Il governo alla prova della cabina di regia

27/05/2002




retroscena
Augusto Minzolini
Del 25/5/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
Il governo alla prova della cabina di regia
Maroni: tutto bene se guida Palazzo Chigi

LE grandi manovre per la grande partita di quest´estate tra il governo e le parti sociali sono cominciate e all´indomani delle avance lanciate da Silvio Berlusconi sull´art. 18 il ministro del Welfare, Roberto Maroni, non si sente per nulla scavalcato come invece molti avrebbero potuto pensare. Anzi, sarà per salvare la faccia o perchè le cose stanno davvero così, dopo aver avuto uno scambio di idee con il premier parla di piena sintonia e accetta l´idea che la «regia» sulla grande trattativa sia di palazzo Chigi ma con una condizione: che sia condotta dal presidente del Consiglio in persona e non da altri. E probabilmenrte deve aver avuto più di una rassicurazione se a Consiglio dei ministri concluso un Maroni raggiante confida «E´ tutto sotto controllo c´è una regia in tutto quello che sta succedendo, salvo le dichiarazioni di chi non è coordinato da questa stessa regia. Ad esempio alcune uscite dei giorni scorsi dei ministri Tremonti, Marzano e Alemanno sono state fatte a titolo personale. Se si fa una trattativa non si può certo parlarne sui giornali. Questi sono atteggiamenti sbagliati. Su quello che ha detto Berlusconi, invece, non ho nulla da eccepire. Lui ha fatto finora solo un discorso di metodo non di contenuto. Siamo, insomma, ancora ai preliminari, nulla è stato definito anche perchè dobbiamo verificare il grado di disponibilità dei nostri interlocutori. Comunque l´unica cosa certa è che c´è uno stretto coordinamento tra il ministero del Welfare e la Presidenza del Consiglio. Io addirittura auspico che la cabina di regia sia a Palazzo Chigi, che sia di Berlusconi. Se è così va bene, se invece la cabina di regia deve essere quella di Alleanza Nazionale allora non sono d´accordo. Ma vi posso assicuare che non è così». Appunto AN. Complici le parole di Maroni e il tam tam che da un mese segnala un Fini molto interessato a diventare il «deus ex-machina» del dialogo con il sindacato qualcuno potrebbe pensare che proprio da Alleanza Nazionale qualcuno reclami un ruolo di primo piano per il vicepremier. Ma non è così. «Certo noi al congresso di Bologna – spiega ad esempio il portavoce Landolfi – avevamo chiesto una cabina di regia a Palazzo Chigi e ora che la trattativa con il sindacato si allarga ad altre questioni oltre all´art.18 come le pensioni, il fisco, gli ammortizzatori sociali è giusto che ci sia un coordinamento a Palazzo Chigi. Ma io penso che vada bene lo stesso premier con tutti i ministri interessati. Anche Fini, ovviamente, che ha partecipato attivamente alla trattattiva sul pubblico impiego e, naturalmente, Maroni. Non pensiamo a scavalcamenti o ad altro». Lo «schema» di una regia più ampia, senza esclusioni, che coinvolga un pò tutti, è sposata dallo stesso Premier, un Berlusconi quantomai ecumenico. «Qui non possiamo trattare con il sindacato solo su un argomento come l´art.18 – osserva il premier – dobbiamo farlo su tutta una serie di questioni. Per cui è ovvio che Palazzo Chigi avrà un ruolo di primo piano, un ruolo di coordinamento. Con il sottoscritto, con Letta che ha una grande abilità, con Fini che già si è occupato del pubblico impiego. Nè saranno esclusi tutti i ministri interessati, da Tremonti a Maroni». Una «cabina di regia» ampia, un tutti insieme appassionatamente, anche perchè la trattativa che si preannuncia è tutt´altro che semplice, presenta una serie di ostacoli e di rischi, per cui è naturale che il governo voglia dividere le responsabilità al suo interno. Insomma, nessuno vuole «bruciarsi». Eppoi non si può ipotizzare una politica del «do ut des» con il sindacato senza coinvolgere l´intero governo e tutte le forze della maggioranza. Il rischio è che finita la polemica e lo scontro con le parti sociali, si apra una polemica e uno scontro dentro il governo. Già, per mettere in pratica quello che ha in testa il premier bisogna coinvolgere tutti. Solo avendo tutti dietro il premier potrà concedere al sindacato qualcosa sull´art.18 chiedendo in cambio una posizione più ragionevole sulle pensioni, o ancora potrà giocare la carta degli ammortizzatori sociali e del fisco se le parti sociali smetteranno di fare le barricate. Anche il tempo della trattativa non è stato scelto a caso: le elezioni amministrative, infatti, potrebbero indurre l´opposizione ad atteggiamenti più miti; e le prime riflessioni sul dpef potrebbero dare al governo un quadro più preciso delle condizioni economiche del paese che, per ragioni diverse, non sembrano soddisfacenti. In più c´è il generale estate e, in primo luogo, ci sono i mondiali di calcio, un avvenimento che può attrarre l´attenzione dell´opinione pubblica, distogliendola da questioni che potrebbero diventare spinose. E´ la vecchia consuetudine dei «giochi circensi» con cui gli imperatori governavano l´antica Roma. Del resto lo stesso presidente del Senato, Marcello Pera, ha ammesso che i mondiali potrebbero favorire al Senato l´approvazione della legge sul conflitto d´interessi. I mondiali, specie se l´Italia andrà avanti, potrebbero aiutare anche la trattativa con il sindacato. O almeno ci conta un mago della comunicazione come Berlusconi che ha un istinto particolare nel cogliere gli umori del paese.