Il governo dà il via libera agli sceriffi privati

22/04/2003

            domenica 20 aprile 2003

            Il governo dà il via libera agli sceriffi privati
            Più poteri a guardie giurate, investigatori e agenzie specializzate nel recupero crediti

            Gianni Cipriani
            ROMA Il disegno di legge approvato dal governo si chiama: «Disposizioni in materia di sicurezza sussidiaria»: norme per regolare in maniera più organica le attività delle guardie giurate, degli investigatori privati e delle agenzie specializzate nel recupero crediti. Fin qui tutto bene, visto il caos che esiste dietro queste attività. Qualche perplessità, però, emerge
            se si guarda la filosofia di fondo del provvedimento: se prima l’intero comparto sicurezza spettava allo Stato, il quale in alcuni casi dava il proprio benestare per le attività private, come la sorveglianza di «cose» (banche, trasporti di valori, immobili, vigilanza rurale) adesso c’è una sorta di rovesciamento: lo Stato si ritira da tali attività, lasciandole ai privati,
            salvo riservarsi un potere di intervento in particolari situazioni.
            Un passo in direzione di una sorta di «privatizzazione» della sicurezza sul quale, forse, sarebbe il caso di riflettere bene. Perché se da un lato il disegno di legge del governo sembra in qualche modo «fotografare» la situazione esistente, dall’altro si possono creare le premesse per modifiche successive che possano trasformare, ad esempio, alcune guardie giurate
            in nuovi «sceriffi», con tutto ciò che di negativo ne può conseguire in un ordinamento democratico. Per essere più chiari: da tempo Alleanza Nazionale – che segue con particolare cura la questione degli istituti di vigilanza – preme perché siano riconosciuti sempre più poteri alla polizia privata, come se da «sussidiaria» potesse svolgere un ruolo ben più
            incisivo nel comparto sicurezza. Per questo c’è chi – come la Cgil – si interroga su quali scenari può prefigurare un articolo della legge –il numero 5 – che deve disciplinare anche: «Le attività di sicurezza per le quali le guardie giurate possono essere impiegate in servizi integrati con agenti di pubblica sicurezza, o per le quali le stesse possono essere autorizzate
            a richiedere l’esibizione di un documento di identificazione personale».
            Quali i motivi di tanta per plessità? Semplice: che nonostante alcuni vincoli e nonostante il ruolo di vigilanza che viene riconosciuto a questori e prefetti, in realtà le autorità pubbliche non siano in grado di esercitare un sostanziale controllo sulla polizia privata e sui suoi agenti, che potrebbero avere grandi prerogative ma essere composte da persone non sempre totalmente affidabili. E’ un punto delicatissimo. Nonostante negli istituti di vigilanza sia consistente la presenza di ex carabinieri o agenti di polizia, ossia persone che avevano tutti i requisiti per svolgere un lavoro del genere.
            Dice il disegno di legge: «Le guardie giurate nei casi di urgenza possono arrestare le persone colte in flagranza dei delitti (…) e trattenerle per il tempo strettamente necessario all’intervento degli organi di polizia».
            E ancora: «Il prefetto può attribuire la qualità di agente di pubblica sicurezza e di agente di polizia giudiziaria». Già adesso esiste la possibilità di nominare «ausiliari» e la possibilità – ad esempio – di bloccare un ladro sorpreso a rubare al supermercato in attesa dell’arrivo della polizia. Ma, come è chiaro, si tratta di situazioni limite e di prerogative da utilizzare con estrema prudenza. Ed è questo margine di discrezionalità ciò che suscita
            perplessità. Tanto più perché, come detto, la filosofia di fondo è quella di delegare il più possibile in materia di «sicurezza sussidiaria», con il rischio che gli Istituti di vigilanza, che pure svolgono un lavoro rischioso e socialmente utile, acquisiscano eccessivi poteri.
            Creando, di fatto, luoghi o zone nei quali la polizia privata possa esercitare una sorta di egemonia o avere una presenza troppo invasiva. Anche perché (a differenza delle forze di polizia dove esistono norme e controlli sulla disciplina) questori e prefetti possono controllare nel complesso l’attività di un Istituto. Non il comportamento dei singoli. E sarebbe difficile individuare eccessi e abusi.
            Insomma, il disegno di legge in materia di «sicurezza sussidiaria» sembra proprio che dovrà essere studiato più a fondo. E sarà necessario un confronto parlamentare competente e senza steccati. Tutti sono d’accordo sul mettere ordine in maniera organica ad una materia così complessa. Ma tutto ciò che, direttamente o no, può legittimare nuovi «Rambo» o creare le premesse per una eccessiva «militarizzazione» della vita civile, deve essere rivisto per tempo.