Il governo: dialogo sì, stralcio no

21/01/2002


SABATO, 19 GENNAIO 2002
 
Pagina 33 – Economia
 
Angeletti (Uil) si riallinea con Cgil e Cisl: articolo 18 intoccabile.Fresco e Tronchetti contro "le guerre di religione"
 
Il governo: dialogo sì, stralcio no
 
Sul lavoro Berlusconi approva Maroni. Sindacato compatto
 
 
 
 
ROBERTO PETRINI

ROMA — Nessuno stralcio, ma sì al dialogo e alle modifiche: l’esecutivo appoggia la lineaMaroni. E’ stato lo stesso Silvio Berlusconi ieri ad aprire la riunione del consiglio dei ministri sottolineando un sì «convinto» alla trattativa ma senza «strappi» e «pregiudiziali». Se tuttavia, avrebbe avvertito, si pensa di arrivare solo e comunque allo scontro frontale il governo non rimarrà a guardare ma andrà avanti per la sua strada. Posizioni apparse più sfumate di quelle consegnate al Financial Times al quale Silvio Berlusconi ieri aveva confidato che, «se avesse seguito i suoi istinti» su lavoro e pensioni, «sarebbe andato molto oltre» e aveva tenuto a sottolineare che «secondo i sondaggi» i sindacati non avrebbero l’appoggio dei cittadini».
Il riallineamento del governo è giunto mentre dai sindacati, fortemente compatti, giungono nuovi «no» e da parte di Sergio Cofferati partono bordate verso la destra italiana: «Sta attaccando duramente il Welfare», ha detto ieri il leader della Cgil. Segnali distensivi vengono, invece, dagli industriali: Marco Tronchetti Provera e Paolo Fresco invitano ad «evitare lo scontro» e le «battaglie di religione».
Ieri, dopo il consiglio dei ministri, è stato Rocco Buttiglione a riassumere la linea del governo, discussa durante la riunione dell’esecutivo: «Abbiamo detto a Maroni che si sta comportando bene», ha detto il ministro per le Politiche comunitarie lasciando Palazzo Chigi e ha aggiunto che il governo «riafferma il primato del dialogo sociale». Buttiglione ha ricordato che bisogna procedere con «flessibilità, ma anche con fermezza», ha rilevato che «anche i lavoratori dipendenti sono nostri elettori» ma ha anche detto che i sindacati non possono difendere l’articolo 18 «come una bandiera» e li ha invitati a discuterne le modifiche. «Nessuna marcia indietro», ha ribadito Gasparri che ha apprezzato l’operato di Maroni. A esplicitare ulteriormente l’atteggiamento del governo è intervenuto il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi: «Si cerca una mediazione, che non è certo lo stralcio», ha detto.
La mossa del governo tuttavia è ormai nel mirino di tutti e tre i sindacati che ieri hanno ritrovato l’assoluta compattezza. Il leader della Uil Luigi Angeletti ha precisato, dopo le aperture «a caldo», che «non c’è alcuna differenza di posizioni con Cisl e Cgil» e ha spiegato di essersi limitato «ad apprezzare che il governo cominci ad avere dei dubbi».
Da Genova Sergio Cofferati ha sparato a zero accusando la destra di portare «un duro attacco al sistema dei diritti», ha ricordato che «gli imprenditori italiani hanno osteggiato Maastricht» e ha detto che oggi, trovandosi in difficoltà, senza poter più ricorrere a svalutazioni competitive, chiedono di ridurre di ridurre i diritti e i relativi costi.
Toni decisi anche da parte del segretario della Cisl Savino Pezzotta: «L’articolo 18 deve essere tolto dal tavolo», ha ribadito e ha polemizzato con Berlusconi: «Dice che non abbiamo l’appoggio dei cittadini? Non è vero gli scioperi stanno andando bene e abbiamo dalla nostra parte lavoratori e pensionati».
Dopo le dure prese di posizione di D’Amato sembra trovare seguito la lineaRomiti. «Bisogna guardare a tutto l’insieme — ha detto il presidente della Fiat Paolo Fresco — non si possono fare battaglie di religione su un punto. Bisogna che le parti si incontrino senza pregiudizi radicali. Poi si trova l’accordo». Ha invitato ad «evitare scontri» anche il vice presidente della Confindustria Marco Tronchetti Povera: «Il paese ha bisogno di stabilità».
Scende in campo, infine, sul fronte politico il segretario dei Ds Piero Fassino che ha definito «del tutto insufficienti» le proposte di Maroni, mentre Alfiero Grandi, dei ds, invita a prepararsi all’ostruzionismo sull’articolo 18 .