Il governo dimentica il congresso Cisl

05/07/2005
    martedì 5 luglio 2005

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      PAROLE. OGGI AL VIA CON LA RELAZIONE DI PEZZOTTA

        di Ettore Colombo

          Il Patto per l’Italia è solo un ricordo
          Il governo dimentica il congresso Cisl

            Ha scelto di impostare una relazione pacata nei toni ma ferma e chiara nella sostanza delle richieste, il segretario della Cisl Savino Pezzotta, che oggi aprirà a Roma il XV congresso della Cisl. Tre i messaggi più importanti che lancerà. Il primo sarà rivolto agli altri sindacati, specialmente alla Cgil, e riguarderà la riforma degli assetti contrattuali: «il governo ha formulato la sua proposta per quanto riguarda il settore pubblico, la Confindustria sta per farlo per quello privato, i sindacati non possono presentarsi in ordine sparso, con tre proposte diverse. La Cisl la sua l’ha fatta, aspettiamo risposte dalla Cgil ma la nostra pazienza ha un limite», dirà Pezzotta, che di certo aggiungerà anche qualcosa sul pericoloso stallo del rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, su cui la Fim ha elaborato proposte innovative che la Fiom ignora. Il secondo consisterà nel forte rilancio di un’idea già avanzata, da Pezzotta, un patto sociale, con i corpi sociali ed economici della società, e un patto di legislatura con il mondo politico, idea che può essere tradotta con lo slogan “concertazione semplificata”. Strumento che pensa flessibile nella valutazione e nella definizione degli obiettivi purché regga l’intera legislatura, a prescindere da chi vincerà le elezioni. Nell’immediato, invece, «poche cose ma chiare» al governo: fiscalità di vantaggio al Sud, interventi per le industrie in crisi, restituzione del fiscal-drag per dare ossigeno ai redditi da lavoro».

            Ma anche “questione sindacale” da affrontare, valore dell’autonomia, antico faro cislino, da ribadire e forza della partecipazione da rilanciare saranno, con le sfide globali, la solidarietà e i diritti e, appunto, il rilancio della concertazione («perché senza la concertazione c’è solo il conflitto», sottolinea), i temi principali della relazione. Che si preannuncia «corposa» (almeno un’ora e mezza) e divisa in due parti: la prima sarà una sorta di bilancio morale di questi quattro anni in cui l’orso bergamasco ha guidato il sindacato di via Po mentre la seconda conterrà un giudizio (negativo) sulla legislatura, affronterà i rapporti confederali nel nome del nuovo «pluralismo convergente» e parlerà al cuore dei cislini.

            Certo, solo un antimediatico come Pezzotta poteva annunciare che «non sarà un congresso mediatico», ma l’obiettivo è chiaro: puntare l’attenzione sui temi «di fondo» («Le avete lette le tesi?», chiede ai giornalisti, «perché noi discuteremo di quello…») e abbassare la temperatura della corsa per la successione che non si aprirà né oggi né domani ma dopodomani. Cioè un po’ prima della scadenza naturale (2009) della sua seconda volta alla guida della Cisl (la prima fu nel 2001, quando sostituì Sergio D’Antoni). «La notizia è che mi ricandido», spiega lui sornione, ma sa bene che supererà prima del completamento del secondo mandato (dicembre 2008) i 65 anni, limite d’età previsto per statuto. C’è chi sostiene che mollerà in occasione della conferenza organizzativa prevista per il 2007 e chi pensa che sia pronto a scendere in politica alle elezioni del 2006 (molto improbabile). Anche per dimostrare visivamente che la Cisl non ha aperto alcuna lotta intestina che non sia il normale posizionamento di aree e componenti interne ieri i principali candidati al dopo-Savino (i segretari confederali Pier Paolo Baretta, Raffaele Bonanni e Giorgio Santini) erano tutti seduti accanto a lui e al responsabile dell’organizzazione Sergio Betti, in conferenza stampa.

              Oggi, oltre ai 972 delegati in rappresentanza di 4.260.937 iscritti, alle 120 delegazioni straniere e oltre mille tra ospiti e invitati, ad ascoltare la relazione di Pezzotta ci saranno molti leader politici: tra loro anche Casini, Prodi, Fassino, Rutelli. Per il governo è certa invece la presenza del solo ministro del Welfare Maroni. C’era anche quattro anni fa, ma allora la scena gliela rubò un Berlusconi conciliante che invitava la Cisl al «dialogo sociale». Ne scaturì il Patto per l’Italia, poi finito in un cassetto. Oggi la Cisl deve subire lo sgarbo di un governo che «si dimentica» persino del suo congresso quando fa le convocazioni per il Dpef, salvo frettolosa marcia indietro. Anche gli orsi ci tengono, alle buone maniere.