Il governo blinda le pensioni

22/06/2004
    MARTEDÌ 22 GIUGNO 2004

     
     
    Pagina 26 – Economia
     
     
    Fini: riforma anche con la fiducia. No del ministro del Welfare alla concertazione:
    "Parte del sindacato è oltranzista"
    Il governo blinda le pensioni
    Maroni alle imprese:"Non boicottate la legge Biagi"

    ETTORE LIVINI

    MILANO – Concertazione? No, grazie. Il ministro del Welfare Roberto Maroni non si fa contagiare dal clima di rilancio del dialogo sociale («non assecondo nostalgie») e promette il varo delle riforma delle pensioni «entro fine luglio». «Abbiamo discusso per due anni e mezzo con tutti ? ha detto ieri in Assolombarda ?. Il testo cui siamo arrivati non è perfetto ma è il migliore possibile, coniuga sostenibilità finanziaria con stabilità sociale». Le proteste del sindacato? «Una parte dei rappresentanti dei lavoratori è oltranzista. Abbiamo accolto il 95% delle loro richieste ? ha continuato Maroni ?. La riforma va fatta e vinceremo tutte le resistenze». «Anche a costo di mettere la fiducia», gli ha fatto eco il vicepremier Gianfranco Fini.
    Il "decisionismo" di Maroni e Fini è stato attaccato con durezza dall´opposizione. Ironico Luciano Violante, presidente dei deputati Ds: «Ho visto molti governi morire di fiducia». Più articolato Enrico Letta, responsabile economico della Margherita: «La strada della fiducia è quella sbagliata ? ha risposto ieri ?. La riforma così com´è non porta né risparmi né equità, ad esempio con la data del 2008 messa lì iniquamente». Pasionaria e tranchant Rosy Bindi: «Ci opporremo a un governo che si muove come un Caterpillar e vuole solo portare uno scalpo a Bruxelles per nascondere il fallimento della sua politica economica».
    L´esecutivo sembra comunque intenzionato a tirare dritto, sordo alle sollecitazioni che arrivano anche dall´esterno della politica: «Un rinvio della delega è forse logico se lo chiede il sindacato ? ha proseguito ieri Maroni ? ma è assurdo se a pretenderlo sono le banche». Per il ministro del Welfare ci sarà tempo dopo l´ok alla riforma per riempirla di contenuti (compensazioni alle Pmi per la rinuncia al Tfr, ruolo di credito e assicurazioni) e «allora tutti potranno giocarsi la loro partita».
    Non sono d´accordo, come ovvio i sindacati, che sembrano pronti a scendere sul piede di guerra. «Il governo sta facendo un errore» ha detto ieri Savino Pezzotta. Già domani comunque si incontrerà la segreteria Cgil-Cisl-Uil che potrebbe anche valutare l´ipotesi di uno sciopero generale.
    L´affondo di Maroni sulle pensioni è stato accompagnato ieri anche da un´energica tirata d´orecchie alla Confindustria, con cui i rapporti si sono un po´ raffreddati dopo gli attacchi di Luca Cordero di Montezemolo sul federalismo. Il ministro del Welfare ha accusato gli imprenditori di "sabotare" la legge Biagi: «Avete firmato per tessile e cantieristica due contratti che ratificano l´esclusione delle riforma del mercato del lavoro ? ha attaccato ?. Ora sta succedendo lo stesso per Alitalia. Non si possono chiedere al Governo riforme importanti se poi non si attuano». Una puntura di spillo anche sull´Articolo 18, antico (e sfortunato) cavallo di battaglia della Confindustria dell´era di Antonio D´Amato: «Abbiamo firmato tutti tranne la Cgil il progetto sugli ammortizzatori sociali ?ha detto Maroni ? ma ora sento voci "contro" anche da chi ha messo la sua firma sotto quel documento».
    Sul capitolo della riforma dello stato sociale, comunque, la partita non sembra destinata a chiudersi né con il capitolo delle pensioni né, per dirla con il ministro leghista con «lo sforzo comune per applicare le leggi che già ci sono». In arrivo, secondo i piani di Maroni, c´è un riassetto più strutturale dell´intera architettura del welfare italiano. Su cui lui ha idee chiare: il sistema va riformato «senza appesantire la spesa pubblica, con meno assistenzialismo sia diretto che mascherato e con un impegno per l´inclusione sociale, mettendo in campo strumenti di lotta alla povertà che non necessariamente significano distribuzione passiva di reddito». Altri argomenti, in prospettiva, che rischiano di surriscaldare i rapporti tra il Governo e i sindacati gelando il clima di concertazione riaffiorato nelle ultime settimane.