Il governo ad Alcoa: non farete come vi pare

04/02/2010

L’ira di Sacconi: ritorsioni in caso di chiusura. Sciopero Fiat per Termini
ROMA — «Alcoa non andrà via gratuitamente». Il governo, per bocca del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, fa la voce grossa con la multinazionale americana che, dopo aver goduto di tariffe agevolate sull’energia dal 2006 a oggi, vorrebbe chiudere sabato prossimo gli impianti di Fusina (Venezia) e Portovesme (Cagliari). La decisione degli americani è maturata dopo che, a novembre, l’Ue ha ritenuto quegli sconti «aiuti di Stato», chiedendone la restituzione.
«Alcoa deve pagare una multa da 300 milioni di euro e ancora non lo ha fatto— ha minacciato ieri il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta— mentre sono esigibili. E qui mi fermo…». Il riferimento è alla fideiussione prestata da Alcoa in base alla quale la multinazionale in passato ha ottenuto la proroga degli sconti, garantendo però che, in caso di contestazioni comunitarie all’Italia, avrebbe pagato 300 milioni al governo. Ora quella cifra, su mandato dell’Ue, potrebbe essere richiesta dallo Stato italiano in qualsiasi momento. Ma questa non sarebbe l’unica «arma» dell’esecutivo: secondo i sindacati, a Alcoa potrebbe essere chiesto di pagare la bonifica dei siti.
Intanto il parlamento si attiva per offrire una via prioritaria all’approvazione del decreto che proroga le tariffe agevolate per gli impianti energivori nelle due isole maggiori, e che quindi riguarderà Alcoa. Fondamentale sarà non incorrere in nuove bocciature dell’Unione europea, perciò la strategia indicata dal sottosegretario Gianni Letta, tra i più duri e determinati al tavolo della trattativa, è quella di introdurre le eventuali modifiche chieste da Bruxelles in fase di approvazione del decreto. Tutto però dovrà avvenire entro il 27 marzo, termine per la trasformazione del decreto in legge. Lunedì prossimo al Senato scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto: l’intento di maggioranza e opposizione parrebbe quello di approvare subito il decreto al Senato per dare un segnale positivo all’Alcoa, e poi di aspettare le indicazioni di Bruxelles. Queste però non potranno arrivare prima del 10 febbraio, data d’insediamento della nuova commissione di Josè Barroso, il quale avrebbe rassicurato il premier Silvio Berlusconi circa l’immediata calendarizzazione del decreto. Il provvedimento, precisano fonti della rappresentanza italiana a Bruxelles, non è stato notificato all’Ue perché «non contiene elementi di aiuto di Stato», ma non per questo non è noto alla Commissione.

Un presidio di operai di Alcoa è rimasto a Roma in attesa dell’incontro di lunedì. Intanto ieri alla Fiat si è tenuto uno sciopero di 4 ore contro il piano industriale: secondo Fiom l’adesione a Termini Imerese sarebbe stata dell’ 80%. Per l’azienda, in tutto il gruppo avrebbe scioperato il 14%. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, si è detto «pronto con gli ammortizzatori sociali» a accompagnare le soluzioni del governo, con questo non ipotizzandone l’utilizzo, ma volendo sottolineare che «quello che conta è individuare soluzioni che consentano la continuità produttiva dello stabilimento e del suo indotto». Domani, nuovo incontro a palazzo Chigi.