Il governo apre ai sindacati

20/03/2007
    martedì 20 marzo 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    Meno tasse, il governo
    apre ai sindacati
    Sul tavolo 3 miliardi

      PAOLO BARONI

      ROMA
      Una prima presa di contatto dopo settimane di silenzi (e attriti). Una messa a punto delle posizioni. Due ore di faccia a faccia ieri mattina a palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Prodi, i ministri Padoa-Schioppa e Damiano ed i leader di Cgil, Cisl e Uil con un obiettivo: far ripartire «col piede giusto» la concertazione. Numeri? Ne sono stati fatti pochi. Padoa-Schioppa tiene a ribadire che le risorse a disposizione «non sono tantissime», e quindi ha corretto un po’ il tiro rispetto alla proposta lanciata a Cernobbio di voler privilegiare le imprese.

      Famiglie e lavoratori, ha garantito, non saranno trascurati. «Il governo ha fatto il quadro generale dei problemi – ha spiegato Guglielmo Epifani -. Prodi mi pare intenzionato ad aprire un confronto. Da parte nostra vogliamo una vera trattativa, un vero confronto di merito». Ma l’esecutivo si deve esprimere con «una voce sola. Se no non si può trattare». Per Luigi Angeletti «c’è una volontà positiva, ma oltre alla buona volontà ci vuole sempre disponibilità». Il premier ha confermato l’intenzione di stringere i tempi, così da poter ottenere risultati spendibili in vista delle prossime amministrative. Le misure concrete, frutto del lavoro dei tavoli su produttività, pubblico impiego, welfare e ammortizzatori sociali, verrebbero poi recepite nel Dpef che si inizierà a preparare a fine giugno. I sindacati non sarebbero contrari a questa impostazione, ma chiedono di non disperdere il surplus fiscale in una miriade di misure di scarso impatto. Ed in questa logica, dunque, anche lo sconto sull’Ici di cui si parla da tempo dovrebbe essere molto selettivo.

      I veri nodi sul tappeto, a pochi giorni dall’avvio del confronto, sono essenzialmente due: le risorse e la previdenza. L’unico che ieri ha azzardato qualche cifra è stato il ministro del Lavoro Cesare Damiano, che avrebbe parlato di 700-800 milioni di euro da destinare agli ammortizzatori. Soldi da prelevare dal famoso «tesoretto» che però, tolti i 7,5 miliardi che Padoa-Schioppa vuole utilizzare per ridurre il deficit, rischia di ridursi a poca cosa: due, tre miliardi di euro al massimo. In realtà a palazzo Chigi non si esclude che grazie alla ripresa (o con qualche forzatura) non si riesca ad arrivare a 5. Qualcuno azzarda anche 8. Sintetizza Luigi Angeletti: «O ci sono risorse disponibili oppure il tavolo non si può aprire».

      Sul capitolo welfare ieri si sarebbero registrate alcune aperture, ovviamente tutte da verificate in concreto. Questo vale sia per l’ipotesi di superamento graduale dello scalone previdenziale del 2008, sia per la rivalutazione delle pensioni più basse. Il discorso della revisione dei coefficienti è invece più complesso: da un lato i sindacati sono nettamente contrari ad un taglio, dall’altro Padoa-Schioppa fa presente che Bruxelles difficilmente accetterebbe un eccessivo allentamento delle misure. Per questo prende quota l’ipotesi di un intervento più «soft», magari salvaguardando i lavoratori più giovani. Da parte di Confindustria si guarda con favore alla ripresa del confronto. «Andremo con spirito positivo e con la voglia di dare un vero contributo – ha spiegato ieri Luca Cordero di Montezemolo -. Tutti, nessuno escluso, devono sedere a questo tavolo con grande unità d’intenti». Ma intanto fanno discutere le parole del vicepresidente Alberto Bombassei che ieri è tornato a porre la questione della flessibilità in uscita. «Mi pare evidente che si voglia condizionare la trattativa – protesta Fulvio Fammoni della Cgil – ma il vero rischio è che la si porti su un binario morto».