Il golf allunga la stagione del turismo

29/10/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Economia & sport – Quasi mezzo milione le presenze (per il 50% stranieri) e un giro d’affari totale di 100 milioni di euro

    Il golf allunga la stagione del turismo
    Golf e turismo. Un binomio in grado di fondere territorio, sport, rispetto dell’ambiente, storia e tradizioni e di generare ricchezza. Ci sono oltre sei milioni di turisti-giocatori in Europa, la stragrande maggioranza del Nord (dove il golf è uno sport molto popolare) e ai quali l’Italia può offrire campi e ospitalità. Ma il golf è anche una realtà in grado di muovere altre economie. Negli ultimi anni solo per la costruzione di nuovi campi in Italia sono stati investiti quasi 1.300 milioni di (oltre 2.500 miliardi di lire) e molto ricco è anche il giro d’affari delle sponsorizzazioni (oltre 15 milioni di l’anno ossia 30 miliardi di lire). Il numero di giocatori è cresciuto a ritmo esponenziale (dal 1985 è passato da 20 a 60mila e continua ad aumentare) e gli oltre 220 circoli e 56 campi pratica ospitano ogni anno migliaia di manifestazioni. Secondo le stime del 2001, in Italia, sono state 438mila le presenze di turisti-golfisti, il 50% dei quali stranieri, con un fatturato di oltre 100 milioni di (205 miliardi di lire) tra permanenze e uso delle strutture: un decimo rispetto al fatturato del Paese europeo leader nel golf, la Spagna. «Occorre innanzitutto sfatare il luogo comune che il golf sia uno sport d’élite riservato a pochi – spiega Ascanio Calvi di Bergolo, responsabile della comunicazione alla Federazione italiana golf – Dove questo sport è diventato sinergico con il territorio e le sue tradizioni storiche e culinarie, la stagione turistica si è allungata a sei mesi, e non è difficile prevedere un ulteriore aumento delle presenze. In alcuni casi, come è accaduto ad Abano Terme o in altre realtà termali, assistiamo a veri e propri fenomeni quasi di riconversione dove le richieste dei giocatori hanno superato quelle per le attività termali. Si tratta di presenze tedesche, inglesi, svedesi, svizzere, olandesi. In Europa ci sono oltre sei milioni di possibili clienti e in termini di resa del territorio non va dimenticato che su 56 ettari agricoli, quanti ne servono per un golf a 18 buche, lavorano due persone, mentre quando la stessa area è attrezzata per questo sport ne vengono occupate anche 30 con tutte le ricadute immaginabili». In Italia però il golf non appartiene a una tradizione sportiva come in altri paesi. Quali prospettive per il futuro? «Non dobbiamo dimenticare che in pochi anni siamo diventati un Paese importante nel panorama golfistico europeo con un discreta disponibilità di campi che va aumentando a gran velocità: siamo all’8° posto per numero di strutture e al 13° per giocatori. Esiste, è vero, un grande ritardo culturale da parte delle amministrazioni locali italiane nei confronti del golf come leva della promozione turistica e della cura ambientale del territorio, ma la Federazione italiana golf si sta muovendo con grande energia e i primi risultati sono molto positivi. A Catania sta prendendo corpo il polo golfistico articolato sulla costruzione di dieci campi da golf e di numerose strutture alberghiere, in parte finanziate dall’Unione europea. Il consorzio Puglie sta facendo concreti passi perché la Regione apra sempre di più al golf, con il completamento di un circuito golfistico, che ha già ottimi capisaldi e che con il secondo percorso di Riva dei Tessali è diventato ancora più importante. E stiamo seguendo tante altre iniziative in diverse regioni». Intanto aumenta il numero delle imprese che legano i loro marchi agli eventi sportivi. «Il valore mondiale del golf come mercato delle sponsorizzazioni è elevatissimo – spiega Franco Piras, una dinastia di costruttori e gestori di campi da golf, amministratore delegato di Golfvacanze, uno dei più vasti circuiti mondiali di questo tipo di viaggi, amministratore delegato del campo Le Rovedine di Opera (Milano) e organizzatore di diversi Open d’Italia – ma lo è ancora di più per l’aspetto turistico. In Europa abbiamo fenomeni come la Spagna o il Portogallo, ma negli Usa o in Giappone troviamo valori che si muovono nell’ordine di centinaia di milioni di dollari ogni anno. Nei mercati inglese, statunitense e giapponese, il golf è uno sport di massa che muove interessi d’indotto vastissimi. In Italia siamo lontani da tutto ciò: abbiamo campi da golf ma ne servirebbero di più. Golfvacanze è promotore e realizzatore del progetto Sicilia che interesserà Catania e Taormina. In Italia mancano strategie per far avvicinare il grande pubblico e articolate politiche turistiche e territoriali».
    Pagina a cura di Fabrizio De’ Marinis
    Lunedí 29 Ottobre 2001
 
|
 
Tutti i diritti riservati © 24 ORE NetWeb S.p.A.