Il governo divide i sindacati sul fisco

07/05/2002


La Stampa web





(Del 7/5/2002 Sezione: Economia Pag. 18)
IRRITAZIONE FRA GLI UOMINI DI COFFERATI: «IL PARLAMENTO STA GIÀ VOTANDO»
Il governo divide i sindacati sul fisco
Tremonti convoca i segretari: Cisl e Uil accettano, la Cgil nicchia

ROMA
Il dialogo tra governo e sindacati sulle riforme assomiglia sempre più ad una partita a scacchi. Il governo, con Berlusconi e Fini, insiste sul suo progetto la riforma del mercato del lavoro e sull´articolo 18, ma temporeggia sulla riapertura del confronto sollecitata anche ieri dai sindacati e tenta invece l´avvicinamento, convocandoli mercoledì al ministero dell´Economia per discutere la riforma fiscale. Una mossa, quest´ultima, che ha creato qualche scompiglio e un po´ di maretta nelle file «avversarie». L´incontro sul fisco era stato chiesto un paio di settimane dagli stessi sindacati, ma nel frattempo la Camera ha quasi concluso l´esame della delega e la Cgil, irritata, sta riflettendo sull´opportunità di rispondere alla convocazione. «Dobbiamo decidere se andare da Tremonti, perché è troppo singolare la contestualità tra questo incontro e il fatto che il Parlamento stia votando» ha detto ieri il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani. L´organizzazione guidata da Sergio Cofferati deciderà solo all´ultimo minuto: se per mercoledì fosse stato già votato l´articolo 3 della delega, che riguarda le nuove aliquote Irpef, la Cgil potrebbe non andare. Il governo, intanto, ha respinto la richiesta dell´opposizione di congelare l´esame in attesa dell´incontro. «Abbiamo tempi da rispettare. In Senato, dove il ddl deve ancora approdare, ci saranno tutti gli spazi per accogliere eventuali richieste sindacali» ha detto il sottosegretario all´Economia, Daniele Molgora. «C´è stato tutto il tempo, non si è voluto cogliere l´opportunità e adesso diventa davvero un po´ imbarazzante» ha detto Epifani. Per la Cisl, invece, «meglio tardi che mai. E´ utile che ci sia l´incontro – ha detto il segretario confederale, Pierpaolo Baretta – perché finalmente è l´occasione per esprimere i nostri dubbi sulla riforma e chiedere di aggiungere quello che manca dal provvedimento. C´è una convocazione che abbiamo chiesto e dunque ci andiamo». Sulla stessa linea la Uil. «La cosa importante – ha detto il segretario confederale, Adriano Musi – è verificare la disponibilità del governo a venire incontro alle nostre richieste». Come ha ricordato ieri Savino Pezzotta l´unità sindacale è ancora «una parola grossa», anche se sulla riforma del mercato del lavoro Cgil, Cisl e Uil sembrano avere minori tentennamenti. Insieme attendono la convocazione del governo e insieme sono pronte a meditare nuove azioni di lotta, a maggior ragione se l´articolo 18 sarà di nuovo sul tavolo. «Sarebbe opportuno un confronto in tempi brevi, altrimenti – ha detto il segretario della Cisl – il sindacato dovrà decidere quali iniziative mettere in campo». «Più passa il tempo – gli ha fatto eco Epifani – più aumentano i sospetti sulla reale volontà di dialogo di questo governo. E se il dialogo non riparte dovremo discutere unitariamente le iniziative di lotta dopo lo sciopero generale» ha aggiunto il numero due della Cgil, che oggi presenterà le sue proposte di riforma del mercato del lavoro, tese ad un´estensione dei diritti ai lavoratori atipici. Sull´articolo 18 – questione che il presidente della Fieg e degli industriali modenesi, Luca di Montezemolo, definisce peraltro «non dirimente» – il governo mantiene comunque la linea della fermezza. «Nessuno di noi vuole ritirarlo» ha assicurato ieri il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini. Silvio Berlusconi, dal canto suo, ha confermato che la ripresa del tavolo con le parti sociali non è urgente. Se ne parlerà dopo il rientro dagli Usa del ministro del Welfare, Bobo Maroni, previsto il 12, se non addirittura dopo le elezioni amministrative del 26 maggio. «Vedremo… C´è tutta una serie di argomenti aperti di cui si sta comunque parlando» ha detto ieri Berlusconi, riferendosi anche al fisco. Il governo resta convinto che la deroga all´articolo 18 sia la chiave giusta per far crescere le imprese rilanciando l´occupazione. «Ci siamo impegnati a dimezzare il tasso di disoccupazione creando un milione e mezzo di posti di lavoro. In pochi mesi siamo già arrivati a quasi 400 mila nuovi posti: se potessimo fare le riforme senza incontrare le resistenze delle forze di conservazione, come è successo sull´articolo 18, potremmo raggiungere obiettivi ancora più alti. Ma voi sapete com´è» ha aggiunto Berlusconi: «Qui c´è un´altra squadra che invece di giocare insieme a noi per fare gol nell´interesse del paese, gioca contro di noi».

Mario Sensini