Il governo «chiude» sulle pensioni

27/10/2003



  Pensioni




27.10.2003
Il governo «chiude» sulle pensioni
Sarà depositato oggi in Senato l’emendamento contro il quale gli italiani hanno scioperato
di Bianca Di Giovanni

ROMA. Il governo «chiude» sulle pensioni. Dopo lo sciopero enerale (cui hanno aderito 10 milioni di lavoratori) il ministro del Welfare Roberto Maroni presenta al Senato l’emendamento della discordia. Quella che alza in un sol colpo a 40 anni l’età contributiva per andare in pensione nel 2008 e che «taglia» fino al 30% gli assegni per chi esce prima.
È stato lo stesso ministro, ieri, a confermare le sue intenzioni.
«L’emendamento alla delega pensioni verrà consegnato domani (oggi,
ndr) alla Commissione Lavoro del Senato», ha dichiarato Maroni da
Varese. Poi la solita «giaculatoria» sul dialogo. «Siamo pronti a riaprire il confronto con le parti sociali – aggiunge – se ci sarà una proposta alternativa». Eppure Cgil, Cisl e Uil avevano già chiesto espressamente, e l’hanno ripetuto ieri, di fermarsi, di azzerare tutto e ripartire daccapo. Cioè da quella delega ferma in Senato, su cui già esistono parecchi «nodi», primo tra tutti la decontribuzione.
«Siamo pronti a ripartire dalla delega», dichiara Savino Pezzotta, leader Cisl. «Niente confronto con quella delega e i suoi mendamenti in campo – aggiunge Marigia Maulucci (Cgil) – Prima di aprire il dialogo il governo deve anche trovare risorse aggiuntive per sostenere un sistema equo di welfare». «Speriamo che il ministro ci ripensi e non presnti l’emendamento», dichiara in extremis Adriano Musi (Uil).
Ma il ministro finge di non sentire, e procede. Nelle stanze del Welfare si sarebbe lavorato fino alla fine sulla stesura del testo definitivo, che ancora ieri – mentre Maroni parlava – era in fase di elaborazione. Uno dei punti più duri per i tecnici di Via Veneto riguarda il finanziamento della riforma. Non si esclude che nel
testo dell’emendamento, oltre alle novità introdotte dal consiglio dei
ministri del 3 ottobre (40 anni di contribuzione o 65 anni d’età, sistema contributivo secco per chi esce prima, dal 2004 incentivi a
chi resta al lavoro) ricompaia quella decontribuzione per i neo-assunti
tanto cara a Confindustria e che il Parlamento ha subordinato alla copertura da parte della fiscalità genrale. Insomma, si starebbe tentando di accontentare Antonio D’Amato, nonostante le casse pubbliche siano vuote. Il blitz di Maroni ha tutta l’aria di voler spiazzare gli alleati della maggioranza, An e Udc, impegnate a
confezionare una «riforma» alternativa. An sarebbe pronta a far
partire un «siluro» anti-leghista se dal fronte sindacale arrivassero segnali di apertura. La partita, comunque, resterà ferma almeno fino
alla verifica politica e all’ipotesi di voto di fiducia sul decretone.
Poi, sarà Gianfranco Fini a valutare l’opportunità o meno della mossa. È Mario Baldassarri che starebbe lavorando alla proposta.
Per ora sui contenuti non ci si sbilancia, anche se sembra ormai sicuro che il viceministro punti ad un innalzamento graduale dell’età
pensionabile, da far partire prima del 2008, e ad una rimodulazione
(forse già dal 2004) delle finestre di uscita per le anzianità, magari
attraverso la misura dell’incentivo pari al 32,7% del salario per chi
resta al lavoro. Gli uomini di Fini avrebbero avuto contatti con diverse forze sindacali.
Con Pezzotta ci sarebbero stati un paio di contatti, ma il dialogo si è interrotto nel giorno dell’annuncio Tv a reti unificate di Silvio Berlusconi. Da quel giorno in poi si è fermato tutto.
Sul fronte dell’Udc il dossier è in mano a Sergio D’Antoni: la riservatezza è assoluta.
I leader sindacali si sentiranno (o si vedranno) oggi per mettere a
punto una strategia comune. Dopo questo vertice, seguiranno le
segreterie di ciascuna confederazione.
Domani si conosceranno le ultime decisioni. Anche in casa sindacale si lavora ad una proposta alternativa. Il fatto è che è assai diversa da quella di tutte e due le «anime» della maggioranza, leghisti e non leghisti. I rappresentanti dei lavoratori, infatti, partono dalla necessità di separare chiaramente l’assistenza e la previdenza. Una operazione che farà chiarezza sui veri conti previdenziali, sgombrando il campo da quel diktat di Giulio Tremonti il quale chiede risparmi fino a un punto di Pil (12 miliardi) dal 2012 al 2030. Sulla spesa, poi, ci sarà la verifica prevista dalla legge Dini, che a questo punto non si capisce bene dove va a finire. I sindacati insistono sulla volontarietà della destinazione del Tfr ai fondi pensione. C’è poi la questione dell’armonizzazione della contribuzione degli autonomi. Sulla decontribuzione dei neoassunti, infine, c’è il netto «no» di Cgil, Cisl e Uil. Se ne saprà qualcosa di più stasera. La puntata di «Porta a Porta», infatti, sarà preceduta da un intervento in video di Silvio Berlusconi e Savino Pezzotta (costruito in forma di contraddittorio). In studio saranno presenti Guglielmo Epifani Maurizio Sacconi, Antonio D’Amato, Luigi Angeletti, Renato Brunetta ed Enrico Letta.