Il governo ammorbidisce la delega previdenziale

19/02/2004


19 Febbraio 2004

ACCOLTE LE MODIFICHE PER I NEOASSUNTI E IL SILENZIO ASSENSO SUL TFR

Il governo ammorbidisce la delega previdenziale
«Pieno accordo» per la nuova proposta ma i sindacati restano contrari

Roberto Giovannini
ROMA
Il governo sembra aver deciso: la delega previdenziale cambierà, e anche sul punto più delicato, ovvero la penalizzazione per il pensionamento di anzianità. Al termine di una riunione convocata dal vicepremier Fini a Palazzo Chigi (presenti i ministri Maroni, Tremonti e Buttiglione) durata un’ora e mezza, è stata messa a punto una modifica del testo all’esame del Parlamento, che verrà illustrata oggi alle parti sociali. Sulle pensioni «c’è pieno accordo e presenteremo la proposta», ha detto Fini; «Abbiamo concordato una posizione comune, la nuova riforma – ha confermato il ministro del Welfare Maroni -. È stata una riunione molto utile, nel corso della quale governo e maggioranza hanno trovato la proposta su cui hanno concordato».
Una proposta che però a quanto risulta è stata delineata soltanto nella sua ossatura, e che richiederà ulteriori incontri tecnici prima dell’appuntamento pomeridiano a Palazzo Chigi con le 37 organizzazioni sindacali e d’impresa che sono state convocate nella «Sala Verde».

Fonti ministeriali parlano di «limature», ma in effetti le questioni sono molto complicate, soprattutto quando si tratta di parlare di conti e numeri. Il rompicapo è sempre quello del risparmio sui capitoli della spesa previdenziale, un taglio di importo pari allo 0,7% del Pil annuo a regime (dal 2014) cui il ministro dell’Economia Tremonti non intende rinunciare. Sull’altro piatto della bilancia, il tentativo di evitare o depotenziare al massimo il dissenso di Cgil-Cisl-Uil, che potrebbe esplodere in uno sciopero generale «scomodo» in tempi di campagna elettorale. Uno sciopero sulle pensioni, ma anche come pare più probabile, a sostegno di una complessiva piattaforma di politica economica per il rilancio dell’economia e del potere d’acquisto di salari e pensioni.
Alla fine l’Esecutivo avrebbe deciso di accettare due delle richieste dei sindacati: stralcio della decontribuzione per i nuovi assunti, che finirà sul binario morto parlamentare della delega 848bis di modifica dell’articolo 18, e introduzione del principio del silenzio-assenso per conferire il Tfr maturando ai fondi pensione, facendo sparire l’obbligatorietà. Quanto alla stretta sulle pensioni di anzianità, la soluzione è ancora «aperta» (oltre che da sistemare compiutamente). Lo schema iniziale prevede che dal 2008 si vada in pensione con 40 anni di contributi, ma anche con 35 anni di contributi e 60 anni di età (61 per i lavoratori autonomi). Ma per far tornare i conti del «risparmio di spesa», non basterebbe, dicono al Tesoro: oltre alla riduzione a due delle «finestre» serve un graduale innalzamento (un anno ogni due) o del requisito anagrafico (fino a 62 anni di età) o di quello contributivo (almeno fino a 38). E così oggi al tavolo negoziale Fini, Tremonti e Maroni valuteranno la reazione del sindacato (ovviamente, si parla di Cisl e Uil). Ed eventualmente introdurranno o «apriranno» a possibili aggiustamenti e correttivi. Che potrebbero limitarsi a indicare nell’articolato la necessità di una futura verifica con le parti sociali dell’andamento della spesa, premessa dell’innalzamento dei requisiti già indicato.
Ieri è stata una giornata campale nelle sedi di Cgil-Cisl-Uil. Alla vigilia dell’incontro, nessuno si sbilancia in previsioni, anche considerando che la delega dovrà essere esaminata complessivamente e nei dettagli. Si rinvia, soprattutto, alla segreteria unitaria delle tre confederazioni che si terrà alle 19 per fare il punto e prendere eventuali decisioni.

La sensazione è che se, effettivamente, la proposta del governo si limitasse a prevedere «quota 95» (60 di età e 35 di contributi), per la Cisl sarebbe problematico dare un giudizio radicalmente negativo. La Uil, per adesso, come la Cgil, non è intenzionata ad accettare invece alcun intervento di penalizzazione sulle pensioni. «L’età pensionabile non può essere fissata per legge – ha detto ieri il numero uno Luigi Angeletti – la cosa più intelligente è incentivare le persone a restare maggiormente al lavoro. Ma lasciandole libere di decidere quando andare in pensione». Dalla Cgil, invece, arriva una secca bocciatura da parte del segretario confederale Morena Piccinini. «Il nostro giudizio – ha affermato la sindcalista – non può che essere del tutto negativo. Se la proposta è quella, è per noi inaccettabile. Il risparmio dello 0,7% è una vera e propria cura da cavallo». Ma in ogni caso, il segretario generale Guglielmo Epifani è fortemente intenzionato a cercare un percorso comune con Cisl e Uil.
E difficilmente la Cgil sciopererà da sola, stavolta. Segnali di battaglia, infine, arrivano anche dall’Ugl, il sindacato vicino ad An.