Il negoziato per il «Patto per l’Italia» riprende oggi, il governo vuole l’accordo entro le 14 di venerdì; subito dopo il consiglio dei ministri varerà il Dpef. L’intesa con Confindustria e i sindacati che lo vorranno è data praticamente per certa. Bonanni dice «è in dirittura d’arrivo»; più cauta la Uil: «Aspettiamo il documento finale. Non abbiamo deciso se firmeremo o no», spiega Musi.
La tensione tra i sindacati confederali è alle stelle, comunque vada la spaccatura che si è creata difficilmente potrà essere sanata. Quantomeno su questo il governo ha già vinto. «Anche se faremo un buon accordo non sarà facile – ha ammesso il segretario della Cisl Savino Pezzotta – perché lo scontro continuerà ad aumentare e nei nostri confronti verranno lanciate nuove accuse. Reagiremo, ma non scenderemo ai livelli di chi ci dice “ci avete venduto per un piatto di lenticchie” (come si leggeva l’altro ieri in uno striscione dei lavoratori Cgil in sciopero ad Ancona, ndr)».
«Cisl e Uil fanno un errore grave che porta ad una scelta in cui inevitabilmente ci sarà anche la modifica dell’articolo 18», ha ripetuto Sergio Cofferati. «Se tanto mi dà tanto, il quadro è già in gran parte definito e con tratti per nulla condivisibili». Appare esplicito, per il leader della Cgil «che siamo davanti ad una soluzione che negherà l’ articolo 18 in aziende che superano la soglia dei 14 o 15 dipendenti».
Infatti l’orientamento del governo è quello di sospendere l’articolo 18 in quelle imprese che oggi hanno meno di 16 dipendenti (anche se la soglia viene superata con contratti di formazione lavoro, le aziende che oggi applicano l’articolo 18 continuerebbero ad applicarlo al momento della scadenza dei cfl). «Prima o poi ci spiegheranno che l’articolo 18 non viene modificato che le cose attuali restano così come sono» è il commento di Cofferati.

La Cgil puntualizza intanto le sue proposte in tema di mercato del lavoro: abbassare la soglia da 15 a 7-8 dipendenti per l’estensione delle tutele dell’articolo 18; per i parasubordinati stessi diritti dei subordinati; elevare l’indennità di disoccupazione al 60% dell’ultima retribuzione per un anno e a carico della fiscalità generale; estensione della cig a tutti i settori. Oltre a una nuova gestione delle controversie di lavoro. L’abbassamento della soglia dei 15 dipendenti è un’ipotesi che deve ancora essere esaminata nel prossimo direttivo; le altre proposte hanno già ricevuto il via libera.

«L’impressione generale è che ci sia una doppia trattativa, » è il durissimo giudizio della Cgil, dopo la pausa nella trattativa no stop per chiudere sui quattro tavoli di confronto tra governo e parti sociali. In sala stampa i segretari confederali Paolo Nerozzi e Beniamino Lapadula, dicono: «c’è stata fatta una enunciazione sui quattro punti del tavolo, di nuovo generica, mentre giravano carte relative al documento finale, di cui la Cgil non era informata, anche sui temi per i quali avevamo partecipato al confronto». Nerozzi ha poi aggiunto: «c’è l’intenzione del governo di mettere nel documento finale da far firmare ai sindacati anche l’inflazione programmata, cosa che non è mai avvenuta in passato. Se ci fosse, impegnerebbe le parti a firmare una trattativa rilevante per il rinnovo dei contratti». «Viene messa in discussione, al ribasso, l’inflazione all’1,3 per cento per il prossimo anno», ha concluso Lapadula.

Immediata la controreplica della Uil, scesa in conferenza stampa subito dopo la Cgil, per cercare di raggiungere a tamburo battente un accordo complessivo sulle riforme del mercato del lavoro, del fisco e sul mezzogiorno. «Questa cultura del sospetto non ci appartiene ed è invece tipica di altre culture – ha scandito con veemenza Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil, – ma per tranquillizzarvi – ha poi ironizzato – vi invitiamo a cena e a restare con noi fino a domani alle 12 quando inizierà l’altro incontro». Parla invece di «normale attività diplomatica» il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Non mi sembra che ci sia niente di scandaloso, – ha detto – è solo un gioco diplomatico come avviene in tutte le trattative di un frenetico confronto per trovare dei punti importanti di convergenza sulle opinioni».