Il giorno di Maurizio Landini, «reggiano doc» come Gianni Rinaldini

01/06/2010

Si conclude oggi il Comitato centrale della Fiom Cgil, la più importante e storica delle categorie industriali nel sindacato italiano: i metalmeccanici. Deve sciogliere il nodo dell’elezione del nuovo segretario generale, che dovrà raccogliere l’eredità di Gianni Rinaldini, per statuto (due mandati, otto anni) in scadenza dalla carica. Non è un compito semplice, perché da un lato c’è la crisi economica che colpisce soprattutto nell’industria metalmeccanica (-30% di fatturato nel 2009), compromettendo sia l’occupazione che la dinamica contrattuale (Cisl e Uil hanno firmato un contratto separato, recependo in toto il «nuovo modello contrattuale» non accettato dall’intera Cgil). Dall’altra c’è la frizione interna alla Cgil stessa, con un congresso che ha visto vincere nettamente l’impostazione di Guglielmo Epifani, favorevole a riaprire tavoli comuni con le controparti, insieme a Cisl e Uil, mentre la Fiom è stata protagonista della «seconda
mozione» (La Cgil che vogliamo). Nella categoria dei meccanici i rapporti di forza numerici sono quasi esattamente rovesciati e quindi la scelta del candidato alla segreteria – su indicazione comune dei «centri regolatori» (Epifani e Rinaldini, entrambi segretari rieletti nelle rispettive posizioni,ma ancora senza una segreteria collegiale insediata) – va fatta tra le fila della «fronda» interna. Il meccanismo di consultazione può sembrare agli esterni un po’ barocco. In pratica il «comitato dei saggi» – cinque persone, con alla presidenza Francesca Re David, componente della segreteria uscente – ha sondato individualmente il parere di tutti imembri del Comitato centrale, e stamattina ricostruirà il percorso fatto, sciogliendo la riserva sul nome del candidato. Che saràMaurizio Landini, anche luimembro della segreteria nazionale, 49 anni, di Reggio Emilia come Rinaldini. Una scelta nel nome della continuità su una linea sindacale che fa del conflitto un momento necessario per stabilire rapporti di forza utili a raggiungere risultati contrattuali migliori; e quindi del rapporto diretto e democratico con i lavoratori – mediante ricorso a referendum approvativo di ogni accordo o contratto – un punto irrinunciabile. L’esito non è sorprendente. La maggioranza in mano alla «seconda» (più del 73%) era tale da non lasciare dubbi. L’unica incertezza è venuta dall’autocandidatura di Giorgio Cremaschi, altro storico «leone» della Fiom e leader dell’area programmatica «Rete28Aprile». Tutto poi è rientrato nella normalità: Cremaschi rimarrà a lavorare nelle Fiom (anche lui ha superato il numero di mandati in segreteria), mentre la «seconda mozione» si avvia a trasformarsi a sua volta in area programmatica (Rete28Aprile compresa). Il Congresso, come spiegano spesso i metalmeccanici, «si è chiuso, ma i problemi che avevamo posto restano tutti sul terreno». E attendono risposte non banali.