«Il Governo ci dica come riapre il tavolo»

02/04/2002





Lo scontro sull’art.18 – Savino Pezzotta chiede chiarimenti – Billè: sia il premier a mediare

«Il Governo ci dica come riapre il tavolo»

ROMA – I continui inviti e appelli del Governo al dialogo sociale trovano la disponibilità del sindacato anche se non incondizionata. Per la ripresa del confronto si aspetta il giorno dopo lo sciopero generale proclamato da Cgil, Cisl e Uil per il 16 di aprile ma a dover stilare un’agenda credibile è innanzitutto il Governo. A chiederlo è il leader della Cisl, Savino Pezzotta, da sempre più attento a non interrompere la trattativa con l’Esecutivo. «Bisogna che il premier chiarisca come intende riprendere il confronto. Da parte nostra, chiediamo un tavolo di negoziazione e di confronto in cui tutte le idee siano rispettate – ha detto Pezzotta – ma se sono gli altri ad imporre le decisioni, tutto diventa difficile». Lo sciopero generale resta confermato, così come restano intatte le ragioni al «no» alle modifiche all’articolo 18. «L’incremento dei posti di lavoro rilevato dall’Istat deriva dall’introduzione degli elementi di flessibilità che il sindacato ha concordato. I posti di lavoro, quindi, possono aumentare anche senza modificare l’articolo 18. Ecco perché – ha affermato il leader Cisl – la questione posta dal Governo è puramente ideologica». A chiedere al Governo di accelerare i tempi e "anticipare" lo sciopero generale del 16 aprile è il presidente di Confcommercio, Sergio Billè. «Bisogna avviare il rilancio della trattativa sin da ora. Il vero mediatore fra le parti può essere Berlusconi – ha commentato Billè – che ha avocato a sé la comunicazione sull’articolo 18: faccia una proposta, tenendo conto che quelle fatte finora hanno allontanato il sindacato. Sono convinto che alla lunga un leader come Berlusconi riuscirà a tirare fuori l’asso dalla manica». Cominciano, insomma, a crescere i timori di una primavera calda inaugurata dallo sciopero del 16 aprile. La preoccupazione ulteriore è che salti la politica dei redditi, come spiega Aris Accornero, sociologo del lavoro. «Tutto è reso più difficile dal fatto che l’Esecutivo vuole ridurre lo spazio del sindacato. Le relazioni sono alterate – sottolinea Accornero – perché il Governo ha preso di più le parti della Confindustria e questo sbilanciamento aumenta la tensione». In questa situazione, il dato «allarmante» è quello che «salti la politica dei redditi e che il comportamento dei sindacati diventi più libero». Diversa l’opione di Renato Brunetta, economista ed europarlamentare di Forza Italia: «Il conflitto è riesploso per ragioni politiche così come, sempre per ragioni politiche, si era ridotto ai minimi termini durante i governi di sinistra. Quando è cambiata la natura del governo, al di là del merito, è riesploso il conflitto anche in assenza di motivazioni economiche: infatti, c’è la ripresa, i salari sono maggiori e le politiche sociali più generose. Basti pensare alle pensioni o all’accordo per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego». Anche dalla stampa estera arriva qualche perplessità. «Le riforme di Berlusconi possono fallire», si legge sul settimanale Business Week che dedica allo scontro sociale italiano un lungo articolo. «Il magnate dei media, primo ministro, ha fatto precipitare l’Italia in crisi – si legge sul settimanale – cercando di governare il Paese nello stesso modo in cui ha gestito il suo impero economico: dettando il cambiamento invece di negoziare per ottenerlo». Business Week ritiene che gli obiettivi di Berlusconi siano «lodevoli», ma che adesso l’Italia è teatro di «uno dei più distruttivi conflitti tra sindacati e Governo in Europa».

Sabato 30 Marzo 2002