Il governo agita lo spettro del ritorno del Cavaliere (M.Franco)

28/09/2007
    venerdì 28 settembre 2007

    Pagina 10 – Politica

      LA NOTA

      Il governo agita lo spettro del ritorno del Cavaliere

      Nel centrodestra l’Udc comincia ad aprire ai piani di Berlusconi

        di Massimo Franco

          L a rabbia di Clemente Mastella fa emergere la sua astuzia contadina. La convinzione di essere usato come capro espiatorio da chi, nell’Unione, cerca di lisciare il pelo all’antipolitica, lo porta ad uno sfogo che può tornare utile a Romano Prodi. Il ministro della Giustizia spiega che se si liquidano i partiti vince Silvio Berlusconi; e che se si votasse adesso, il centrodestra conquisterebbe cinque regioni e 15 senatori in più. Mette dunque davanti agli alleati una realtà brutale. Li avverte che se cade il governo e ci sono le elezioni anticipate, la disfatta è assicurata. «Torna Berlusconi a Palazzo Chigi », li terrorizza. «Succederà come nel 1994. Sull’antipolitica è imbattibile».

          Non è chiaro se l’esternazione di Mastella sia stata concordata col presidente del Consiglio; e neppure se basterà a dissolvere d’incanto le resistenze che alcuni partiti del centrosinistra continuano a fare contro la finanziaria. Quella che sembra certa è la plausibilità dello scenario, offerta come elemento di meditazione ad un’estrema sinistra tuttora insoddisfatta; e a chi, come il ministro Antonio Di Pietro, insegue le polemiche «alla Grillo» e si impunta affinché Prodi prenda ufficialmente le distanze dal viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco; ma il premier lo fa a metà. Non si tratta di un allarme esagerato, dal punto di vista dell’Unione. Disperato, invece, sì.

          Non a caso Mastella evoca la rivincita del Cavaliere. Si tratta dell’unica risorsa che rimane alla maggioranza per tentare di rimanere tale il più a lungo possibile. Solo lo spettro berlusconiano può compiere il miracolo di ricompattare un centrosinistra destabilizzato dalle liti fra alleati. D’altronde, il Cavaliere non fa nulla per nascondere una strategia che punta al voto nella primavera prossima. I toni bellicosi contro il governo adesso arrivano anche dall’Udc. Fino a qualche settimana fa, il partito di Pier Ferdinando Casini sembrava pronto ad offrire appigli al governo: magari sulla legge elettorale. Adesso chiede finanziaria, riforma del sistema di voto e ritorno «rapido» alle urne.

          Può significare che il centrodestra è meno diviso; che comincia a credere alla possibilità della spallata finale, e dunque asseconda i piani di Berlusconi. Ma Ds e Margherita, ripiegati sull’esigenza di arrivare più o meno indenni a metà ottobre, data di nascita del Pd, sfoggiano tranquillità. Gli stessi prodiani dicono che esistono buoni margini per approvare la legge finanziaria senza le scosse deleterie registrate negli ultimi giorni. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, usa parole di ottimismo. E il vicepremier, Francesco Rutelli, annuncia «una finanziaria leggera dopo tanti anni di stangate. Per la prima volta ci sarà una riduzione fiscale». Sembrerebbe di capire che il braccio di ferro con Prc, Comunisti italiani e Verdi sia già superato: sebbene i loro contrasti rendano convulse anche le ultime ore di trattativa.

          A sentire Palazzo Chigi, la giornata di ieri è servita ad archiviare le incomprensioni. Ma bisognerà aspettare il Consiglio dei ministri di oggi per vedere se e quanto la mediazione del premier sia riuscita. Dalle dichiarazioni degli scontenti, il capo del governo continua ad essere considerato come un interlocutore: quasi l’unica sponda rispetto ad una coalizione nella quale alcuni ministri ostentano un’incomunicabilità corrucciata e offesa. Ieri Prodi e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sono stati ricevuti da Giorgio Napolitano. Ed hanno spiegato al presidente della Repubblica la sostanza della finanziaria. Ma Napolitano sa che le vere difficoltà cominciano oggi in Cdm. E cresceranno soprattutto in Parlamento, dove promettono di scaricarsi le manovre elettorali.