Il governo ci mette le mani in tasca

07/11/2005
    sabato 5 novembre 2005

      Pagina 8 – Capitale/ Lavoro

      Il governo ci mette le mani in tasca

      La Cgil ha presentato ieri uno studio sugli effetti dei tagli sui redditi delle famiglie e sui bilanci degli enti. «Manovra abborracciata e populista», ha detto Epifani. Intanto si tagliano 350 milioni ai paesi in via di sviluppo

        PAOLO ANDRUCCIOLI

          Con una mano si concede qualche soldo alle famiglie, passando per gli asili nido privati, con tante altre mani (più o meno invisibili) si tolgono risorse che avrebbero dovuto essere destinate ai cittadini e alle famiglie più povere. E’ questa la fotografia che emerge dagli studi presentati ieri dalla Cgil nazionale sull’impatto della finanziaria 2006 sulle spese sociali collettive e perfino sulle tasche dei singoli individui. «Siamo in presenza di una manovra abborracciata e populista – ha commentato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani – e le risorse per il secondo figlio sono assolutamente insufficienti». Complessivamente, ha spiegato il segretario, la finanziaria che si sta delineando giorno dopo giorno si conferma «inadeguata». Non c’è nulla per il rilancio degli investimenti, mentre quasi tutti i tagli, sia quelli diretti, sia quelli indiretti, avranno un effetto negativo proprio sugli investimenti.

          Le cifre contenute negli studi del Cer e dell’Ires confermano questa analisi ed anzi, per certi versi la rendono ancora più fosca. La prima notizia che emerge riguarda infatti l’annullamento dei fondi per la famiglia dovuto ai tagli agli enti locali. Secondo l’Ires-Cgil, il fondo per le famiglie avrebbe dovuto essere di 1485 miliardi ed è invece sceso a 1140, facendo registrare dunque un ammanco di 345 milioni di euro rispetto al preventivato. I tagli della finanziaria sulla spesa sociale dei Comuni si tradurranno poi in un taglio di 544 euro l’anno per ogni famiglia povera, pari a 45 euro al mese.

            A questo si devono aggiungere gli effetti più generali della manovra, spiegati ieri da Beniamino Lapadula e da Marigia Maulucci. Solo tre dati: l’Irpef pagata da lavoratori dipendenti e pensionati è cresciuta del 14%, mentre quella pagata dai ricchi è scesa del 25,4%. Infine l’Irpef da accertamenti da evasione è scesa del 56%. Si mettono dunque le mani in tasca agli italiani e si manipolano le regole democratiche a cominciare dalla democrazia di bilancio, come hanno spiegato ieri Agostino Megale (presidente Ires) e Manin Carabba, ex presidente della Cortedei conti. Intanto la finanziaria procede la sua corsa con la conferma dei tagli annunciati. Dopo l’intesa sui fondi per il sostegno delle famiglie che è stato varato all’unanimità dal vertice di maggioranza di giovedì, ieri la commissione bilancio del Senato ha dato parere favorevole ad altri provvedimenti che confluiranno nella finanziaria per il 2006. La commissione ha confermato il taglio dei trasferimenti agli enti locali. Una misura giudicata «capestro» da tutti gli amministratori locali che si preparano a manifestare pubblicamente il loro dissenso: l’appuntamento è per il 10 novembre prossimo, una manifestazione a cui hanno già aderito anche i sindacati confederali.

              La commissione bilancio del Senato ha comunque confermato il taglio del 3,8% per le risorse da destinare alle Regioni e del 6,7% per i trasferimenti ai Comuni. Ancora in ballo, ma con prospettive molto negative il discorso sul fondo per le politiche sociali delle Regioni. La commissione conferma anche i pesanti tagli all’Anas e alle Fs. Ci saranno 300 milioni in meno per l’Anas e 1,2 miliardi di tagli per le ferrovie. Una scelta molto pesante, che ha suscitato le perplessità del ministro del welfare, Roberto Maroni e del suo partito, la Lega. Il ministro ha spiegato ieri che le sue perplessità derivano dai possibili effetti negativi dei tagli, il primo dei quali potrebbe essere la chiusura di molti cantieri.

                Molto pesante anche l’accetta del governo sulle risorse destinate alla cooperazione internazionale e all’aiuto ai paesi in via di sviluppo. Passa infatti un emendamento del relatore di maggioranza Antonio Azzolini, che prevede il taglio di ben 350 milioni di euro che avrebbero dovuto essere destinati agli aiuti ai paesi in via di sviluppo.