Il governo all’assalto dell’art.18

17/03/2003

                domenica 16 marzo 2003

                Il governo all’assalto dell’art.18
                Al via al Senato la discussione sulla legge delega. Dalle opposizioni 600 emendamenti

                Felicia Masocco

                ROMA Martedì in commissione Lavoro
                del Senato inizia la discussione
                sulla legge delega che modifica l’articolo
                18 e la disciplina degli ammortizzatori
                sociali. Gli emendamenti si
                contano a centinaia, 590 portano la
                firma delle opposizioni, una decina
                sono stati presentati dalla maggioranza.
                Il fronte è uno dei più caldi
                della stagione politico-sindacale dell’ultimo
                anno e lo sarà ancora nei prossimi mesi.
                La maggioranza non mostra tentennamenti
                nel voler andare avanti,
                ieri il ministro del Welfare Roberto
                Maroni ha detto di essere «assolutamente
                tranquillo» sull’iter della delega in Senato.
                Ma le opposizioni annunciano battaglia.
                Tra gli emendamenti presentati dall’Ulivo
                uno punta decisamente a sopprimere la
                modifica apportata all’articolo 18,
                ad annullare quindi il perno della
                proposta governativa. Altri mirano
                ad estendere le tutele alla galassia di
                lavoratori che oggi non le hanno e
                che la delega non prende neanche
                in considerazione, e che resterebbero
                «scoperti» anche nel caso vincessero
                i «sì» al referendum di giugno.
                Le proposte del centrosinistra
                partono dai testi di legge già elaborati
                «ma – spiega il responsabile Lavoro
                dei Ds Cesare Damiano – fanno
                un passo in avanti in materia di risarcimento
                ai lavoratori licenziati
                senza giusta causa nelle piccole
                aziende. Inoltre stiamo lavorando a
                una proposta che alleggerisca la
                pressione fiscale per le imprese che
                hanno fino a 15 dipendenti». In sintesi
                quel che si propone è questo:
                estensione della cassaintegrazione
                ai lavoratori che oggi ne sono esclusi;
                aumento dell’indennità di disoccupazione
                dal 40 al 60% della retribuzione
                media a tutti (e questo lo
                prevede anche la delega), ma anche
                l’estensione di questa tutela ai lavoratori
                che la definizione europea
                vuole «economicamente dipendenti»:
                quindi parasubordinati (collaboratori
                coordinati e continuativi), atipici.
                Non solo. Godrebbero dell’indennità
                di disoccupazione anche i
                dipendenti delle piccole imprese. Insomma
                tutti coloro che oggi ne sono
                sprovvisti avrebbero una rete di
                ammortizzatori, mentre resterebbero
                nelle attuali condizioni se passasse
                la proposta dell’esecutivo. Un altro
                emendamento si occupa di migliorare
                le tutele in caso di licenziamenti
                collettivi: qui la leva diverrebbe
                il «piano sociale di impresa», con
                la previsione della mobilità dei lavoratori
                all’interno del gruppo d’impresa.
                Delicata la parte relativa al risarcimento
                da corrispondere al lavoratore
                licenziato senza giusta causa in
                un’azienda che ha fino a 15 dipendenti:
                l’argomento infatti più di altri
                impatta col quesito referendario
                che si andrà a votare il 15 giugno.
                L’Ulivo, la sua maggioranza, propone
                di passare dalle 2-6 mensilità
                con cui oggi si liquida il lavoratore
                per la perdita del posto, ad una somma
                decisamente superiore commisurata
                ad alcuni criteri, primo fra
                tutti il tasso di disoccupazione territoriale:
                «Un licenziamento che avviene
                in un’area in cui c’è più occupazione
                ha più possibilità di essere
                assorbito – spiega il senatore Ds Giovanni
                Battafarano – il risarcimento
                sarà quindi più alto se più alta è la
                disoccupazione». Gli emendamenti
                che l’ex ministro del Lavoro, Tiziano
                Treu definisce «di sostanza» continueranno
                a «vivere» in Parlamento
                anche nel caso venissero respinti,
                c’è infatti la «Carta dei diritti» che
                l’Ulivo ha già presentato, che non è
                stata ancora calendarizzata e a cui
                in questi giorni si aggiunge una proposta
                di riforma del processo del
                lavoro con l’obiettivo di snellire i
                tempi dei contenziosi. «Come Ulivo
                chiederemo poi un incontro a
                Cgil, Cisl e Uil per illustrare le nostre
                posizioni», annuncia Battafarano.
                Dal canto suo, il leader della
                Cisl Savino Pezzotta ha detto ieri di
                «non temere una possibile modifica
                in Senato della delega. Abbiamo fatto
                un accordo con il governo che di
                fatto salvaguarda l’articolo 18 nella
                sua interezza. È chiaro che continueremo
                a difendere l’attuale articolazione
                dell’articolo 18 anche in occasione
                del referendum».