«Il governo finge di volere il dialogo ma così riporta l´Italia agli Anni 50»

15/04/2002








      (Del 14/4/2002 Sezione: Economia Pag. 8)

      colloquio
      Roberto Giovannini

IL SEGRETARIO DELLA CGIL A TRE GIORNI DALLE MANIFESTAZIONI PER IL LAVORO
«Il governo finge di volere il dialogo ma così riporta l´Italia agli Anni 50»
Sergio Cofferati: bravo Prodi, si muove nella grande tradizione della coesione sociale europea «Lo sciopero generale può cambiare molto.
Alle imprese una stagione di conflitti non serve»

        inviato a CUNEO

        PIOVE, il campo di calcio è diventato una specie di risaia. La difesa della squadra della Cgil di Corso d´Italia è guidata con l´autorità di un Walter Samuel da Ludovico Sgritta, l´amministratore delle casse del sindacato di Sergio Cofferati. Ma i romani nulla possono contro la superiore freschezza di quelli della Camera del Lavoro di Cuneo. Al quarto gol dei piemontesi, il segretario generale della Cgil allarga le braccia e ride. Avrebbe voluto giocare anche lui, ma doloretti alla cervicale – più il freddo, la pioggia continua, e i rischi di infortunio – hanno suggerito maggiore prudenza. Qui, nella «Provincia Granda», Cofferati è venuto a celebrare i cento anni di vita della Camera del Lavoro. Una giornata di festa, tra gli abbracci del popolo della Cgil, la processione per conquistare un autografo sulla tessera sindacale, i canti partigiani e del lavoro. Ma anche una giornata importante, alla vigilia dello sciopero generale di martedì contro governo e Confindustria, il primo di otto ore, dopo vent´anni. Mentre a Parma, Silvio Berlusconi e Antonio D´Amato coniugano le suggestioni di Margaret Thatcher e le profferte di dialogo col sindacato. Il leader della Cgil è tranquillo, quasi disteso, nonostante il consueto tour de force su e giù per la Penisola, marchio di fabbrica del «mestiere» di sindacalista. Non appare stanco, anche se a colazione – una mela e uno yogurt magro – tra uno sguardo ai quotidiani e una chiacchiera confessa: «Ho sempre abusato in modo esagerato del mio fisico». Cofferati si rasserena e scherza quando l´argomento è la «sua» Pirelli degli anni `70: tempi eroici, in cui si dormiva poco e niente, tra il lavoro, volantinaggi a ore antelucane alle porte della fabbrica di Viale Sarca. E ripetute colazioni in locali dove gli operai consumavano in quantità industriale marsala e «grigioverde», una mistura di grappa e menta. La Pirelli dove – conferma per l´ennesima volta – tornerà allo scadere del suo mandato di segretario generale della Cgil. «Una faccenda che si risolverà in un giorno e mezzo». Si incupisce all´istante, invece, quando si parla della nuova fiammata di terrorismo, dell´assassinio di Marco Biagi, delle accuse lanciate al sindacato. «Noi – ricorda il sindacalista – ci siamo sempre battuti contro il terrorismo, con fermezza e rigore. Oggi, ma anche negli anni `70, quando era difficile, quando la follia della violenza armata tentava di diffondersi e radicarsi nelle fabbriche. Quanti chilometri mi sono fatto in bicicletta, nel 1974, su e giù per i viali intorno alla Pirelli, dopo i primi attentati contro le sedi sindacali…» Via, verso il Teatro Monviso. Cofferati è atteso: dalla gente della Cgil, e anche da una troupe della televisione francofona del Belgio, che sta preparando un documentario su di lui e da venti giorni lo marca a uomo in giro per l´Italia. «Il est un homme un peu difficile», è un tipo piuttosto difficile, si lamenta il collega belga. La celebrazione impegna tutta la mattinata: rievocazioni storiche, discorsi, i partigiani dell´Anpi, e tutto il teatro in piedi che canta «Bella Ciao» (metà avevano i lacrimoni agli occhi). Il discorso di Sergio Cofferati è nel suo stile: parte da lontano, dai primi passi delle organizzazioni operaie e di mutuo soccorso oltre cento anni fa, per arrivare alle battaglie di oggi. Cercando di evidenziare il «filo rosso» che collega il sindacato che nasceva in Italia a quello del 2002. Perché, spiega, «noi rispettiamo la nostra storia». Tanti anni fa ci si batteva per due obiettivi: per un miglioramento delle condizioni materiali di vita («anche modestissimo, perché la gradualità è un metodo della pratica riformista»), e per il riconoscimento sempre più esteso dei diritti delle persone che lavorano. «Dobbiamo lottare – scandisce Cofferati – come hanno fatto i nostri predecessori, che si battevano in condizioni più dure e difficili. Un compito antico, che esercitiamo con tutta la determinazione che serve, in un confronto difficile e con interlocutori che ci sono ostili». Più tardi – dopo aver letto le notizie provenienti da Parma, con le dichiarazioni del premier e del presidente degli industriali – è il momento dei ragionamenti e delle riflessioni. D´Amato tende la mano al sindacato? «Se la mano tesa equivale alla proposta di cancellare l’articolo 18 per tutti i lavoratori, chissà in cosa potrebbe allora tradursi un atto di ostilità. Forse, nella richiesta di abolizione dell’intero Statuto dei Lavoratori?». Per Silvio Berlusconi nel paese c´è uno scontro tra riformisti e conservatori. E dal suo punto di vista, Sergio Cofferati è l´Arciconservatore. «Lo scontro c´è, ha ragione lui – è la replica – ma i riformisti siano noi. C´è un braccio di ferro: da una parte i riformisti. Dall´altra, loro, i "restauratori". Che vorrebbero tornare all´Italia degli anni `50». Insomma, il leader della Cgil non si fa convincere dai toni «dialoganti» adoperati in questi giorni dai ministri, che prospettano dopo lo sciopero una ripresa del confronto: «Sono toni più che altro irritanti, perché sono contraddetti dal merito delle cose affermate e annunciate, e ancora di più da quelle fatte». Ad esempio, la decisione di porre la fiducia sul decreto sul sommerso, che «contiene l´abolizione dello Statuto dei Lavoratori per i lavoratori delle aziende che emergono, e una inaudita violazione dei contratti collettivi liberamente sottoscritti». Dunque, per «dialogare» le condizioni della Cgil sono queste: stralcio delle modifiche all´articolo 18, marcia indietro sulla fiducia al decreto sommerso-capitali. Proclami bellicosi, che fanno pensare che la contesa tra governo, Confindustria e sindacati sia destinata ad aggravarsi. Cofferati è convinto che le centrali sindacali possono aggiudicarsi la partita: e sarà lo sciopero generale del 16 a consentire a Cgil-Cisl-Uil di sfaldare il fronte avverso, «che fa fatica a reggere le contraddizioni e il dissenso». «Governo e Confindustria mostrano vistose articolazioni, e per ricompattarsi accentuano lo scontro. Sono convinto che uno sciopero riuscito può cambiare molte cose». Perché, ragiona il sindacalista, «un conto è l´effetto annuncio, ma assai più pesante è l´effetto concreto: ci sono conseguenze politiche sul governo e la maggioranza, e una più concreta e materiale che riguarda le imprese. Mi pare che una parte rilevante del mondo imprenditoriale non sia affatto contento di vedersi riversato addosso un clima di forti tensioni sociali». E il fronte sindacale? Anch´esso appare tutt´altro che saldo e compatto. «Certo – è la replica di Cofferati – c´è il tentativo costante di dividere i sindacati. Il governo, spinto e consigliato da Confindustria, ci prova. Ma per le singole imprese, una ipotetica spaccatura del sindacato non è un bene: al contrario, sarebbe un danno enorme, perché moltiplicherebbe le occasioni di conflitto. Le aziende che cercano di cogliere i timidi segnali di ripresa, o quelle che hanno bisogno di riorganizzarsi e ristrutturarsi, hanno bisogno di interlocutori sindacali forti e rappresentativi. Né le une né le altre hanno certo necessità di una stagione di conflitti». Infine, la politica. Cofferati liquida con una scrollata di spalle le voci che lo vorrebbero nei prossimi mesi alla guida del comitato referendario contro la modifica dell´articolo 18. Al contrario, il leader della Cgil si mostra particolarmente colpito dall´intervento a Parma di Romano Prodi. «Me lo aspettavo – dice – è stato bravo. Proprio bravo». «La statura politica di Romano Prodi non si scopre certo oggi – spiega Cofferati – e d´altro canto il presidente della Commissione Europea, come Jacques Delors, ha sempre sostenuto politiche rivolte alla coesione sociale e allo sviluppo. Politiche fondate sull´innovazione, e rispettose delle funzioni delle grandi organizzazioni sociali. In Europa, l´anomalia non è Romano Prodi. Lo sono le politiche del governo italiano di centrodestra».