Il giorno dopo di Cofferati – di Massimo Giannini

25/03/2002

il RETROSCENA

Il leader della Cgil: "Sull´art.18 maggioranza e Confindustria non reggeranno"

IL GIORNO DOPO DI COFFERATI
Sciopero e referendum le mosse di Cofferati
"Il corteo di Roma? Un´emozione irripetibile"  
Una lettera alla vedova di Marco Biagi per esternare tutto il suo dolore
L´astensione unitaria dal lavoro, il 12 aprile, sarà in coincidenza con il convegno degli industriali
MASSIMO GIANNINI

E ADESSO? Che ne farà Sergio Cofferati, di quella piazza mai vista che neanche il Circo Massimo è riuscita a contenere? Dove porterà quei tre milioni di padri, di madri e di figli che hanno ripetuto il loro no alle Brigate rosse e ai licenziamenti? Il giorno dopo la grande manifestazione di Roma, il leader della Cgil mantiene la testa fredda. Due cose restano, del bagno di folla di sabato. La sinfonia 40 di Mozart, che oggi riempie il salone di casa come l´altro ieri aveva riempito le strade della città. E poi una borsa del ghiaccio, posata sul polso fasciato: soffriva una vecchia frattura, adesso si è bloccato per le tante, troppe mani che ha stretto in corteo

È vero che «un´emozione del genere ti capita una volta sola nella vita». Ma da oggi ricomincia una settimana difficile. Martedì un nuovo incontro con il governo. Mercoledì le fiaccolate di protesta in tutta Italia e il comizio con Pezzotta e Angeletti. Poi la decisione sullo sciopero generale unitario. Poi, poi, poi… C´è una via d´uscita, dal vicolo cieco nel quale sindacati e governo sembrano inevitabilmente rinchiusi? Cofferati è sicuro di vincere la battaglia sul terrorismo, «perché l´abbiamo combattuta da sempre», anche la partita sull´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, «perché la maggioranza e la Confindustria non reggeranno a lungo». L´assassinio di Marco Biagi pesa come un tragico destino sulle coscienze di tutti. Anche su quella di Cofferati, che al suo polso sofferente, in queste ore difficili, ha imposto la fatica forse più straziante: una lettera alla signora Monica, la moglie del professore ucciso. Per spiegare tutto il dolore. Almeno quello, non potendo esternare il rancore per tutte le accuse e le insinuazioni infamanti che certa destra in questi giorni gli ha riversato addosso.
Ma quell´omicidio pesa anche sulla trattativa. Questa sembra essere anche una scelta consapevole di Berlusconi. Non si spiega diversamente la riscrittura dell´ordine del giorno dell´incontro di domani a Palazzo Chigi: al primo punto ci sarà l´emergenza-Br. Per le confederazioni è una novità difficile da spiegare. Le strategie di contrasto alla lotta armata non sono oggetto di «trattativa» con il sindacato. Se lo diventano, è perché si vuole fissare un legame stretto, e forse neanche troppo implicito, tra la minaccia terroristica e gli esiti del dialogo sociale. Il governo vuole andare avanti per la sua strada. Non rinuncia alla delega legislativa sul mercato del lavoro, che ruota intorno alla modifica dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E fa del martirio di Biagi il simbolo della sua «campagna di modernizzazione». Chiunque si opponga, oltre a bloccare la seconda, infanga la memoria del primo. Su queste basi, negoziare e ragionare di riforme è difficile, se non impossibile.
Il sindacato arriva al nuovo round compatto solo sulla carta. Cofferati, sul merito dell´articolo 18, non si aspetta nessuna riapertura di gioco. Dopo le parole di sfida pronunciate da Berlusconi e da Tremonti, non ci sono le condizioni per immaginare un compromesso con un esecutivo così aggressivo e determinato. Il leader della Cgil, almeno su questo d´accordo con i colleghi di Cisl e Uil, si dà anche una spiegazione. Il 12 e il 13 aprile, a Parma, si ripeterà il rito del maxi-convegno della Confindustria, che vedrà sfilare sul palco allestito da Antonio D´Amato mezzo governo. Berlusconi vuole arrivare con le carte in regola all´appuntamento con la parte più forte della nuova base elettorale del centrodestra.
In questa cornice, è anche probabile che il Cavaliere riprovi a infilare un cuneo tra le confederazioni, per ricacciare all´angolo la sola Cgil. Lo «strumento» è già pronto: il rilancio di quel Libro Bianco sul mercato del lavoro, del quale proprio Biagi era stato tra i principali estensori. «Ripartiamo da quello», dirà Maroni domani. «Non se ne parla nemmeno», gli risponderà Cofferati, visto che quel documento prevede una rimodulazione degli ammortizzatori sociali a costo zero, mentre per costruire un apparato serio di tutele e di indennità per i disoccupati – unica precondizione possibile per accettare una maggiore flessibilizzazione del lavoro in uscita – occorrerebbero non meno di 10 miliardi di Euro, cioè 20 mila miliardi di lire. Ma la posizione di Cisl e Uil, sul punto, è più sfumata ed ambigua. Il già difficile rapporto tra Cofferati e Pezzotta si è incrinato una volta di più, dopo le parole che il leader della Cisl ha pronunciato sabato al congresso della Margherita. Il leader della Cgil ci è rimasto male. Il suo ragionamento è: come fa Pezzotta a dire che è stata una brutta giornata per il sindacato?
In questo clima, mercoledì i tre segretari confederali faranno insieme a Roma, mentre in tutte le città d´Italia si svolgeranno fiaccolate analoghe, contro il terrorismo e le iniziative del governo. Subito dopo riuniranno le segreterie, per decidere la data dello sciopero generale unitario. La data prevista, ancora da formalizzare, ha un suo significato. Potrebbe essere proprio il 12 aprile, che coinciderebbe con la kermesse confindustriale di Parma. L´incognita è il dopo. Usato lo strumento più estremo e simbolico, cos´altro potrebbe fare il sindacato, per portare avanti la sua battaglia? La scommessa di Cofferati è che il fronte governo-Confindustria si sfarini, di qui ai prossimi mesi. Allo sciopero generale faranno seguito scioperi articolati, settoriali e aziendali. Il conflitto si trasferirà dalle piazze alle fabbriche. In una fase in cui le piccole imprese (poco coinvolte dalla riforma dell´articolo 18) avranno bisogno di pace aziendale per agganciarsi al volo alla possibile ripresa economica. E parecchie grandi industrie come la Fiat (per nulla interessate da una nuova disciplina della reintegra) avranno bisogno del sindacato per gestire crisi e ristrutturazioni produttive di vasta portata. In questo schema, le imprese pagherebbero con un´esplosione di micro-conflittualità capillare il sostegno a una riforma del governo che le riguarderebbe solo in parte, o che non le riguarderebbe affatto. Questo, alla lunga, potrebbe spingerle a mollare la presa, e a chiedere a D´Amato una linea più conciliante. Questo potrebbe aprire la crepa decisiva nel muro della maggioranza politica, e spingere alla resa i centristi e la destra sociale.
Ma quella di Cofferati resta una scommessa. quanto a Confindustria, proprio per la loro debolezza strutturale e congiunturale le grandi imprese hanno bisogno del sindacato, ma hanno altrettanto bisogno di aiuti dal governo. Quanto alla maggioranza, dopo un vistoso sbandamento iniziale la coalizione sembra adesso agguerita e compatta. Quando un centrista riflessivo e moderato come Marco Follini, erede del più grande partito di massa mai esistito in Italia, si spinge a dire «rispetto la Cgil, ma la sua è la manifestazione dei nostri avversari», vuol dire che un qualche Rubicone politico è stato valicato: nella vecchia Dc nessun leader avrebbe parlato del sindacato come di «un avversario».
E se la scommessa fallisse? Il Cavaliere è convinto di vincere. Cofferati è altrettanto convinto di farcela. Ma se il fronte governo-Confindustria reggesse anche a questi urti, il sindacato ha già pronte le mosse successive. La Corte europea, per la difesa dei diritti. E poi, nel momento in cui la delega diventasse legge con la modifica dell´articolo 18 già scritta da Maroni, il ricorso all´ultima arma, la più estrema: la raccolta di firme per il referendum abrogativo. Angeletti ne è convinto, Cofferati pure. Pezzotta nicchia, ma non esclude. Sarebbe una scommessa ancora più azzardata: la sconfitta storica nel referendum sulla scala mobile, voluto a tutti i costi dal Pci di Berlinguer e subito dalla Cgil di Lama, è l´errore più atroce e la ferita più profonda nella storia della sinistra politica e sindacale. Una sfida da far tremare i polsi. E non basterebbe una borsa di ghiaccio, a lenire il dolore.