Il Governo fa quadrato sulle deleghe

03/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Vertice tra Berlusconi, Fini e i ministri per rilanciare la strategia sulle riforme: aperto il canale del dialogo sociale, ma senza cedimenti

    Il Governo fa quadrato sulle deleghe
    I sindacati confermano il no all’articolo 18 e attaccano il Governatore della Banca d’Italia: «Fa politica»
    Lina Palmerini
    ROMA – La linea strategica tracciata sulla strada delle riforme non cambia. Nel vertice di maggioranza di ieri il Governo ha fatto quadrato sulle deleghe del lavoro, pensioni e fisco rilanciando con fermezza le scelte programmatiche. Il premier, Silvio Berlusconi, è riuscito a tenere compatta la sua maggioranza anche sull’articolo 18 su cui c’era stato più di qualche sussulto. Alla fine, anche i centristi e la destra sociale di An hanno condiviso la scelta di andare avanti sulla delega a fronte della linea "aperturista" ribadita ieri dal premier che si è impegnato a modificare, in qualsiasi momento, i contenuti della proposta sui licenziamenti in presenza di un accordo tra le parti. In realtà, il testo non viene affatto considerato "blindato": infatti, anche in mancanza di un’intesa, il Governo potrebbe provare ad ammorbidire le posizioni di Cisl e Uil ritoccando le tre fattispecie che prevedono modifiche temporanee e limitate allo Statuto. Molto dipenderà anche dalla trattativa sulle pensioni ma, per il momento, l’Esecutivo si prepara a misurarsi con lo sciopero proclamato dal sindacato per la prossima settimana. Nel vertice di ieri a Palazzo Grazioli (al quale hanno partecipato, oltre al premier, anche il suo vice, Gianfranco Fini, il ministro dell’Economia Tremonti, per le Riforme Bossi, del Welfare Maroni, delle Politiche comunitarie Buttiglione, il leader del Ccd-Cdu Follini e il sottosegretario Gianni Letta) si è però parlato molto anche del caso Taormina (vedi pagina accanto) e di pensioni. Martedì prossimo si svolgerà a Palazzo Chigi l’incontro con le parti sociali sulla riforma previdenziale, appuntamento che sarà preceduto da vertici ristretti tra ministri per meglio disegnare la proposta da portare al sindacato. Tra l’altro, martedì sarà la "vigilia" dello sciopero proclamato da Cgil, Cisl e Uil per protestare contro le modifiche all’articolo 18, dunque l’appuntamento diventa cruciale per il Governo che cerca di non esasperare il conflitto sociale. La richiesta del ritiro della delega sui licenziamenti avanzata dai sindacati, però, non passa come non passa quella (avanzata dalla Cgil) di riformare le pensioni senza usare la delega. Del resto, nel vertice europeo sul lavoro di lunedì l’Esecutivo dovrà dare risposte convincenti all’Unione che ha bocciato senza appello il nostro mercato del lavoro. Le deleghe sul Welfare e il Libro bianco sono gli "argomenti" che l’Italia porterà a Bruxelles per dare il senso di una svolta in atto. Fare marcia indietro, dunque, viene considerato inopportuno anche per ragioni "esterne": all’orizzonte, poi, c’è il summit europeo di Barcellona che impone un passo fermo sulle riforme. «Con le norme proposte non ci saranno licenziamenti facili – ha detto Umberto Bossi uscendo dal vertice -. Quello sull’articolo 18 è un falso problema». E Rocco Buttiglione ha sottolineato la linea aperturista più volte invocata dai centristi: «Siamo pronti a riattivare il dialogo in qualsiasi momento ma la scelta della delega non verrà meno. Deve essere chiaro che le scelte ultime spettano al Governo». Anche Roberto Maroni è tornato sul tema-licenziamenti ma soprattutto sui prossimi scioperi: «Spero che l’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil eviti strumentalizzazioni e serva davvero a informare i lavoratori sull’effettiva portata della proposta del Governo». Ieri i sindacati, invece, hanno soprattutto replicato al Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, che giovedì aveva appoggiato le scelte del Governo sul lavoro («sono passi che vanno nella direzione giusta»). «Ormai – ha commentato il leader della Cgil, Sergio Cofferati – Fazio svolge una funzione che più politica non si può. Del resto, è da tempo che il Governatore corre in soccorso del Governo. Lo fa tutte le volte che ci sono problemi». Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, invita invece il Governatore a un confronto: «Ogni tanto farebbe bene a confrontarsi anche con il sindacato. Forse, capirebbe meglio le questioni». Ma Pezzotta è tornato all’attacco sui licenziamenti: «Il Governo non avrà il mio scalpo, le misure decise sono una cosa tipo Ss». Anche il numero uno della Uil, Luigi Angeletti stigmatizza Fazio: «È pura mistificazione, l’articolo 18 non c’entra nulla con la modernizzazione del mercato del lavoro. È solo un modo per trasformare i lavoratori in sudditi».
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    Sabato 01 Dicembre 2001
 
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