Il giorno più amaro del compagno Fausto

11/12/2007
    martedì 11 dicembre 2007

      Pagina 3 – Primo Piano

      Il giorno più amaro
      del compagno Fausto

        «Sei venuto solo
        per farti pubblicità»
        Fischi anche
        per i sindacalisti

          MAURIZIO TROPEANO

          TORINO
          È come se la solitudine e l’impotenza di questa classe operaia che ieri ha ricordato con rabbia i suoi martiri si fosse riversata sulla sinistra di governo. Soli i sindacati che si sono fatti carico di organizzare una manifestazione per contenere in qualche modo l’esasperazione dei lavoratori. Sola soprattutto la Fiom perché se i fischi arrivano a sommergere Gianni Rinaldini, leader dei metalmeccanici che parla di «omicidio», vuol dire che qualcosa si è rotto nel rapporto con gli operai. Pesano come pietre le urla «vergogna, vergogna». Sola, soprattutto, la sinistra arcobaleno, e uno dei suoi uomini simbolo, Fausto Bertinotti. La contestazione colpisce il presidente della Camera all’inizio del corteo quando cerca di avvicinarsi al padre di Bruno Santino. Arrivano di corsa operatori con telecamere e i fotografi per immortalare la scena. Travolgono tutti e tutto e l’ex sindacalista, incolpevole, si becca un «sei qui solo per la pubblicità. Dacci un posto di lavoro. Adesso siamo rimasti senza». E ancora: «Basta passerelle».

          Bertinotti promette di ritornare in «privato» e raggiunge quel pezzo di corteo dove sfilano le istituzioni e tanti parlamentari compreso il vicesegretario del Pd, Franceschini. Ci sono i presidenti della Regione (Bresso) e della Provincia (Saitta). C’è il sindaco Chiamparino. È il giorno più lungo della sinistra che si trova sola e impotente di fronte alla classe operaia. Ed è per questo che passerà all’attacco. Lo spiega il segretario di Prc, Franco Giordano, scuro in volto: «Questo corteo, questa rabbia sono la prova che le nostre preoccupazioni sulla condizione operaia sono fondate. C’è il tema del salario, della precarietà, della sicurezza e dei lavori usuranti. Il governo dovrà affrontarli o diventeranno una miscela esplosiva». Prc vuole «un dibattito parlamentare che dovrà produrre azioni concrete».

          I controlli
          Oggi il Consiglio dei ministri proverà a farle. All’inizio del corteo Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, parla anche della possibilità di «creare un fondo di solidarietà per i familiari delle vittime anche se non è certo una soluzione al problema sicurezza». Aggiunge subito: «Bisogna farlo ma non voglio fare promesse». Già, meglio evitare annunci anche perché il «raddoppio dei fondi per i controlli – conclude Ferrero – ci permetterà di effettuarne uno ogni 70 anni invece di 140». E Livia Turco, ministro della Salute, spiega che «ora le aziende dovranno fare la loro parte».

          Sono passi avanti. Ma non bastano «perché evidentemente tutti insieme non abbiamo fatto quello che potevamo fare», riflette Bertinotti. Il problema, continua l’ex sindacalista conversando con Chiamparino, è che «queste cose non dovrebbero succedere». Il problema è che sono successe. E sono successe a Torino, Piemonte, Italia. Perché? Bertinotti risponde citando un vecchio minatore italiano in Belgio: «Quando lo incontrai mi fece questa domanda: “Lo sai perché sono morti a Marcinelle? Perché il carbone vale più della vita umana”. Ecco, quando nelle priorità di questa società c’è qualcosa che vale più della vita umana allora bisogna dire basta. Basta. Bisogna che tutta l’Italia dica basta. Dobbiamo ripartire da questo basta».

          E il ripartire dal «basta» vuol dire «mettere il lavoro al centro dello spazio pubblico, dargli uno statuto sociale». E ripartire dal «basta» significa ripartire dall’esperienza del movimento operaio a Torino «dove negli Anni Settanta nacque un modello sulla salute e sull’ambiente fondato sul controllo degli operai. Bisogna tornare a questa cultura e dare potere alle Rsu». Poi il corteo arriva in piazza Castello. Sul palco c’è Rinaldini che si becca i fischi. Bertinotti assiste impotente: «Bisogna ascoltare il dolore in ogni sua manifestazione con rispetto. E la forma migliore di rispetto è il silenzio».