Il giorno dei consensi per l´intesa sul lavoro

24/06/2002







Del 22/6/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
SI STUDIA IL DOCUMENTO. DIFFICILE UNA FIRMA PER IL 2 LUGLIO
Il giorno dei consensi per l´intesa sul lavoro
Il ministro del Welfare: chi si è autoescluso commette un errore grave Cofferati contro governo, Rutelli e i confederali: sciopereremo ancora

ROMA
Il ministro del Welfare Roberto Maroni è ottimista e fiducioso: ormai l´accordo è a un passo, dopo il successo del primo round. Soddisfazione generale anche delle associazioni datoriali, mentre la Cgil continua a battere sul tamburo di guerra contro il «patto scellerato». Tuttavia, allo stato è pressoché impossibile che il 2 luglio – data stabilita dal governo per la presentazione del Dpef e per la stipula formale del «patto sociale» – Cisl e Uil mettano la firma in calce all´accordo.
Secondo Maroni, il «risultato del vertice a Palazzo Chigi è molto positivo», e giunge al termine «di una trattativa difficile che porterà indubbiamente vantaggi al mondo del lavoro, ai lavoratori, alle imprese e quindi al sistema economico italiano». «Attorno al tavolo c’erano una quarantina di sigle di tutti i tipi – ha detto il ministro – chi si autoesclude è libero di farlo, però commette un grave errore. Chi preferisce andare in giro per l’Europa (Cofferati, Ndr) si autoesclude, e non credo che faccia l’interesse dei lavoratori, che si fanno, invece, discutendo le riforme». Positivo anche il commento di Confindustria: l’intesa sul mercato del lavoro che si va profilando «è buona e rappresenta un compromesso tra le parti sociali», ha detto il direttore generale Stefano Parisi, sottolineando che gli industriali avrebbero preferito «più coraggio» anche se l’intesa è positiva perché «abbiamo ottenuto il maggior consenso possibile, e per questo dovendo rinunciare ad alcune misure». Il presidente della Fiat Paolo Fresco parla di «progresso da applaudire», e a proposito del «no» della Cgil dice: «non piangiamo sul latte versato». Secondo Luca Cordero di Montezemolo, invece, la questione dell´art.18 è «una fesseria». Per il numero uno della Cisl Savino Pezzotta, «se non fossero state fatte le scelte del 1984 – ha detto rispondendo alle affermazioni di Cofferati secondo le quali la frattura è più profonda di quella dell’84 sulla scala mobile – adesso avremmo avuto enormi difficoltà. Si è voluto politicizzare il confronto. Noi abbiamo scelto la strada responsabile della trattativa. L’articolo 18 non si tocca e si introduce un nuovo concetto di ammortizzatori sociali». Durissimo è il segretario della Cgil Sergio Cofferati. «Chi condividerà questo patto sciagurato finirà per condividere a scatola chiusa anche il Documento di programmazione finanziaria ed economica». Per Cofferati, consultazioni e riserve di Cisl e Uil significano poco, visto che l’accordo è già chiuso: «come decideranno di concludere formalmente quello che hanno discusso in questi giorni è del tutto irrilevante». Un accordo che contiene «risorse irrisorie» per una riforma degli ammortizzatori sociali di cui «non c´è traccia», e una «modifica dell´articolo 18 che apre una evidente falla su un tema delicato, produce un danno immediato per tanti lavoratori e introduce anche meccanismi di competizione tra le imprese del tutto impropri». La Cgil continuerà con gli scioperi regionali, e in autunno con lo sciopero generale se la norma diventerà legge. E il leader della Cgil (che ieri partecipava a un´iniziativa della minoranza Ds a Firenze) lancia anche un fermo altolà ai partiti dell´Ulivo. Se è vero che l´intesa «fa carta straccia della Carta dei diritti dell’Ulivo» – afferma – Ds e Margherita «scelgano se vogliono apprezzare una cosa che butta nel cestino una loro ipotesi di legge oppure opporsi». Cofferati non risparmia nessuno, da Fassino a Rutelli, pur senza citarli esplicitamente: «So che potrebbe apparire una scelta scontata – spiega – ma visto che si sono attardati nell’immaginare che le differenze tra i sindacati erano solo metodologiche (Fassino, Ndr), salvo poi scoprire che le differenze erano di sostanza, e visto che la Cgil doveva partecipare alla trattativa (Rutelli, Ndr), c’è da aspettarsi di tutto». Infine, un’altra stilettata a Rutelli: «Avevo detto che bisognava difendere gli esponenti dell’opposizione dalle loro debolezze – conclude – mi pare che la Cgil lo abbia fatto non partecipando ad un negoziato che cancella un loro ddl. Adesso tocca a loro esprimere valutazioni di merito, perché quei testi andranno in Parlamento e dovranno votare».

r. gi.