Il governo al lavoro, ma il premier avverte: ci vorrà un po´ di tempo

23/05/2002





retroscena
Augusto Minzolini

(Del 23/5/2002 Sezione: Economia Pag. 9)
PROVE DI RAPPACIFICAZIONE SUL TERRENO DEL WELFARE
Il governo al lavoro, ma il premier avverte: ci vorrà un po´ di tempo
Il ministro Maroni: «Io sono il più aperto ad un confronto con le parti Cisl e Uil stanno tentando di muoversi. Cofferati invece sta frenando»

PROVE di dialogo sociale. Sarà perché Papa Wojtyla ha predicato la pace nel paese, o perché a Silvio Berlusconi non piacciono le guerre, sta di fatto che sotto sotto ci sono tentativi, sia pure prudenti, di ritrovare un rapporto tra il governo, o una parte di esso, il sindacato, o una parte di esso, e la Confindustria. E´ lo stesso Premier ad ammetterlo mentre nella serata di ieri attraversa la strada che divide Palazzo Chigi da Montecitorio: «Sì, qualcosa si sta muovendo, ma è ancora presto. Stiamo tentando di affrontare la questione dell´articolo 18 in un quadro più complessivo che metta insieme questo problema, gli ammortizzatori sociali, la previdenza. Stiamo andando verso la ricerca di una soluzione che riguardi tutto il sistema del mondo del lavoro. Sono riflessioni che stiamo conducendo in sintonia con la Confindustria anche perché dallo stesso sindacato ci vengono richieste di dialogo. Comunque è una cosa che deve ancora maturare, che deve essere calibrata. Si vedrà nel tempo…magari bisognerà attendere l´estate…».
Inutile dire che siamo ai prolegomeni, ai primi passi di questo tentativo di pacificazione anche perché lo scontro sull´argomento è stato duro, sono volati giudizi pesanti, ci sono stati l´assassinio di un uomo come Marco Biagi, manifestazioni oceaniche e dopo tanti anni uno sciopero generale. C´è quindi l´esigenza di superare la logica del muro contro muro, ma non si ancora molto sul come. Ecco perché il presidente del consiglio è prudente, parla di tempi lunghi. Per ora a verbale ci sono solo una serie di pour parler e forse – ma non ci sono conferme – uno scambio di riflessioni che si sarebbe svolto tra il premier e Pezzotta e Angeletti, in un pranzo privato più volte richiesto dai segretari di Cisl e Uil (l´ultima volta al congresso di Bologna di Alleanza Nazionale). In concreto si starebbe discutendo di una una bozza di intesa che prevede lo stralcio degli ultimi tre articoli dalla delega sul lavoro. In questo modo articolo 18, ammortizzatori sociali e altri argomenti finirebbero in un disegno di legge sul quale si aprirebbe un confronto in Parlamento. Questa ipotesi potrebbe essere sostenuta soprattutto da quella parte della Confindustria che vuole riaprire un rapporto con il sindacato, ma non avrebbe ancora l´assenso di tutti i protagonisti. Anzi, il primo ad essere freddo è il ministro del Welfare, Roberto Maroni: «Non c´è nulla. Io ho parlato nei giorni scorsi più volte anche con il presidente della Confindustria, D´Amato, ma non di articolo 18. Anzi, credo che su questo tema lui sia fermo sulle posizioni di sempre. Magari Romiti ha un´altra idea. Sono praticamente certo che questa ipotesi non andrà da nessuna parte. Del resto io sono il più aperto al dialogo, ma vedo che nel sindacato non si muove nulla: ieri i rappresentanti dei metalmeccanici hanno discusso per due ore fuori dalla porta del mio studio al ministero, ma alla fine non si sono neppure seduti al tavolo del negoziato sulla Fiat. La verità è che Cisl e Uil cercano di muoversi ma Cofferati, che teme questi tentativi, si mette di traverso e gli ruba tutti gli spazi. Date retta a me non c´è niente di niente e l´unica apertura che ho fatto ultimamente riguarda la finestra della mia stanza visto che è intrisa dalla puzza del fumo dei miei sigari». Maroni non ci crede e, a quanto pare, non ci crede neppure Sergio Cofferati, che messo al corrente delle voci su questa ipotesi d´accordo l´ha commentata con un suo collaboratore in termini simili a quelli del ministro: «Facciano pure ma per me una soluzione del genere peggiorerebbe soltanto le cose. Lo stralcio e il disegno di legge escluderebbero le parti sociali dalla trattativa e delegherebbero l´intera problematica al confronto parlamentare tra maggioranza e opposizione. Non capisco cosa ci guadagni il sindacato». Così, come al solito, mentre le colombe tentano di trovare una via d´intesa, altri si affrettano a chiudere ogni spiraglio. E´ la storia di questi mesi. Per questo la prudenza del premier è d´obbligo. I fatti debbono ancora maturare. Ad esempio, il sindacato deve ancora prendere atto che lo scontro duro con il governo non paga e che la mobilitazione di questi mesi non ha provocato lo sfratto di Berlusconi da Palazzo Chigi. Anche sul versante del governo e della maggioranza bisogna vedere cosa succederà da qui a luglio: ci sono le elezioni amministrative e i boatos di un possibile rimpasto per fine giugno. In questo contesto una scuola di pensiero dentro Forza Italia ipotizza la promozione di Antonio Marzano alla Farnesina, l´arrivo di Maroni al ministero delle attività produttive e l´approdo del´ex-segretario della Cisl, D´Antoni al Welfare. Sarebbe un modo per per calmare i nervosismi degli ex-dc della maggioranza e un segnale verso quella parte del sindacato più interessata all´intesa con il governo. Probabilmente non succederà nulla del genere, ma già solo il fatto che si facciano simili congetture in giro, dimostra che nella maggioranza c´è chi vuole tentare tutte le strade per riaprire il dialogo con le parti sociali. Ci vorrà però del tempo. Bisognerà attendere l´estate. Silvio Berlusconi docet.