Il giorno delle deleghe, sì a fisco e pensioni

21/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Il Governo vara i Ddl – Berlusconi: maggioranza coesa, stiamo riformando tutto perché tutto è da riformare, «un lavurà de la Madona»

    Il giorno delle deleghe, sì a fisco e pensioni
    Fini: dimostrata la capacità di sciogliere i nodi – Maroni: si apre la fase più difficile
    ROMA – «Stiamo praticamente riformando tutto, perché è tutto da riformare». Il premier Silvio Berlusconi, all’indomani del varo della Finanziaria alla Camera e nel giorno del via libera delle riforme su fisco e pensioni, punta l’attenzione sugli obiettivi strategici già raggiunti dall’inizio della legislatura. «È stato un lavurà de la Madona», ha detto il presidente del Consiglio intervenuto ieri agli Stati generali della scuola in corso a Roma. Un lavoro intenso sulle riforme reso possibile da «una maggioranza coesa e larga, in grado di attuare quei cambiamenti indispensabili, ineludibili legati all’impegno assoluto preso in campagna elettorale con i cittadini». La dimostrazione di questa compattezza politica, che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha definito «un vantaggio competitivo del nostro Paese», si è visto non solo nel varo di tre riforme cardine, lavoro, fisco e pensioni, ma anche nell’iter parlamentare della legge Finanziaria. «È la prima volta – ha detto il premier – che la maggioranza non è mai andata sotto in Parlamento», a riprova di una tenuta anche sui provvedimenti più insidiosi come la manovra. Un punto su cui ha insistito molto anche il vicepremier, Gianfranco Fini, al termine del Consiglio dei ministri: «Sulla legge Finanziaria abbiamo dimostrato una coesione politica sostanziale e reale. E dimostrazione ne sono anche le misure varate sin qui: dal pacchetto dei 100 giorni, alla delega sul lavoro e a quelle del fisco e della previdenza. Abbiamo dimostrato volontà e capacità di risolvere i nodi più importanti». Una mole «impressionante di provvedimenti», ha detto Tremonti «tutti parte di un unico percorso logico che è quello di rendere competitivo il nostro Paese. E del resto, stiamo ottenendo più di un riconoscimento: i mercati ci hanno riconosciuto la tripla A sia sul provvedimento di privatizzazione degli immobili, sia su quello delle fondazioni bancarie». Così come la riforma fiscale «punta ad azzerare il differenziale negativo e renderci competitivi in Europa». Tutto è filato liscio anche nel Consiglio dei ministri di ieri, che ha dato il via libera alla delega fiscale e previdenziale. «Il clima è stato buono e disteso, anche perché parallelamente all’iter parlamentare si aprirà una discussione con le parti sociali», ha commentato Gianni Alemanno, ministro dell’Agricoltura di An. Restano forti i punti di frizione con i sindacati su entrambi i provvedimenti "sdoganati" ieri ma su questo il premier ha di nuovo lanciato segnali distensivi al sindacato: «Con la buona volontà – ha detto – troveremo un’intesa». A confermare che da gennaio si torna a discutere con le parti sociali è stato anche il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ha aperto varchi al dialogo: «Dal 7 gennaio comincia la fase più difficile. Ma soprattutto – ha detto – si torna a discutere con i sindacati per mettere a punto la fase attuativa della riforma e per iniziare un confronto sugli ammortizzatori». Maroni, nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, è stato molto attento a elencare tutte le richieste del sindacato accolte dal Governo. «Non abbiamo toccato le pensioni d’anzianità – ha detto il ministro del Welfare – non abbiamo inserito disincentivi, c’è anche la progressiva estensione delle nuove norme per il pubblico impiego e l’invarianza dei trattamenti previdenziali con la manovra di decontribuzione sui neo-assunti. Questa, comunque, è una riforma definitiva». A marcare l’obiettivo strategico vero della riforma del lavoro e della previdenza è stato il vicepremier Fini: «Vogliamo incentivare le assunzioni a tempo indeterminato frenate sia dalla carenza di flessibilità in uscita, sia dall’alto costo del lavoro. Con le modifiche all’articolo 18 e con la manovra di decontribuzione – ha detto – puntiamo a realizzare questo obiettivo. Non vogliamo tutelare solo gli occupati ma anche i precari e chi non riesce a entrare nel mondo del lavoro». Così come chiarissimo è stato il messaggio dei ministri Maroni e Tremonti: «La riforma delle pensioni è lo sblocco del Tfr». Un risultato spuntato «dopo che altri Governi prima di noi hanno fallito», ha detto Maroni. L’Europa e le attese che l’Unione ha sul nostro Paese, hanno dettato le linee-guida delle riforme. «Bruxelles ci chiede due cose – ha detto Tremonti -. La prima è il decollo del secondo pilastro previdenziale, la seconda è la permanenza degli anziani nel mercato del lavoro. Due principi inseriti nella riforma delle pensioni». Una riforma condivisa, ha sottolineato Maroni: «La paternità della delega fiscale è di Tremonti, quella sul lavoro è mia, ma quella sulle pensioni è di entrambi».
    Lina Palmerini
    Marco Rogari
    Venerdí 21 Dicembre 2001
 
|
|