Il governo fa slittare il Tfr

19/01/2005

    mercoledì 19 gennaio 2005

      POTREBBERO CAMBIARE ALCUNE NORME SU SILENZIO ASSENSO, TRATTAMENTO FISCALE E FONDO RESIDUALE ALL’INPS
      Il governo fa slittare il Tfr,
      nuova proposta a febbraio
      Sospeso il decreto su richiesta di sindacati e industriali. Confermate le risorse

        Roberto Giovannini

          ROMA
          Il governo prende tempo sulla riforma dei fondi pensione e del Tfr. Al termine di un lungo incontro di quattro ore tra il sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla e i rappresentanti di sindacati e imprenditori (giunti all’incontro con una serie di richieste sostanzialmente comuni) l’Esecutivo ha deciso di congelare per un mese e mezzo il varo del decreto attuativo che dovrebbe regolamentare in dettaglio le delicate materie che riguardano il trasferimento delle liquidazioni ai fondi pensione (e non solo). Di qui a fine febbraio, intanto, sindacati e imprese lavoreranno per presentare al governo un documento comune sulla previdenza integrativa e il Tfr. Il primo appuntamento per la predisposizione di un avviso comune potrebbe essere programmato già per la prossima settimana.

            Brambilla, anche a nome del ministro del Welfare Roberto Maroni, ha innanzitutto ribadito l’intenzione del governo di stanziare le risorse necessarie per compensare le imprese che dovranno smobilizzare il Tfr già nel 2005 (20 milioni di euro mentre 200 e 500 saranno stanziati rispettivamente nel 2006 e 2007). Le risorse, non previste in Finanziaria (si ricordano le aspre proteste di Maroni), dovrebbero essere stanziate o con il decreto sulla competitività o in un altro provvedimento. Il governo comunque dovrebbe mettere a punto un testo di decreto attuativo sulla previdenza integrativa entro fine febbraio, o al massimo entro l’inizio marzo, tenendo conto – ha assicurato Brambilla a sindacati e imprese – delle osservazioni delle parti sociali. «È stata una riunione proficua – ha detto Brambilla al termine dell’incontro – perché è emersa la posizione delle parti sociali. Sarà di aiuto per la redazione di un testo a fine febbraio-inizio marzo».
            Brambilla ha ricordato che il governo deve tenere conto delle norme Ue in particolare sulla portabilità dei fondi, ma ha sottolineato che una modifica alla bozza del ministero è possibile sul fronte della decisione del datore di lavoro sul fondo complementare al quale destinare il Tfr in caso di silenzio da parte del lavoratore (nel senso di un accordo con i rappresentanti del lavoratore).

              Questo è uno (ma non il solo) dei limiti denunciati nello schema del governo denunciato dai rappresentanti delle forze sociali: a tutti è parso infatti inopportuno che spetti al solo datore di lavoro la decisione su cosa fare del Tfr del lavoratore che non abbia espresso la sua volontà al termine del periodo di «silenzio-assenso» entro il quale si deve comunicare se si preferisce conferire la liquidazione a un fondo pensione (e a quale) o lasciarla in azienda. Altre critiche riguardano il trattamento fiscale della previdenza complementare, le procedure e i meccanismi per lo smobilizzo del Tfr, il fondo «residuale» presso l’Inps, e soprattutto la richiesta delle parti sociali per un vantaggio da assegnare ai fondi pensioni che nascono dalla contrattazione collettiva.

                Come detto, imprenditori e sindacati hanno annunciato – ha spiegato il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi – la volontà di mettere a punto un «avviso comune» da sottoporre al ministero del Welfare entro la metà di febbraio. Il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini ha detto che se il governo «recepirà le osservazioni» delle parti sociali farà una cosa giusta mentre se insisterà sulla strada attuale «troverà l’opposizione del sindacato ma anche dei datori di lavoro». «Sarà difficile – ha spiegato il segretario confederale della Cisl Pierpaolo Baretta – che il governo possa non tenere conto delle decisioni dei sindacati. Attendiamo di sapere cosa vuol fare il governo.
                Noi pensiamo che perdere il 2005 per la previdenza integrativa sarebbe un errore grave». Secondo il vicesegretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, governo e sindacati sulla previdenza integrativa sono ancora «lontani» ma i rappresentanti dei sindacati e delle imprese si vedranno «la settimana prossima per studiare un documento comune». «Siamo interessati – ha affermato per la Confindustria il direttore dell’Area Relazioni Industriali, Giorgio Usai – affinché nel 2006 la previdenza integrativa sia a regime. Occorre che tutte le norme siano messe a punto entro la prima metà di quest’anno». Una preoccupazione sul cammino della parte della riforma previdenziale sui fondi complementari arriva dal commissario della Covip, Fabio Ortolani. «Preoccupa – ha detto Ortolani – il tentativo di non fare gerarchie tra i fondi negoziali e gli altri fondi. Tutto ciò insieme al progetto di riforma del risparmio che omologa il risparmio previdenziale a quello finanziario rischia di penalizzare gli utenti, per la maggioranza poco esperti di problemi finanziari».