Il governo adesso punta sullo «Statuto dei lavori»

12/03/2002


La Stampa web







(Del 12/3/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
Il governo adesso punta sullo «Statuto dei lavori»
La delega verrà riscritta. Un disegno di legge per estendere le garanzie degli «atipici»

ROMA

Uscire dall´impasse in cui è caduta la riforma del lavoro, salvare gli equilibri interni dell´esecutivo che l´ha proposta, aprire al sindacato, non sbattere la porta in faccia alla Confindustria. Sottratta ad un dialogo sociale impossibile, la patata bollente della riforma dei licenziamenti ora scotta nelle mani del governo, da ieri impegnato in un confronto interno serratissimo alla ricerca di una soluzione da presentare, negli auspici del premier, entro la fine della settimana. Operazione iniziata ieri sera con un vertice nella casa romana di Silvio Berlusconi, presenti il ministro del welfare, Roberto Maroni e il suo collega dell´Economia, Giulio Tremonti, e i leader dei partiti di maggioranza, Rocco Buttiglione, Marco Follini, Umberto Bossi, Gianfranco Fini, accompagnato dal suo vice ministro dell´Economia, Mario Baldassarri. Al primo punto dell´ordine del giorno, prima ancora della definizione delle proposte tecniche cui il ministero del welfare sta comunque lavorando, il chiarimento politico. Ccd e Cdu sono schierati apertamente per lo stralcio dalla delega della riforma dell´articolo 18 sui licenziamenti. Alleanza Nazionale, in cui sta crescendo l´ala sociale, è preoccupata dal peggioramento del clima delle relazioni industriali, mentre l´uscita di Umberto Bossi a favore di queste tesi ha spiazzato ulteriormente il riformista Maroni e incrinato l´asse tra la lega Nord e Giulio Tremonti, convinto sostenitore di una riforma radicale. E in mezzo c´è lui, il premier, Silvio Berlusconi che non vuole fare «passi indietro», dare l´impressione di «aver paura della Cgil», ma che vuole «risultati concreti» anche «senza toccare così direttamente l´articolo 18» e disinnescare la mina dello sciopero generale proclamato dalla Cgil e minacciato da Cisl e Uil. Per far quadrare il cerchio non sembra essere bastato l´intensissimo lavorio diplomatico del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Telefono in mano sin dalle prime ore del mattino ha ascoltato con pazienza le tesi di Antonio Marzano, il ministro delle attività produttive che milita tra i falchi di governo, poi Tremonti, poi ancora Maroni, Berlusconi, ieri a Bruxelles, e Fini, impegnato anch´egli in una lunga serie di sondaggi informali. Ciascuno è entrato ieri sera a casa Berlusconi con le proprie idee, ma da ieri, almeno il governo, gioca a carte scoperte. «Mettiamo da parte l´articolo 18 e affrontiamo l´argomento senza paraocchi ideologici, senza bandiere. Il paese non ha recepito il messaggio, in questo momento non è possibile andare avanti» ha detto ieri il ministro delle politiche comunitarie, Rocco Buttiglione. «Questo non vuol dire che sarà accantonata la possibilità di migliorare l´occupazione. Ci sono altre strade, ne parleremo insieme» ha aggiunto Buttiglione, conversando con i giornalisti prima del vertice. Più articolata la posizione di Alleanza Nazionale. «Non penso che ci sarà bisogno di mostrare i muscoli. Tutto l´operato della Casa delle Libertà, sia nel governo sia in Parlamento, va in una sola direzione: evitare ogni tensione sociale» ha detto Oreste Tofani, vice presidente del gruppo al Senato e relatore del ddl delega per l´occupazione e il mercato del lavoro. Il vice ministro delle Attività Produttive, Alfonso Urso, ritiene però che la riforma dello statuto dei lavoratori e quindi dell´articolo 18 sia «irrinunciabile», anche se «da concordare». Come? Ridiscutendo tutto lo Statuto dei lavoratori, «per farne uno del lavoro – dice Urso – che si occupi di chi non ha sufficienti garanzie. Ne servono di più e servono più possibilità di trovare un lavoro a chi è inoccupato, sotto-occupato o a chi è costretto a un lavoro in nero». Estendere l´ambito della discussione, secondo Urso, «può facilitare l´intesa tra le parti sociali». Idea che anche il ministro Maroni starebbe accarezzando. I suoi uffici, nell´attesa del chiarimento politico, avrebbero previsto la possibilità di sostituire la modifica dell´articolo 18, con un mandato al governo per definire un nuovo Statuto dei Lavori che regoli anche le forme di lavoro atipico. Insieme, però, a un innalzamento della soglia dimensionale delle imprese che non sono tenute ad applicare l´articolo 18, portandolo da 15 a 19 dipendenti. Potrebbe andar bene alla Confindustria, ma non ai sindacati che continuano a chiedere lo stralcio «sic et simpliciter» del nuovo articolo 18. E insieme alla Cgil, che organizza pullman per la manifestazione di Roma del 23 marzo, alla Uil, che chiede ai parlamentari di «giurare» che non voteranno mai la riforma, alla Cisl, che invita il governo a rimuovere le tensioni sociali, da ieri c´è anche l´Ugl, il sindacato di centro destra erede della Cisnal.

Mario Sensini