Il Governo: dialogo sociale ma senza fretta

06/05/2002





I centristi premono per una mediazione e chiedono un vertice di maggioranza, ma per Maroni il Parlamento deve approvare la delega
Il Governo: dialogo sociale ma senza fretta
Appello del capo dello Stato: senza il confronto non si possono risolvere i problemi
ROMA – «Se non c’è dialogo i problemi non si risolvono». Il Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ieri a Udine rispondendo a una domanda sulla ripresa del dialogo tra Governo e parti sociali, è tornato a sottolineare l’importanza del confronto come metodo per la soluzione «dei problemi a ogni livello». L’impasse sull’articolo 18, dunque, può trovare una via d’uscita solo nel rilancio della trattativa anche se il Governo sembra proprio voler allungare i tempi. Ieri, a margine del Consiglio dei ministri, il premier e il ministro del Welfare, Roberto Maroni, hanno parlato di come ricucire la rottura con il sindacato ma per il momento la parola d’ordine è «non avere fretta». Il ministro sarà fuori dall’Italia per una settimana, quindi prima della metà del mese non ci sarà un incontro ufficiale. Ma soprattutto è ancora recente l’offensiva sindacale della piazza per allestire un tavolo e una «mediazione onorevole», sia per quella parte di sindacato che preme per la trattativa, sia per il Governo che non vuole dare l’impressione di aver ceduto alle pressioni. Non è poi ininfluente la scadenza elettorale del 26 maggio, che rappresenta un test politico anche per le decisioni in tema di lavoro e previdenza. Ma le urne, oltre condizionare i tempi della trattativa, fanno riemergere con più evidenza le contraddizioni e le tensioni competitive della maggioranza. Tensioni emerse anche nel Consiglio dei ministri di ieri. «Nessuna smania di distinguersi o smarcarsi», chiarisce Marco Follini, presidente del Ccd, spiegando la richiesta dell’Udc di un summit di maggioranza per gestire la ripresa del dialogo sociale. Ieri, infatti, i leader centristi, Rocco Buttiglione, Marco Follini e Sergio D’Antoni, hanno reclamato «un vertice urgente di tutti i partiti della Casa della Libertà per definire responsabilmente le priorità di una nuova agenda di confronto con le parti sociali». L’idea non è quella dello «stralcio dell’articolo 18 dalla delega», dice Follini che ribadisce «l’impegno preso con la maggioranza per portare avanti le riforme». Il punto, invece, è quello «di trovare un momento di collegialità e definire, insieme, un’agenda con la riforma degli ammortizzatori sociali accompagnati da nuove risorse, democrazia economica, sistema fiscale. Temi su cui vogliamo dire la nostra, che possono svelenire il clima sull’articolo 18 e rilanciare il dialogo con quella parte di sindacato che non ha pregiudiziali politiche e a cui siamo particolarmente attenti». Un’attenzione nota, visti i vari incontri tra esponenti centristi e i leader di Cisl e Uil che hanno creato non poca confusione e malumori nella maggioranza e nel sindacato. All’Udc ha subito replicato il ministro Maroni, abituato alle invasioni di campo. Una replica fatta senza accentuare i toni polemici ma ferma nella sostanza. «Il Parlamento deve approvare in tempi rapidi la riforma del mercato del lavoro, già varata dal Governo nella sua collegialità. È saggio – ha detto Maroni in una nota – ricercare le ragioni di una rinnovata convergenza politica, ma è altrettanto saggio andare avanti con la delega-lavoro». Il conflitto, infatti, è tutto sulla mediazione da cercare con il sindacato: l’Udc preme sull’ipotesi di fermare i tempi parlamentari della delega, d’intesa anche con una parte di An, mentre la Lega e Forza Italia tengono il piede sull’acceleratore aspettando, in questo senso, un via libera anche dal test elettorale di maggio. Resta così in piedi l’allestimento della cabina di regia per evitare, soprattutto in questa fase pre-elettorale, smagliature politiche anche se il ministro Frattini ha confermato che «la convocazione alle parti sociali partirà da Maroni». Al Welfare, intanto, le diplomazie lavorano per la mediazione e il clima è di cauto ottimismo. Si cerca una via d’uscita riducendo le tre fattispecie di deroga all’articolo 18 (quella sulla soglia dei 15 dipendenti resta la più quotata per il compromesso) ma si ragiona anche sugli strumenti legislativi alternativi alla delega. L’accordo, nonostante l’ala dura della coalizione che vorrebbe tirare dritto a ogni costo, è lo sforzo necessario che si sta facendo per impedire che Cgil, Cisl e Uil compatte lancino una stagione di micro-conflittualità. «Ciampi ha perfettamente ragione, il dialogo è essenziale. Il Governo ci convochi al più presto e risolva il problema dell’articolo 18», ha detto ieri il leader della Uil, Luigi Angeletti. Il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani, si augura invece «che finisca la telenovela della convocazione: capire cioè come, quando e chi ci convocherà». La prossima settimana sarà importante anche per il sindacato. Lunedì e martedì ci sarà il direttivo della Cgil che rinnoverà la segreteria e presenterà le proposte su atipici, ammortizzatori e vertenze giudiziali mentre mercoledì la Cisl rilancerà la sua piattaforma (si veda anche «Il Sole – 24 Ore» del 24 aprile). Se ci sarà una sintesi unitaria dipenderà anche dal Governo.

Lina Palmerini
Sabato 04 Maggio 2002