Il governo balla, Berlusconi sbuffa

30/05/2002



30.05.2002
«Solo una discussione in famiglia». La Lega fa sul serio e minaccia la rottura
Il governo balla,

Berlusconi sbuffa
di Marcella Ciarnelli


 Lui che si vanta di aver messo d’accordo il mondo, è costretto a nascondere dietro ad una battuta il risultato più evidente dei risultati elettorali: la sua maggioranza scricchiola e non riesce a trovare un accordo su uno dei temi centrali della coalizione, quello dell’immigrazione. Silvio Berlusconi ostenta sicurezza e minimizza quanto sta accadendo tra centristi e Lega. «C’è stata qualche discussione in famiglia ma come tutte le discussioni di famiglia credo che la risolveremo presto» dice il premier al termine di una lunga giornata in cui la soave famigliola che lui dipinge se n’è cantate di santa ragione. In cui il ramo cadetto, esaltato dalla propria valutazione dei risultati elettorali, ora vuole imporre le proprie idee. E se non va in un certo modo, perché, no si potrebbe arrivare anche a chiedere la fiducia. Lo ventila Bossi, nella scia del suo capogruppo Ce. «Lui è un uomo saggio…ma è saggio è anche Berlusconi». Il messaggio è chiaro. La Lega vuole votare la legge com’è stata scritta prima che Tabacci ci mettesse lo Zampino. Il presidente del Consiglio è avvertito. Anche nelle migliori famiglie può capitare di non salutarsi più. Figuriamoci in una come quella che governa attualmente il paese.
Se si continuerà sulla linea dura si potrebbe verificare che la famosa, granitica maggioranza di cui Berlusconi tanto si vanta, potrebbe anche spaccarsi ed una parte di essa si potrebbe trovare a votare con l’opposizione, che ha già mostrato di essere disponibile a farlo per salvare la “proposta Tabacci” che ai leghisti non piace e i centristi difendono. Il premier insiste: «Io penso che non ci siano problemi al riguardo: come al solito, troveremo prestissimo una soluzione come si fa tra persone che si vogliono bene e si stimano. Ho sentito che ci sono state delle discussioni, ma -ripete ancora- troveremo presto una soluzione».
Insomma, il suo partito, come lui stesso ha dovuto ammettere, è uscito «dissanguato» dalla tornata elettorale a scapito degli alleati di governo. E ora quelli, invece di essergli grato, alzano la testa e si mettono a litigare tra loro mostrando una faccia della coalizione di governo che lui pretende resti nelle segrete stanze. Ma far tacere Bossi e i suoi non è impresa facile. Ed altrettanto vale per i centristi. Se si riuscirà a passare indenni l’odierna giornata sarà il Consiglio dei ministri di domani che dovrà cercare di sciogliere il nodo immigrazione che continua ad impegnare la Camera.
Per cercare di rabbonire Bossi, Silvio Berlusconi ne sposa le tesi forcaiole. «Il 25 per cento dei reati compiuti in Italia è fatto dagli stranieri, mentre l’80 per cento dei reati complessivi non ha un responsabile. È tempo di cambiare, passando dalla repressione alla prevenzione dei reati, per garantire una più efficace difesa dei diritti del cittadino». Il presidente del Consiglio lancia l’allarme mentre partecipa ad un ricevimento a villa Doria Pamphili offerto dal ministro dell’Interno, Scajola «forse il migliore dei miei ministri», ai suoi omologhi della Unione Europea e dei Paesi che stanno per entrarci, riuniti a Roma per discutere della polizia di frontiera. «In alcuni distretti della Penisola sono detenuti in carcere più stranieri che italiani» ribadisce il premier.
L’Europa, quindi, deve «armonizzare gli ordinamenti giudiziari, le leggi, le procedure penali e per avviare le risoluzioni con quei Paesi da cui provengono gli immigrati irregolari», spesso costretti a delinquere e a commettere reati. Per Berlusconi quello dell’immigrazione «è un gravissimo problema che deve interessare l’intera Europa. Nei prossimi anni nei Paesi fuori dal benessere ci saranno miliardi di persone, spinte dalla povertà, dalla fame, dal bisogno e dalle epidemie ad esercitare una pressione straordinaria che graverà sul mondo occidentale». Che intanto deve imparare a difendersi. Collocando più forze dell’ordine nei posti a rischio che per lui sono «stazioni, scuole, università».

Ottimismo a volontà anche sull’altro fronte caldo, quello del confronto con i sindacati sulle questioni del lavoro. «La convocazione delle parti sociali credo che ci sarà abbastanza presto, con la volontà assoluta di mettere in campo il buon senso per arrivare a trovare soluzioni che siano positive per tutti». Bisognerà vedere, forse già all’inizio della prossima settimana, se le proposte saranno all’altezza di questo impegno o non piuttosto come quelle inaccettabili fin qui avanzate.