Il governo corteggia Cisl e Uil

23/01/2002


La Stampa web




(Del 23/1/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
IL MINISTRO PRONTO «A SEDERSI A UN TAVOLO», I SINDACATI CONFERMANO LE LORO RICHIESTE. LA FIOM CHIEDE LO SCIOPERO GENERALE
Il governo corteggia Cisl e Uil
Maroni prepara nuove proposte su lavoro e welfare

ROMA

Su articolo 18 e pensioni il governo tenta di riallacciare un canale di dialogo con i sindacati. Ovviamente – seguendo la strategia ormai avviata da mesi – non con tutte e tre le confederazioni, ma soltanto con Cisl e Uil. Il tentativo del ministro del Welfare Roberto Maroni, che nella giornata di ieri si è detto «ottimista» sulla possibilità di una composizione pacifica, è infatti quello di mettere a punto un «pacchetto» complessivo su cui cercare di ottenere una disponibilità da parte delle organizzazioni guidate da Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. Il pacchetto su cui il titolare del Welfare sta discretamente sondando Cisl e Uil comprende un aggiustamento della riforma dell´articolo 18, attraverso una riduzione della platea dei lavoratori interessati alla «flessibilizzazione» della disciplina dei licenziamenti; l´individuazione di risorse per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego; la possibilità di aprire un tavolo per il potenziamento degli ammortizzatori sociali; correzioni alle norme sulla decontribuzione delle pensioni per i nuovi assunti. Per adesso, i sondaggi di Maroni – ma anche il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta è entrato in azione – appaiono infruttuosi. Cisl e Uil – che non sembrano peraltro particolarmente interessate a una rottura clamorosa del fronte sindacale – ribadiscono la loro richiesta di cancellazione pura e semplice della norma governativa sull´articolo 18. E chiedono che a riprendere la partita in mano sia direttamente il Presidente del Consiglio Berlusconi. Insomma, per adesso prosegue il muro contro muro. E con gli incontri di lunedì al Quirinale con Confindustria e Confcommercio si è concluso anche il «giro di orizzonte» sui temi del lavoro da parte del Presidente Ciampi. Anche in questo caso le posizioni sembrano definite: il presidente di Confindustria Antonio D´Amato ha ripetuto che «l’Europa ci chiede a gran voce di fare di più sul piano della riforma delle pensioni e del mercato del lavoro». Sergio Billè, presidente di Confcommercio, al contrario ha chiesto che le pur necessarie riforme «abbiano il maggiore consenso sociale possibile». Come detto, ieri Maroni si è detto «dispostissimo a sedermi a un tavolo, ma non accetto diktat», sottolineando quanto «sia ancora più urgente discutere sui temi della rigidità del mercato del lavoro e sul sistema previdenziale alla luce di quanto detto dalla Commissione Ue e dall´Ocse». Gli hanno replicato i leader di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, che sono tornati a insistere sulla necessità della riapertura del confronto. E, almeno per il momento, hanno allontanato lo spettro dello sciopero generale. «La Cisl è pronta a riaprire in qualsiasi momento una trattativa. Dipende dal governo», ha affermato Pezzotta. Per il numero uno della Uil Luigi Angeletti, «sbaglia chi pensa che uno sciopero generale, se ci sarà, sarà un evento risolutivo». Tuttavia nel sindacato – a cominciare dalla Cgil – sta crescendo la pressione perché si vada a iniziative di lotta più drastiche, se dall´Esecutivo non giungeranno fatti nuovi. Di sciopero generale («della Cgil da sola», se necessario) ha parlato ieri a Rimini il leader della Fiom Claudio Sabattini, aprendo il congresso della sua organizzazione. Il momento decisivo sarà intorno alla metà di febbraio: il 15 è in programma lo sciopero generale dei pubblici dipendenti, e in quei giorni si esaurirà al Senato la prima fase di discussione sulla delega-lavoro. Sui provvedimenti su lavoro e fisco ieri la maggioranza ha deciso di accelerare i tempi, con l´obiettivo di chiudere il confronto parlamentare entro fine marzo. In particolare, il governo difende la solidità finanziaria delle sue scelte sulla decontribuzione previdenziale. Scelte che però allarmano il presidente dell´Inps Massimo Paci, e che (in un documento di fine dicembre, riporta «ilNuovo.it») il Ragioniere Generale Andrea Monorchio quantificò in un potenziale «buco» nei conti di ben 9 miliardi di e. Quasi 18mila miliardi di lire, a regime.

Roberto Giovannini
 

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