Il governo del fare: 380mila posti in meno nel 2009

25/03/2010

Va peggio di quanto stimassero anche i più avvertiti degli osservatori. E non è finita: l’uscita dal tunnel non si vede. Nell’ultimo trimestre del 2009 risultavano 530mila occupati in meno tra gli italiani rispetto allo stesso periodo del 2008. Un crollo gigantesco, solo in parte colmato dalla crescita degli occupati stranieri, che comunque prosegue a ritmi più lenti del solito. Il saldo del trimestre è di 428mila posti in meno. L’intero 2009 segna in media un’emorragia di posti di 380mila unità. È il primo calo dell’occupazione da 15 anni a questa parte: solo nel ‘95, dopo la crisi dei primi anni ‘90, l’occupazione ha avuto una flessione analoga. «A questi dati si aggiungeranno presto quelli di chi sta terminando il periodo di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga – osserva Paolo Nerozzi, senatore Pd – Non si tratta di
numeri leggeri. E la nuova occupazione è più instabile, con più contratti a termine». Anche molti industriali non nascondono il pessimismo: la riduzione degli occupati alla fine del processo si preannuncia pesante.
OTTIMISMO
Solo i ministri in carica minimizzano. «Il dato medio della disoccupazione in Italia nel 2009 (7,8%) è inferiore di 1,6 punti a quello dell’Eurozona – rassicura Maurizio Sacconi – La caduta è stata contenuta grazie agli ammortizzatori che hanno garantito un milione di persone. Un minuto dopo la formazione delle nuove giunte regionali convocherò il tavolo stato-regioni e parti sociali per un piano sull’occupazione». Stessa linea difensiva di Giulio Tremonti: andiamo
meglio del resto d’Europa. In realtà i due ministri sono i responsabili principali di questa catastrofe sociale. Sono loro che hanno teorizzato il mantenimento dello status quo, il contenimento dei danni sulla platea dei già protetti, il rinvio al dopo crisi per soluzioni alternative. Nulla di fatto sulla domanda interna, mentre l’export rallentava. Così la crisi si schianta ora anche nelle aree più forti, dove la grande industria espelle centinaia di migliaia di lavoratori, così come sono costretti a chiudere migliaia di piccole imprese, soprattutto nel commercio. È il fallimento del nordismo leghista, che mostra tutte le sue debolezze.
MEZZOGIORNO
Ma i numeri complessivi non dicono tutto della pesantezza della crisi. Se si guarda dentro le cifre, si riscoprono i vecchi mali italiani. Più della metà dei posti persi concentra nel Mezzogiorno con 194.000 unità in meno (-3%a fronte del -1,6% su base nazionale) mentre il Nord perde 161.000 unità (-1,3%) e il Centro appena 25.000 (-0,5%). Le persone in cerca di occupazione nel Sud tuttavia aumentano di appena 12.000 unità soprattutto a causa dell’effetto scoraggiamento sulla possibilità di trovare un lavoro dell’aumento dell’inattività.
Il settore che ha subito la maggiore contrazione è l’industria in senso stretto (- 214.000 posti) seguita dall’ agricoltura (-21.000 posti) e dalle costruzioni (- 26.000 unità). I servizi segnano una flessione dello 0,8% (-119.000 unità). PRECARI Sono stati i precari, i collaboratori e i cosiddetti «indipendenti» i lavoratori più colpiti dalla crisi economica. Su 380.000 posti persi infatti 211.000 sono posizioni lavorative indipendenti (collaboratori, piccoli imprenditori ecc) mentre 169.000 sono dipendenti (171.000 in meno gli occupati a termine a fronte di un lievissimo aumento tra i rapporti a tempo indeterminato). Sono più gli uomini a perdere lavoro (274.000 unità in meno contro le 105.000 delle donne).Mala platea di donne occupate resta molto più ristretta rispetto a quella maschile. A sud lavora meno di una donna su tre, mentre a nord una su due. Tanto che nel Mezzogiorno aumentano gli inattivi: che non hanno e non cercano lavoro. «Attualmente 500mila lavoratori sono in cig, e ne usciranno presto», attacca il senatore Tiziano Treu. Come dire: il numero di espulsi potrebbe raddoppiare. «I dati sono impressionanti, è inaccettabile ignorarli», dichiara Fulvio Fammoni della Cgil. E alle cifre di Treu si aggiungono quelle di Stefano Fassina (Pd), il quale ricorda che dall’inizio della crisi a oggi sono stati in 700mila quelli che hanno perso il lavoro.