Il governo delinea la riforma fiscale-1

30/09/2002






            (Del 30/9/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
            LE PROPOSTE IN CAMPO: ALIQUOTA BASE AL 23%, ZERO PRELIEVI SINO A 7500 EURO. RISPARMIO MEDIO: 226 EURO
            «Guadagni 10 mila euro? Pagherai metà tasse»
            Il governo delinea la riforma fiscale.
            Deduzioni differenziate per i pensionati

            Chi guadagna 10 mila euro il prossimo anno pagherà quasi un milione di vecchie lire in meno di tasse rispetto al milione otto attuale. Tra i 10 e i 20 mila il risparmio sarà attorno ai 250 euro. Gli sconti fiscali, tanto annunciati, arrivano nella Finanziaria (il testo definitvo sarà pronto solo questa sera) grazie ad una serie di provvedimenti (accorpamento di alcune aliquote, no tax aerea, deduzioni e detrazioni) che favoriranno in particolare i redditi più bassi. Nei progetti del ministro dell´Economia Giulio Tremonti, a fare la differenza rispetto al passato sarà soprattutto l´estensione dell´area di esenzione fiscale. La riforma fiscale, secondo il governo, toccherà 28,1 milioni di contribuenti e garantirà un risparmio medio di 226 euro ciascuno. L’84% ha redditi inferiori a 25 mila euro. Per chi guadagna meno di 10 mila euro, il 43,4% del totale, il beneficio sarà di 320 euro. Per i pensionati che hanno un reddito inferiore ai 10.000 euro il risparmio sarà pari a 416 euro.
            NO TAX AREA. Il nuovo tetto per i lavoratori dipendenti e pensionati sale dagli attuali 6 mila euro a 7500. Nel primo comma dell´articolo 2 della legge di bilancio si specifica: «Se alla formazione del reddito complessivo concorrono soltanto redditi da pensione non superiori a 7500 euro, redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e quello dell´unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze, l´imposta non è dovuta» E´ prevista un decremento del bonus al salire del reddito fino a 25 mila euro. Da questa soglia in su, rimarrà stabile a 3 mila euro. Per gli autonomi la zona «a zero tasse» sarà fino a 3.500 euro.
            LE NUOVE 5 ALIQUOTE. L´Irpef avrà come prima aliquota il 23% per i redditi fino a 14.000 euro. Oggi grava invece un´aliquota del 18%, che sale al 24% fino a 15 mila euro di reddito. L’attuale scaglione tra 15.493 e 30.987 euro con aliquota al 32% viene sdoppiato in due scaglioni il primo per i redditi tra 14.000 e 26.000 euro con aliquota al 28% e il secondo tra 26.000 e 33.000 euro con aliquota al 31%. Invariate le due ultime aliquote al 39% e al 45%: la prima si applicherà ai redditi tra 33.000 e 70.000 euro e la seconda ai redditi oltre 70.000 euro.
            DEDUZIONI E DETRAZIONI. La novità dell´ultima ora è la distinzione nelle deduzioni tra lavoratori dipendenti e pensionati che fino a ieri erano accorpati sotto un´unica voce. A tutti sarà garantita una deduzione di 4 mila euro. Previsti poi tre surplus: 3500 per i lavoratori dipendenti, 3000 per i pensionati e 500 per i dipendenti. Questa deduzione sarà decrescente all´aumentare del reddito e tenderà ad annullarsi per dipendenti e pensionati tra i 32 e i 33 mila euro di reddito. Confermate detrazioni detrazioni per le famiglie e carico e le deduzioni (polizze e spese mediche).
            DUE ESEMPI. Un single, al netto di detrazioni e deduzioni, con 9 mila euro di reddito annuo oggi pagava quasi mille euro di tasse. Dal prossimo anno saranno 445. Un lavoratore dipendente sposato con due figli e un reddito da 12 mila euro, ad oggi pagava 140 euro. Dal 2003 non dovrà versare nulla.

            Federico Monga

            IRPEG E IRAP
            Scende il carico per le imprese
            IMPOSTA sulle persone giuridiche più leggera, Irap scontata, ma contributi alle imprese trasformati in prestiti per metà. La finanziaria sul tavolo del governo stabilisce che l´Irpeg, l’imposta applicata sulle imprese di capitale, scenderà di due punti, dal 36 al 34%, un punto in più di quanto già previsto dalla finanziaria di due anni fa. Per l’Irap arriva il primo sconto «lavoro»: per i piccoli imprenditori, con un giro d’affari fino a 400.000 euro, arriverà uno sconto di 2.000 euro a dipendente, fino ad un massimo di 10.000 euro. Un ritocco, per l’Irap, è anche previsto per le nuove deduzioni (cioè per una sorta di mini no-tax area). Le imprese hanno protestato per il fatto che il 50% degli incentivi a fondo perduto (con l’esclusione di quelli previsti dai cofinanziamenti Ue) sarà trasformato in prestiti. L’obiettivo del governo è quello di togliere il peso dei contributi dal «deficit», cioè da uno dei parametri europei, spalmandolo su più anni sui soli valori di cassa (il fabbisogno). Per le imprese non ci dovrebbe essere aggravio: il Tesoro ha previsto un basso tasso di interesse, unito a lunghe rate (la prima dopo cinque anni dall’incentivo e l’ultima entro dieci anni).





            CONDONI E CONCORDATI
            Accordi preventivi per tre anni Sanatoria su pregresso ed errori
            NELLA manovra il capitolo sconti e perdoni fiscali è assai corposo. il governo prevede di portare a casa almeno 8 miliardi di euro. Si parte da un concordato per finire, in Parlamento, con un condono tombale. Previsto un concordato preventivo per 4,3 milioni di contribuenti. La proposta arriverà dal Fisco. Il governo attende un incasso un ricavo da 5 milioni di euro. Pagamenti diluiti su tre anni e niente controlli per tre anni. Concordato pregresso: per 2,7 milioni di contribuenti, senza sconti e maggiorazioni. Tocca al contribuente decidere se accettare o meno. Maggiori imposte ridotte del 50% per la parte eccedente i 5000 euro per le persone fisiche e i 10000 per gli altri. Prevista anche una sanatoria errori formali e scorte: interessati 4,3 milioni di contribuenti. Si paga un forfait da 300 euro. Per chi non si adegua, nessuna sanzione ma arriveranno maggiori controlli. Liti pendenti: per importi bassi (fino a 20.000 euro) si chiude con il 10% della cifra in contenzioso. Per quelle di importo maggiore si pagherà di più. Il saldo con l´Unico 2003. Sarà riaperto lo scudo fiscale con aliquota maggiorata al 4%.





            ENTI LOCALI
            Meno trasferimenti alle Regioni Una «task force» per i Comuni
            DAL primo gennaio del 2004 saranno cancellati i trasferimenti statali, con l’esclusione dei settori del trasporto locale e delle spese per la salute «umana e veterinaria». Per quest’anno è previsto un taglio del 2% dei trasferimenti – come stabilito dalla precedente Finanziaria – stimato dal Tesoro in 22 milioni di euro. Nel 2003 il governo punta a congelare le addizionali di Regioni e Comuni ma potrebbe aumentare la quota di compartecipazione degli enti territoriali all’Irpef dello Stato, senza effetti sulle tasche dei cittadini. In particolare ci sono il debutto dell’Irpef Provinciale (l’1 o il 2% del gettito erariale), l’aumento della quota dei comuni (dal 4,5 al 6,5%) e la decisione di avviare un confronto con le Regioni su questo tema. Molte sono le norme contenute nella Finanziaria per contenere i conti dei Comuni. Sarà insediata una «commissione di coordinamento della finanza pubblica» e terrà a bada gli enti locali dissestati imponendo misure d´intervento. I Comuni e le province in dissesto finanziario dovranno aumentare nella misura massima consentita dalla legge i tributi propri.





            CONSUMI
            A novembre il bonus per aiutare le famiglie Frigo, tv e caldaie verso la rottamazione

            UN «bonus» fiscale ma non per le imprese, bensì per le famiglie. La manovra economica del governo potrebbe non esaurirsi nell’approvazione della Finanziaria. Con l’obiettivo di rilanciare i consumi, una delle ipotesi allo studio prevede un intervento fiscale per incentivare le famiglie a rinnovare la propria casa, da fuori a dentro. Non è contenuto nella finanziaria all’esame del Consiglio dei Ministri ma dovrebbe trovare spazio nel disegno di legge collegato che potrà essere presentato entro metà novembre. In pratica, finito l’incentivo per le ristrutturazioni, potrebbe arrivare un nuovo meccanismo di agevolazione fiscale, un «bonus» che sarebbe riconosciuto alle famiglie a fronte di determinate spese. Potrebbero rientrarci non solo le ristrutturazioni degli immobili (sono comprese le facciate), ma anche il rinnovo – a fini ecologici – di frigoriferi, televisori e caldaie. Non è esclusa nemmeno la possibilità che questa spinta fiscale al «rinnovo» possa arrivare anche per i mobili. Per ora, comunque, si tratta solo di una ipotesi anche se sarebbe già stato creato uno staff di esperti che sta effettuando delle elaborazioni statistiche per calibrare sia l’ importo del bonus sia l’effetto di questo incentivo. Si punterebbe comunque ad un meccanismo semplice in grado di raccogliere l’eredità «fiscale» non solo degli incentivi per le ristrutturazioni immobiliari ma anche delle molte detrazioni che oggi vengono riconosciute ai fini Irpef e che invece, nell’ottica della riforma fiscale, dovrebbero essere accorpate in deduzione concentrate solo su alcune voci principali.