Il gigante Wal Mart all’assalto di Esselunga

01/09/2004





 
   
1 Settembre 2004
CAPITALE/LAVORO


 
Il gigante Wal Mart all’assalto di Esselunga

GIO. FER.

Che la Wal Mart, la multinazionale americana, possa acquistare l’azienda italiana di distribuzione Esselunga è una notizia che circola con insistenza e che, con insistenza, viene smentita. Ora, però, sembra che tale possibilità sia «meno infondata del solito», come sottolinea Renato Losio, segretario generale della Filcams-Cgil della Lombardia. C’è timore attorno al potenziale ingresso della Wal Mart in Italia, attirata probabilmente dalle «migliori» condizioni del mercato del lavoro per le imprese che con la legge 30 vengono garantite agli imprenditori. Rispetto alla Germania e alla Francia non c’è il problema delle 35 ore. Non ci sono più garanzie rigide nei confronti dell’«opzione flessibilità» e la miriade di tipologie contrattuali pensate dal governo Berlusconi permette un utilizzo della forza lavoro senza «troppe formalità».

La Wal Mart negli Stati Uniti, d’altronde, non si è distinta per correttezza nella gestione occupazionale: la paga è «sotto gli standard del settore», come denuncia il centro studi americano Good Jobs First. Inoltre, sono migliaia le cause in corso tra dipendenti e azienda. Molte quelle per mancata corresponsione degli straordinari e addirittura una mega controversia collettiva per discriminazione a danno delle lavoratrici. Tutto questo mentre gli utili salgono con costanza (tra il 1979 e il 2000 le vendite in tutto il mondo sono passate da 1,2 miliardi a 200 miliardi di dollari. L’anno scorso al totale delle vendite del gruppo nel 2002 si sono aggiunti 47,5 miliardi di dollari). Renato Losio sottolinea come non ci sia stata ancora nessuna comunicazione formale da parte dell’azienda. Ma si dice «preoccupato» della ricerca della Wal Mart di altri avamposti europei, dopo quelli creati in Gran Bretagna e in Germania (dove gli affari non sono andati particolarmente bene).

La Esselunga impiega circa 13 mila dipendenti. «E’ da circa un anno e mezzo – continua Losio – che cerchiamo di stipulare il contratto integrativo. Con l’ingresso della multinazionale americana ci sarebbero problemi di continuità nel confronto. Altri dubbi nascerebbero, inoltre, sulla fascia di mercato che si intende occupare». In America, infatti, per indicare il fenomeno della scomparsa dei piccoli centri di vendita (con conseguente sparizione dei posti di lavoro) si usa il termine «wallmartizzazione», che rende bene l’essenza invasiva della presenza. Speriamo di non doverlo imparare anche noi, a nostre spese.