Il governo cerca di evitare la fiducia

07/11/2007
    mercoledì 7 novembre 2007

      Pagina 8 – Economia

        Il governo cerca di evitare la fiducia

          La destra dice di voler ridurre gli emendamenti. Questa mattina vertice dell’Unione

            di Bianca Di Giovanni/ Roma

            BORDATE Dopo ore di discussione generale sulla Finanziaria, Tommaso Padoa-Schioppa interviene nell’Aula del Senato e tira fendenti. A tutti. All’opposizione tira una bordata che fa saltare i nervi all’intero schieramento di centrodestra. «Abbiamo trovato i conti in dissesto», dice. E giù grida dagli spalti, mentre Paolo Bonaiuti commenta: «non ha pudore». Ma questa è l’unica interruzione che obbliga il ministro a ripetere la frase. Per il resto la giornata parlamentare fila più liscia di quanto previsto in partenza. L’opposizione rinuncia a chiedere una sospensiva con il rinvio del testo alla Commissione (un altro voto che sarebbe stato sul filo di lana). Il centrodestra sceglie la linea della responsabilità (almeno apparente), riduce gli emendamenti a circa 300 «per togliere l’alibi della fiducia». E il ministro chiudendo il suo intervento conferma. «Spero che il Parlamento lavori per migliorare il testo – dichiara – senza ricorrere al voto di fiducia». Insomma, dopo il decreto anche la manovra potrebbe passare con qualche scivolone, ma senza blindatura. Anche se altre voci dicono che la decisione è solo rinviata: si indica la data di lunedì prossimo come giorno in cui potrebbe piombare la richiesta del governo (venerdì salterebbe per lo sciopero dei trasporti). Ma intanto si comincia a votare emendamento su emendamento. Per stamane alle 8,30 è fissata una importante riunione dell’Unione per decidere la strategia e sciogliere i nodi ancora irrisolti. Sul tavolo le richieste dei diniani sui precari, la «questione» del tetto agli stipendi di manager e dirigenti pubblici (in particolare la Rai), le richieste di Rossi e Turigliatto. Per tutta la giornata di ieri si sono tenuti incontri e contatti su questi temi. Già dalla prima mattina i senatori dell’Ulivo fanno sapere che «si sta lavorando» a modificare la norma sui precari voluta con forza dalla sinistra della coalizione e contro cui si battono in primis i diniani che continuano a confermare di avere «le mani libere». Sulla stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione l’intesa sembrava vicina. Si tratta di costruire un percorso di selezione concorsuale, che peraltro era già previsto nel testo originario. I diniani chiedono di assumere solo chi ha già fatto un concorso, ma per i co.co.co. non era possibile nessun concorso. Dunque bisogna indire delle nuove prove e pare che la soluzione sia vicina, anche se Lamberto Dini in Transatlantico non scioglie ancora la riserva.

            Più difficile il caso Rai. Massimo Villone, firmatario della proposta del «tetto» di 270mila euro annui da applicare a chi lavora per il pubblico, non transige. «Non possiamo buttare fuori i precari e lasciare i maxi-stipendi – dichiara – Senza questa norma io non voto neanche la fiducia». A chi gli fa notare che per gli ingaggi delle star quel «tetto» è davvero troppo basso, il senatore replica: «D’accordo per una deroga per le ballerine, ma non per Cappon. Anche l’anno scorso si è presentato il caso di Pippo Baudo a Sanremo, ed è stato risolto con una direttiva interna. Che utilizzino lo stesso sistema». Le richieste dei «dissidenti» più radicali, invece, trovano spazio in due ordini del giorno, approvati in commissione Bilancio: il governo si è così impegnato a reintrodurre in futuro, nella delega che è ora all’esame della Camera, l’aliquota unica del 20% per tassare tutti gli strumenti finanziari. Sarà abbastanza per conquistar eil voto di Rossi e Turigliatto? Non si sa ancora.

            In serata comunque tengono ancora banco le bordate di Padoa-Schioppa in aula. Nella sua replica ce n’è per tutti. Anche per chi (la stampa) racconta di dissidi del ministro con la Ragioneria e di mancate coperture. «Le voci diffuse sono favole strumentali e poco responsabili – dichiara Padoa-Schioppa – Tutte le iniziative hanno coperture finanziarie. Con La Ragioneria c’è un rapporto di profonda collaborazione». «È lui che racconta favole – replica Giuseppe Vegas – Abbiamo lasciato i conti in ordine». Non una parola sull’invito a mezzo stampa di Giulio Tremonti a passare all’esercizio provvisorio. Dalla maggioranza per lui una sola replica: irresponsabile.