Il governo «azzeri tutto»

15/10/2003



 
   



15 Ottobre 2003
POLITICA




 

Il governo «azzeri tutto»
Sindacati sordi a ogni lusinga, di Maroni o di altri.
Opposizione ondivaga tra minacce e «buona volontà»
«Sciopero, scioperi» Il 24 ottobre è solo la prima puntata, chiariscono Cgil, Cisl, Uil rispondendo alle capriole di Maroni. Lontananza anche dal Centrosinistra, dove si riaffacciano «proposte» sulle pensioni


CARLA CASALINI


«Saranno anche loro dei `pericolosi comunisti’, o il governo terrà conto del giudizio dei tecnici del servizio Bilancio del senato?»: il sarcasmo è di Marigia Maulucci, segretaria nazionale Cgil, che collega quel giudizio negativo sulla manovra di Tremonti – «sovrastimati condono, cartolarizzazioni, concordato fiscale preventivo» – al rifiuto del ministro Maroni di presentare l’emendamento sulle pensioni, per concludereche la finanziaria non c’è più. E’ stato lo stesso ministro dell’economia a chiarire, in parlamento, che finanziaria, decretone, pensioni, sono «tre gambe» legate «indissolubilmente», talché non è possibile disarticolarle, tocca giudicarle come un insieme – prendere o lasciare. Perciò, se poi il ministro Maroni fa sapere che rinvierà invece a dopo lo sciopero generale il completamento dell’ intervento sulla previdenza, la commissione del senato che ha in esame la manovra deve fermarsi, non può esprimere un parere su un testo monco: questa la presa di posizione del centrosinistra, che ritorce contro il governo i suoi stessi diktat, minacciando di boicottare i lavori del senato. E ieri notte l’esecutivo è dovuto correre ai ripari.

Quel che è evidente è che il 24 ottobre si rivela sempre più giorno temibilissimo per un governo in grande debolezza e difficoltà, di nuovo preso di mira anche in sede europea: infatti, dopo gli incoraggiamenti della Banca centrale, pedro Solbes, commissario Ue per gli affari economici e monetari, ha aggiunto precisazioni da doccia fredda sulla «riforma» italiana delle pensioni: «primo passo» ma «grossi limiti».

I sindacati non si danno eccessiva pena né delle capriole del governo, né di quelle del centrosinistra: tanto meno li smuove il nuovo intervento dai Ds di Cesare Damiano, per rispiegare come il segretario Piero Fassino fosse stato davvero «mal capito» quando al meeting dei giovani industriali a Capri, davanti ai ministri della destra, aveva mostrato disponibilità a rivedere le pensioni. «Sono impegnato a organizzare lo sciopero, l’unico impegno che ho in questo momento – ha sottolineatoo ieri il leader della Cisl Savino Pezzotta – dopo il 24 ottobre penserò a Maroni, ai Ds e al resto».

Dalla Cisl i pensionati incalzano sul «seguito», sul 24 ottobre come «punto di partenza, non di arrivo»; e il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani rassicura che non sarà affatto una vicenda che ricalchi quella sull’art. 18: nessuna divisione, questa volta, «credo che anche gli altri sindacati vogliano andare fino in fondo sulla questione delle pensioni, in un rapporto unitario, e opereremo per questo».

O il governo azzera tutto, o non ci sarà alcun «dialogo» possibile con i sindacati. Lo ribadisce il segretario Cisl Baretta con un messaggio in bottiglia per Maroni, e Udc, An, le forze che ancora sperano di riacchiappare «il rapporto con le parti sociali». Ripartire «da zero», battendo in ritirata, vuol dire rimettere in discussione «l’intera manovra finanziaria».

Archiviare «la proposta iniziale», manda a dire al governo anche la Margherita, la più drastica è Rosi Bindi: «Siamo alla babele sulle pensioni e sul resto, a questo punto è il ministro Tremonti che deve spiegarci che il documento presentato all’Ecofin non sia l’ennesima patacca di questo governo». Bindi si rivolge anche all’«autorità garante delle comunicazione» giacché nel messaggio a reti unificate di Berlusconi sulle pensioni «si ravvisano gli estremi dell’abuso».

Il Prc si augura che il governo «tolga il disturbo»: il capogruppo al senato Malabarba si felicita almeno per il fatto che lo sciopero avrà un successo senza precedenti di fronte all’ultima sortita di Maroni. Ma dall’interno dell’Ulivo il segretario del Pdc Diliberto invita a guardare al cuore della «controriforma previdenziale», a non perdersi dietro la sua «gradualità» di applicazione, e invita il centrosinistra a «essere unito nel no».

Non parla a vuoto, giacché ieri, dai Ds, Nicola Rossi – già ispiratore di D’Alema con la proposta riassumibile in «padri contro figli» ha annunciato una controproposta sulle pensioni. E Rutelli per parte sua concorda che «se ne discuta subito, non si rinvii al 2008».