«Il governo non vuole fare i contratti»

01/10/2004


            venerdì 1 ottobre 2004

            «Il governo non vuole fare i contratti»
            Epifani: è una Finanziaria di tagli e tasse, non ci sono né equità né sviluppo

            Felicia Masocco

            ROMA Il taglio tendenziale alla sanità è stimato in 4 miliardi e mezzo di euro; il taglio alle risorse per gli enti locali è pari a 2 miliardi di euro; per le grandi opere lo stanziamento è irrisorio, 150 milioni di euro appena; il fondo per le aree depresse si riduce rispetto al 2003; i trasferimenti ordinari al Sud si riducono del 30%. Per la Cgil la quarta finanziaria del governo Berlusconi «è una bella stangata», «mette un rattoppo ad una situazione del tutto squilibrata», non è di equità né di sviluppo, pagheranno i cittadini. Guglielmo Epifani lo dice al termine del direttivo che ha confermato il giudizio negativo sulla manovra economica. Non ci sono i fondi necessari per i contratti pubblici e per la scuola, «quei contratti il governo non li vuole fare». Quel che invece si concretizzerà sarà lo spostamento della tassazione dal centro alla periferia, viene rimesso in moto tutto il flusso delle addizionali, Iva, Ici, Irap.

            Per la Cgil cambia poco se il taglio generalizzato delle tasse non è previsto nella Finanziaria ma in un collegato, il giudizio resta negativo, «è un semplice espediente», «tutti questi tagli non si conciliano con l’alleggerimento della pressione fiscale», continua Epifani. Quanto al tetto del 2% posto all’incremento della spesa pubblica altro non è che «una trappola», dietro la «chiarezza» del metodo, si nascondo tagli, la scure si abbatte automaticamente, colpisce tutto indistintamente, «non c’è la responsabilità della scelta».

            Se questo è il giudizio, che fare? Il direttivo Cgil ha approvato un percorso da battere con Cisl e Uil, «un tradizionale percorso sindacale, né più né meno», lo ha definito Epifani: esaminare la Finanziaria nel dettaglio, elaborare controproposte e presentarle al governo chiedendo di cambiare le proprie, «se non lo fa si sostengono le criticità e le proposte con le lotte». Alla ricerca di un «fare» comune quindi, sia verso la controparte governativa sia nel rapporto con i lavoratori. La strada tuttavia non sembra spianata, Savino Pezzotta tra interviste e dichiarazioni si mostra piuttosto freddo, quantunque nel merito la posizione della Cisl non sia così distante da quella della Cgil. «Epifani la smetta di fare inviti, quando avevamo già concordato le cose», ha tagliato corto Pezzotta riferendosi alla proposta di un tavolo unitario di approfondimento della manovra. Quanto alla mobilitazione, il leader della Cisl non la esclude, ma prende tempo, ora è presto per decidere iniziative di lotta. Disponibilità a mettere in campo una controproposta unitaria viene dal leader della Uil, Luigi Angeletti e se serve va sostenuta con la mobilitazione. No invece a «manifestare solo per rappresentare la propria contrarietà».

            Non si percepisce un comune sentire. In più attende sviluppi la querelle sulla revisione del modello contrattuale. La Cgil ieri ha reso nota la sua proposta dicendosi disponibile al confronto con gli altri sindacati e a decidere entro quanto tempo concludere il lavoro. Ma la commissione che deve occuparsene deve marciare in parallelo con quella sulle «regole», sulla democrazia, ed è poi necessario che si chiudano le vertenze ancora aperte, dal pubblico impiego ai metalmeccanici. «Prima di avviare il negoziato con le controparti datoriali, – ha spiegato Epifani – per la Cgil è prioritario costruire una proposta unitaria sia sui modelli contrattuali che sulle regole democratiche». È una «precondizione», non si può lasciare un modello senza prima avere la certezza di sostituirlo con un altro e per questo non si può pensare di disdettare l’intesa del 23 luglio né direttamente, né indirettamente. Al primo punto la Cgil pone la discussione del ruolo, dei compiti e delle funzioni del contratto nazionale e della contrattazione decentrata, «prima i contenuti, poi gli strumenti», ha detto Epifani. «La funzione universalistica del contratto nazionale – ha spiegato la segretaria confederale Carla Cantone nel corso del suo intervento al direttivo – deve essere confermata e rivalorizzata» perché «per noi è uno strumento indispensabile di equità redistributiva per l’aumento dei salari». Le richieste salariali devono essere costruite partendo dall’«inflazione prevedibile e garantendo gli eventuali scostamenti dentro la durata del contratto nazionale». Il contratto di secondo livello «va esteso, riqualificato e rafforzato nei contenuti, individuando nel contratto nazionale le materie da demandare a questo livello e individuare spazi di autonomia da praticare, purché non si introducano deroghe in peyus al contratto nazionale». Il direttivo della Cgil si riunirà ancora a fine ottobre «per valutare l’evoluzione della situazione e decidere le scelte conseguenti». Un mese di tempo per passare alla lotta.